Adriana Belotti

Se anche in aeroporto noi disabili siamo clienti di serie B

Se anche in aeroporto noi disabili siamo clienti di serie B

Elena e Maria Chiara, due sorelle sulla sedia a rotelle, si sono viste negare l’imbarco a Bologna nonostante certificati e documentazione fossero corretti. Sintomo di come il pensiero dominante consideri chi “non è normale”: un peso e un malato da compatire.

22 Giugno 2019 14.00

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In questo periodo mi chiedo spesso perché scrivo e a cosa serve continuare a offrire la mia prospettiva sul mondo della disabilità e della presunta normalità. Da ormai quasi due anni ripeto in tutte le salse che la disabilità non è una sfiga individuale ma una caratteristica della società, non ancora pronta a riconoscere il valore della diversità ed eterogeneità dei suoi membri.

IL CONFINE LABILE TRA DISABILITÀ E ABILITÀ

Il labile confine tra disabilità e abilità così come il fatto che la normalità sia un’invenzione scientifica priva di riscontro nella vita reale dovrebbero essere certezze già assodate. L’assurdità di dividere il mondo in individui normali e anormali, di ritenere che la diversità sia sinonimo di inferiorità o di considerare una persona non adulta per via delle sue anomalie fisiche o di altro genere sono ragionamenti ormai triti e ritriti. Che senso ha ribadirli di continuo? Che faccio, mi licenzio? Barcamenandomi in queste elucubrazioni mentali m’imbatto nella disavventura di Elena e Maria Chiara Paolini, promotrici del movimento Liberi di fare.

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L’IMBARCO NEGATO PER DUE GIORNI

Le due sorelle dovevano partire per l’Irlanda e invece all’aeroporto Marconi di Bologna è stato loro negato l’imbarco per ben due giorni. Prima di leggere per intero il loro racconto, mi sono chiesta il perché. Saranno arrivate troppo tardi per effettuare il check in? Stavano forse nascondendo droga nei sedili delle loro carrozzine elettriche? Qualche ordigno per compiere un attentato? Niente di tutto questo. Le motivazioni addotte dal personale aereoportuale per negare loro il diritto al volo sono state tre, tutte razionalmente e ragionevolmente smontate dalle sorelle.

AEROPORTO DI BOLOGNAQuesto weekend dall'aeroporto di Bologna non ci hanno fatto volare. Io e Chiara eravamo state…

Publiée par Witty Wheels sur Mardi 18 juin 2019

TRE MOTIVAZIONI SENZA SENSO

1. Le batterie delle carrozzine. Erano state autorizzate a volare? Certo che sì, avevano ricevuto l’approvazione dalla compagnia aerea via e-mail e gli addetti al check in avrebbero dovuto saperlo. A ogni modo Elena e Maria Chiara erano munite delle schede tecniche dei loro mezzi e le hanno prontamente mostrate ma ciò inspiegabilmente non è bastato a risolvere il problema.
2. Il mancato invio della documentazione necessaria per poter volare. Peccato che i documenti richiesti erano già stati tutti inviati e comunque il personale non ha saputo rispondere alla loro domanda riguardo a quali documenti mancassero all’appello.
3. Le due donne avevano chiesto di poter viaggiare distese, posizione che è stato detto loro non essere consentita in questo volo (a differenza di altri viaggi). Anche questa obiezione è stata smontata dalle dirette interessate che hanno dichiarato di riuscire a viaggiare anche sedute, nonostante la scomodità.

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SIAMO ANCORA INCATENATI AL MODELLO MEDICO

Questione risolta, dunque? No. A quel punto è stata loro richiesta una dichiarazione medica attestante l’idoneità al volo. Ma un disabile sa che è sempre lì che si va a parare. Quando la diversità terrorizza si cercano rassicurazioni nel granitico e inossidabile – meglio dell’acciaio inox – modello medico. E infatti le nostre eroine non si sono fatte cogliere impreparate e prontamente hanno sfoggiato l’ennesimo papello firmato dal loro medico di base. Nemmeno quel certificato però andava bene. Ero intenta nella lettura di questo inquietante episodio quando a un tratto è successo: mi è ritornata la motivazione alla scrittura. Ho capito che per me scrivere di disabilità ha ancora un senso.

Carrozzati's Karma – (Occidentali's Karma – Parody)

Quando si parla di disabilità, i media spesso e volentieri fanno cascare le braccia. Noi persone in carrozzina (ma nessun tipo di disabilità è esente dal trattamento) siamo rappresentati, in ordine sparso, come: meritevoli di pietismo; più sensibili degli altri; resi acidi dalla nostra condizione; più sorridenti; spauracchi per i bipedi; esempi di vita per i non disabili; angioletti innocenti; bisognosi di tutto; impotenti (nel senso più ampio…); eroi.Una strana razza aliena, insomma, distinta dai "normali".Noi alieni però ci siamo stancati, quindi abbiamo fatto questa parodia di Occidentali's Karma di Francesco Gabbani 👽✌

Publiée par Witty Wheels sur Jeudi 15 juin 2017

Perché ancora oggi c’è chi ci umilia, trattandoci con un paternalismo davvero vomitevole, come se fossimo bambini o deficienti. Quante volte la nostra parola non viene non dico rispettata ma nemmeno ascoltata e presa in considerazione. Quante volte i “normaloidi” credono di saperne più di noi rispetto alle questioni che riguardano i nostri corpi, le nostre vite, e ciò che e bene e ciò che è male per noi? Si sentono tutti molto esperti, dei gran dottori. «Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza» era la scritta che campeggiava su uno dei muri dell’ex manicomio a Trieste.

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«SIAMO STATE TRATTATE COME BESTIE STRANE»

«Siamo state trattate con paternalismo e arroganza, come casi medici, patologizzate, guardate come bestie strane. Ci sono state lanciate motivazioni confuse e contraddittorie, mentre ci facevano pesare il fatto stesso che eravamo lì (“ho altri casi, ho poco tempo, non ci siete solo voi”)», si sono sfogate le due sorelle. Succede così, infatti. Lo so. Lo sappiamo. Non penso che offrire un’opinione, una prospettiva di lettura di una certa realtà differente da quella accettata come dato di fatto riesca a cambiarla o migliorarla. In altri termini non sono così ingenua da pensare che le parole di Elena e Maria Chiara, le mie o quelle di altri e altre abbiano il potere di distruggere il pensiero dominante, i pregiudizi e gli stereotipi che rendono a volte difficile la nostra vita di persone con disabilità. Scelgo però di continuare a lasciare una piccola traccia di pensiero divergente da quello della maggioranza perché si unisca ad altre impronte simili e insieme formino un quadro. Uno scenario diverso da quello attuale. Possibile, realizzabile e in qualche modo già esistente perché noi lo abbiamo saputo immaginare.

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