Affondo sull’ex oligarca

Redazione
27/12/2010

Nessuno si aspettava un esito diverso. E la sentenza di colpevolezza è arrivata puntuale. L’ex magnate russo del petrolio, Michail...

Affondo sull’ex oligarca

Nessuno si aspettava un esito diverso. E la sentenza di colpevolezza è arrivata puntuale. L’ex magnate russo del petrolio, Michail Khodorkovsky, è stato riconosciuto colpevole nel secondo processo a suo carico a Mosca. Il 27 dicembre è iniziata la lettura del verdetto in un tribunale della capitale, dove una folla di circa 300 persone si è radunata in attesa di conoscere le sorti di quello che oggi è il “prigioniero politico” più famoso di Russia. Un gruppo ha inscenato una manifestazione di protesta e la polizia ha arrestato 20 dei dimostranti.
Ex padrone della più grande compagnia petrolifera del Paese, la Yukos, Khodorkovsky fu arrestato nel 2003 e condannato a otto anni di carcere per evasione fiscale in un processo pieno di ombre e influenzato dal potere politico. La nuova condanna ne bloccherà la scarcerazione prevista per il prossimo luglio.
IL FURTO DI PETROLIO. L’accusa, per la quale ora l’ex magnate rischia fino a 6 anni di carcere, è di avere sottratto alla Yukos, con il suo vice Platon Lebedev, 350 milioni di tonnellate di petrolio tra il 1998 e il 2003. In questo caso, più che nel primo, le accuse appaiono illogiche. Convocato come testimone lo scorso giugno, il ministro dello Sviluppo economico, German Gref, ha ammesso che difficilmente potevano essere sottratte e rivendute le quantità di petrolio incriminate, circa un quinto della produzione annuale russa di greggio, senza che il governo ne fosse informato.La procedura di lettura della sentenza durerà diversi giorni ed è probabile che la condanna si conoscerà solo il prossimo anno.
Il 26 dicembre, la moglie di Khodorkovsky, Nina, si è detta convinta che il marito verrà rilasciato solo dopo il 2012. Vale a dire dopo le elezioni presidenziali in Russia. Martire del putinismo e della libertà, condannato di fatto per aver osato finanziare gruppi politici di opposizione all’allora presidente Vladimir Putin, quella dell’ex re del petrolio russo sarebbe una figura troppo scomoda una volta in libertà e con alle porte la campagna elettorale che dovrebbe riportare Putin sulla poltrona più alta del Paese.
WIKILEAKS: PROCESSO POLITICO. Che il processo all’ex oligarca fosse un caso politico più che giudiziario ne è sempre stata convinta anche l’opinione pubblica occidentale. Come pure, la diplomazia americana. Lo dimostrae un dispaccio dell’ambasciata Usa a Mosca del dicembre 2009 pubblicato dai media partner di Wikileaks: un processo inserito in un sistema in cui «i nemici politici vengono eliminati» si legge nel cablogramma classificato confidenziale dal consigliere politico dell’ambasciata, Susan Elliott. Il governo «ha applicato un doppio standard sulle attività illegali degli oligarchi negli anni ‘90. Se così non fosse, ogni oligarca sarebbe sotto processo con Khodorkovsky e Lebedev», si legge ancora nel dispaccio intitolato «regole della legge, un rossetto sulle labbra di un maiale».
LE REAZIONI DI USA E UE. Ma le preoccupazioni occidentali per gli standard della giustizia russa non sono nascoste solo in cablogrammi.  L’alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, ha invocato il rispetto «del primato del diritto» e dei «diritti umani». Mentre, dall’altra parte dell’oceano, la Casa Bianca si è detta «profondamente preoccupata» per la seconda condanna dell’ex petroliere e del suo socio. In una dichiarazione diffusa nella serata del 27 dicembre, il portavoce del presidente Usa Barack Obama, Robert Gibbs, ha scritto che «l’applicazione a prima vista selettiva della legge nei confronti di questi due individui indebolisce la reputazione della Russa in quanto paese impegnato ad approfondire la nozione di Stato di diritto».