Afganistan, l’alpino Luca Sanna ucciso vicino Herat

Redazione
20/01/2011

È morto in un attacco avvenuto martedì 18 gennaio alle 12 ore italiana intorno al villaggio di Bala Murghab Luca...

Afganistan, l’alpino Luca Sanna ucciso vicino Herat

È morto in un attacco avvenuto martedì 18 gennaio alle 12 ore italiana intorno al villaggio di Bala Murghab Luca Sanna, 32 anni, alpino originario di Oristano. Sanna è stato vittima del fuoco di un infiltrato travestito con una divisa dell’alleato esercito aghano.
Colpiti dal fuoco due militari. Le condizioni di uno dei due erano apparse subito disperate: «La sua vita è appesa a un filo», aveva detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Sull’altro ferito il ministro ha poi precisato che non è in pericolo di vita.
IL TERRORISTA INFILTRATO. Lo scontro a fuoco è avvenuto nell’avamposto italiano denominato ‘Highlander’, uno dei distaccamenti che costituiscono la cornice di sicurezza intorno al villaggio di Bala Murghab. La task force che presidia l’avamposto è composta da alpini dell’ottavo reggimento di stanza in Italia a Cividale del Friuli.
Secondo La Russa, sono due le ipotesi ancora al vaglio degli investigatori: o che il terrorista non fosse un militare ma indossasse l’uniforme, oppure, «meno probabile», che fosse un infiltrato nell’esercito afgano, arruolatosi proprio per compiere azioni di questo tipo.
Il caporal maggiore Sanna e Barisonzi «sono stati entrambi colpiti da un uomo che indossava una uniforme afgana e che si è avvicinato loro con uno stratagemma, forse manifestando problemi all’arma». Dopo aver centrato Sanna alla testa e Barisonzi alla spalla, l’uomo «si è allontanato». Per questo non è ancora possibile dire ora certezza se fosse un terrorista che indossava una divisa o un vero e proprio infiltrato nell’esercito afgano. «In un caso o nell’altro non si può parlare di fuoco amico, perché è stato sicuramente fuoco nemico».  Il conflitto a fuoco è avvenuto «nel giorno del cambio alla guida delle forze armate», mentre era in corso il solenne passaggio di consegne allo Stato Maggiore da Camporini ad Abrate.
AVAMPOSTI PIU’ ESPOSTI. Il ministro della Difesa ha poi spiegato le ragioni del susseguirsi degli attacchi contro gli italiani in Afghanistan: «Per la prima volta dopo tanti anni non stiamo solo dentro le basi fortificate, ma miriamo a controllare il territorio per fare in modo che la popolazione afghana rientri nei suoi villaggi. Gli avamposti sono più facilmente esposti agli attacchi degli insurgent». Dall’attacco del giorno di San Silvestro, durante il quale ha perso la vita il primo caporal maggiore Matteo Miotto, sono saliti a tre gli scontri  a fuoco da inizio 2011 in cui sono stati coinvolti i militari italiani.

Il cordoglio e le polemiche

Immediate le reazioni da parte delle istituzioni. Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, dopo aver appreso la notizia ha espresso, in una nota, i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del militare caduto nella missione internazionale e un affettuoso augurio di guarigione al militare ferito.
Anche Silvio Berlusconi non ha fatto attendere il suo cordoglio. «Esprimo a nome mio personale e di tutto il Governo profondo dolore per la morte del nostro soldato in Afghanistan». Ai militari impegnati nelle diverse missioni il capo dell’esecutivo ha poi rinnovato l’appoggio e la gratitudine di tutto il Governo «per la professionalità e l’umanità con le quali garantiscono libertà e sicurezza nelle più tormentate regioni del mondo».
Per bocca di Gianfranco Fini è arrivata anche la partecipazione al dolore dei familiari della vittima del Parlamento. Il presidente della Camera ha poi rivolto un pensiero commosso «ai nostri militari che in questi anni hanno pagato un elevato sacrificio di vite umane per difendere le ragioni della pace contro il ricatto della barbarie del terrorismo».
IL FRIULI ABBRACCIA GLI ALPINI. Anche il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo ha manifestato il suo dovere. «Ancora una volta un nostro alpino della Julia», ha sottolineato il governatore, ricordando la morte di Miotto, «lascia la vita in una missione internazionale, in difesa della pace e della libertà». Tutta la comunità regionale, ha aggiunto, «si stringe attorno ai familiari del nostro militare e al Corpo Alpino, impegnata in scenari sempre più difficili e cruenti».
Il cordoglio è stato espresso anche dal Partito Democratico. «Un altro tragico evento», ha sottolineato Piero Fassino parlando a nome del Pd, «che conferma la necessità di accelerare una strategia che consenta il trasferimento pieno dei poteri e della sicurezza del Paese alle autorità afghane, in modo tale da avviare un programma di graduale riduzione della presenza militare internazionale in quella area».
IDV «NON E’ PIU’ MISSIONE DI PACE». Antonio Di Pietro ha invece ribadito la posizione sulla guerra in Afghanistan dell’Italia dei valori. «Chiediamo il ritiro immediato del nostro contingente», perché «in quei territori è in atto una vera e propria guerra e la nostra non é più una missione di pace». Secondo Di Pietro i militari italiani pagano un prezzo troppo alto per continuare a restare «in un Paese martoriato da conflitti interni». Tra l’altro, ha aggiunto il leader dell’Idv, «la missione ha cambiato natura» e così com è «viola l’articolo 11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri, ndr)».

Berlusconi perplesso sulla strategia

«Ci chiediamo se serve restare» in Afghanistan. Lo ha detto Silvio Berlusconi il 18 gennaio lasciando una riunione alla Camera. «Comunque» aggiunge il premier «serve una strategia per i nostri soldati. Stiamo addestrando le forze di polizia e speriamo che presto il governo afghano possa garantire la sicurezza del Paese».
Pronta la replica del Pd sulle perplessità di Berlusconi. «Sul senso, sulla durata e sulla qualità della nostra permanenza in Afganistan occorrerebbe interrogarsi nelle sedi opportune ossia quelle parlamentari e non crediamo invece sia utile risolvere con una battuta in strada davanti ai giornalisti che mette in dubbio il senso della nostra permanenza lì», ha detto Emanuele Fiano, responsabile Pd Sicurezza e Difesa. «Se il governo sulla nostra missione ha cambiato opinione» per Fiano, allora «venga a dirlo in Aula: instillare dei dubbi mentre i commilitoni di Luca Sanna rimangono sul fronte afghano a rischiar la vita ogni giorno non è serio».

Allo studio nuove misure di sicurezza

Sulla tragedia La Russa riferirà alla Camera alle 16 del 19 gennaio. Tuttavia il ministro ha già ribadito «che non è in discussione la bontà delle ragioni che ci inducono a perseguire gli scopi della missione». Anche se questo non «ci impedisce», ha aggiunto, «di valutare di volta in volta le condizioni in cui i nostri militari possono e devono essere impiegati».
Dopo la paura per gli ‘Ied’, ordigni esplosivi improvvisati che ha colpito a morte molte vittime tra i militari occidentali, ora una nuova minaccia incombe per gli italiani in Afghanistan. E cioè gli scontri a fuoco come quello in cui il 31 dicembre è stato ucciso Matteo Miotto (leggi la notizia) o come quello più  atipico, che è costato la vita al caporalmaggiore Sanna. La Russa ha infatti spiegato che il ricorso agli ordigni è sempre meno frequente nei campi di battaglia, grazie all’azione di contrasto ai fabbricanti e ai mezzi tecnologici che neutralizzano gli effetti di queste bombe. Ma crescono gli agguati con arma da fuoco, una problematica è al vaglio dei vertici militari che stanno studiando nuove misure di sicurezza dei soldati.