Afghanistan, i talebani frustano le ragazze per uso scorretto del velo

Redazione
10/01/2024

Detenute in negozi o mercati, sono etichettate come infedeli solo per aver indossato male l’hijab, essersi truccate o aver seguito corsi di lingua inglese. Picchiati anche i genitori. La testimonianza: «Non studierò più, non voglio ripetere quest’esperienza».

Afghanistan, i talebani frustano le ragazze per uso scorretto del velo

In Afghanistan, i talebani continuano ad arrestare e torturare le donne per violazione delle leggi sull’uso del velo islamico. Come riporta il Guardian, una ragazza di 16 anni identificata con il nome fittizio di Lale per proteggerne l’identità, ha raccontato di essere stata fermata a Kabul assieme ad alcune amiche durante una lezione di lingua inglese. Detenute in centri commerciali oppure mercati, sono state etichettate come infedeli per il solo motivo di aver indossato l’hijab diversamente rispetto a quanto stabilito da una legge del maggio 2022. «Non riesco a immaginare nulla nel mio futuro se non restare a casa e sposarmi», ha raccontato la giovane. «Non studierò più, non voglio ripetere nuovamente quest’esperienza».

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Afghanistan, i talebani picchiano anche i genitori delle «ragazze immorali»

Da quando hanno ripreso il potere in Afghanistan nell’agosto 2021, i talebani hanno costantemente privato le donne di qualsiasi diritto, dall’istruzione al lavoro fino alla frequentazione di alcuni luoghi pubblici. Circa un anno dopo, hanno anche varato una legge che impone loro di coprire l’intero corpo, eccezion fatta per gli occhi. Pena l’arresto e, come hanno rivelato diverse ragazze, la tortura. Lale ha raccontato di essere stata arrestata mentre studiava privatamente l’inglese. Gli agenti l’hanno fatta salire con la forza su un camion e le hanno frustato piedi e gambe chiamandola «infedele» per aver «diffuso e incoraggiato altri a indossare scorrettamente il velo islamico». Sotto accusa anche la sua decisione di truccarsi e apprendere una lingua straniera, in quanto non avrebbe dovuto coltivare l’aspirazione di andare a vivere all’estero. «Il mio abbigliamento era modesto», ha spiegato al Guardian. «Avevo anche una maschera, che avevo adottato come precauzione sin dalla presa di potere dei talebani. Mi hanno picchiato comunque».

In Afghanistan i talebani arrestano e frustano le ragazze per violazione delle regole sull'uso del velo. Picchiati anche i genitori.
Donne per le strade di Kabul con indosso il velo islamico (Getty Images).

Lale ha spiegato di aver potuto lasciare il luogo di detenzione dopo due giorni e due notti grazie al contributo di un gruppo di anziani, ma solo dopo aver firmato un documento in cui si impegna e non uscire mai di casa senza il copricapo obbligatorio. Non potrà nemmeno continuare a frequentare lezioni di inglese. Tornata nella sua abitazione, ha scoperto che i talebani avevano anche picchiato suo padre, in quanto «colpevole di aver allevato una ragazza immorale». Un trauma che ha segnato profondamente l’animo della giovane, che ha deciso di abbandonare ogni proposito per il futuro. «Quando ho visto le foto di mio padre, ho temuto di perderlo», ha concluso. «Non ho più motivo per continuare a studiare nemmeno privatamente. Non si può ragionare con loro».

La replica dei talebani: «Le famiglie sono preoccupate per l’influenza straniera»

I talebani hanno però risposto dicendo che non si tratta di arresti abituali, ma di un’azione per rassicurare le famiglie. «I parenti di queste ragazze avevano sollevato preoccupazioni al Ministero per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio», ha spiegato il loro portavoce Zabihullah Mujahid. «Temono che alcuni gruppi stranieri possano influenzare le loro figlie promuovendo un utilizzo scorretto dell’hijab». Secondo la ricercatrice di Human Rights Watch Feretsha Abbasi, tuttavia, tali arresti non fanno altro che aumentare la pressione psicologica sulle donne in Afghanistan. «Si tratta di un’ulteriore repressione dei loro diritti», ha dichiarato al Guardian. «Danneggiano anche chi sta ancora lavorando nei settori di sanità e nutrizione che ha paura di apparire in pubblico».