Francesco Pacifico

Agenda del Visco bis: la priorità è difendere le banche in sede Ue

Agenda del Visco bis: la priorità è difendere le banche in sede Ue

28 Ottobre 2017 16.00
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Senza mai citarlo per nome e cognome, ma nel pieno della bufera su Palazzo Koch, Carlo Messina era stato poco tenero con Ignazio Visco. «Non commento sulle autorità in Italia», aveva detto il 19 novembre 2017 il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, «ma posso dire che in questo Paese abbiamo bisogno di persone a Francoforte e Bruxelles che oltre a difendere gli interessi dell'Europa difendano anche quelli dell'Italia». Proprio il difendere il sistema bancario in sede Bce e Ue sarà – assieme alla necessità di difendersi e di difendere l’istituzione che dirige nella Bicamerale sui crac bancari – la priorità del secondo mandato di Visco.

RINGALLUZZITI DOPO LA VITTORIA. In via Nazionale sono ringalluzziti per aver vinto la battaglia contro Matteo Renzi e i suoi: sono salve l’indipendenza di Banca d’Italia e, in fondo, anche quelle strutture interne – come la vigilanza – che non soltanto l’ex premier ha criticato. Si teme, invece, che la commissione parlamentare sia non soltanto per Visco il terreno per una resa dei conti finale.

BICAMERALE PRONTA IN PRESSING. Matteo Orfini ha già fatto sapere che in quel consesso il Partito democratico renderà pubblici incarichi e commistioni tra funzionari della Banca d’Italia e la Popolare di Vicenza, che avrebbero impedito di fare i controlli necessari. L’ex sottosegretario Enrico Zanetti, non certo un politico di rito renziano, ha già intimato al governatore che quando sarà ascoltato dalla Bicamerale «dovrà rispondere su tutto».

Per la cronaca Visco ha già mandato ai funzionari dell’organismo guidato da Pier Ferdinando Casini 42 mila pagine di autodafé che hanno due semplici e chiari minimi comun denominatori: la Vigilanza, per quel poco di potere che la Bce gli ha lasciato, ha sempre segnalato tutti i rischi sistemici alle autorità componenti; in secondo luogo è stato il potere politico, cioè il governo, a non tutelare il risparmio adeguandosi a norme poco vantaggiose per il sistema Italia come il bail-in oppure allentando i requisiti minimi sui prodotti finanziari, che hanno permesso la quotazione e la vendita di strumenti rischiosi come i bond subordinati.

NUOVA STAGIONE ISTITUZIONALE. I lavori della Bicamerale accompagneranno tutta la campagna elettorale, ma nello stesso periodo Visco sarà affaccendato in vicende ancora più delicate. Già alla Giornata del risparmio del 31 ottobre il governatore dovrebbe avviare questa sua nuova stagione istituzionale: quella di difensore del sistema bancario italiano. Su questo versante c’è la battaglia contro l’addendum proposto dalla Vigilanza della Bce guidata da Danièle Nouy sulle garanzie ai futuri Npl, i crediti deteriorati (accantonamenti di 2 anni per gli asset unsecured e di 7 per quelli secured).

Parallelamente Bankitalia sarebbe pronta ad alzare la voce sull’unione bancaria, reclamando ancora la garanzia sui depositi che i tedeschi non vogliono, e soprattutto sulla revisione delle regole sulle ristrutturazioni e risoluzioni bancarie (Brrd) e sui regolamenti per i requisiti di capitale da adottare.

ITALIA SUL VERSANTE CREDIT CRUNCH. L’Europa – con la Germania in testa – vorrebbe andare verso una stretta che riporterebbe l’Italia sul versante del credit crunch. E qualche effetto già si vede se, come ha rilevato il Centro studi di Confindustria, «il credito bancario alle imprese ha smesso di cadere, ma non sostiene il rilancio del Paese; la stretta regolatoria, di recente accentuata sulle sofferenze, fa danni».

CON IL GOVERNO FARÀ IL "DRAGHI". Potrebbe cambiare anche il rapporto politico istituzionale tra via Nazionale e il governo. Un po’ perché rispettoso dell’autonomia altrui, un po’ perché keynesiano è favorevole a una politica di deficit seguita in questi anni da Palazzo Chigi, Visco ha sempre provato a dare una mano al governo. Il cambio di scenario, con il leader dell’attuale partito di maggioranza che lancia bombe atomiche contro Palazzo Koch, potrebbe spingere il governatore a un approccio più duro. Non il muro contro muro di Antonio Fazio ai tempi di Giulio Tremonti, ma una richiesta più serrata di riforme come avveniva con Mario Draghi.

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