Agli Oscar, l’Italia di Virzì

Bruno Giurato
29/09/2010

È La prima cosa bella il candidato per gli Academy awards

Agli Oscar, l’Italia di Virzì

Paolo Virzì vince il toto Oscar italiano. Sarà il suo ultimo film, La prima cosa bella, a rappresentare l’Italia nella selezione degli Academy awards per la categoria delle pellicole straniere. Battuti gli altri due contendenti alla partecipazione: L’uomo che verrà, di Giorgio Diritti, e Io sono l’amore, di Luca Guadagnino, quest’ultimo rivelazione nelle sale Usa.
Il film di Virzì, con Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi, è stato molto apprezzato dalla critica e risponde bene alle esigenze di “esportabilità” che fanno il successo agli Oscar.
Il passo successivo sarà la commissione dell’Academy Award: il 25 gennaio si conosceranno i cinque film stranieri nominati per l’Oscar. Soddisfatto Virzì: «Questo film è pieno d’amore e riconciliazione con i dolori della vita, elementi universali che spero colpiscano l’Academy. E poi c’è l’Italia, una Toscana verace e non stereotipata», ha detto il regista.
Uscito il 15 gennaio scorso, nel primo weekend di programmazione il film ha incassato 1.336.360 euro. Si tratta del miglior risultato assoluto per quanto riguarda il primo weekend dei film di Paolo Virzì. In totale, la pellicola ha incassato 6.486.851 euro.
Il film, prodotto da Medusa Film con Motorino Amaranto e Indiana Production, sì è imposto su altri due pellicole italiane in lizza per la partecipazione agli Oscar: L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, sulla strage di Marzabotto e Io sono l’amore di Luca Guadagnino, grande e inaspettato successo nelle sale Usa.
Secondo Laura Delli Colli, presidente del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici, «La prima cosa bella è una buona scelta, perché racconta una storia “normale”, un po’ come altri film italiani che hanno avuto successo agli Oscar: Mediterraneo di Gabriele Salvatores e Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore». E su Guadagnino aggiunge: «Per il suo stile, è più vicino a fare cinema in modo internazionale e forse è meno rappresentativo del cinema italiano».
Ma, secondo voci di corridoio, Guadagnino non avrebbe perso occasione per parlare male del mondo cinematografico italiano. E, a quanto pare, l’atteggiamento un po’ snob non gli sarebbe stato perdonato. Insomma, Guadagnino, molto abile e attivo sul fronte del business cinematografico americano, non lo sarebbe stato altrettanto con l’ambiente italiano. E il seguito della corsa agli Oscar richiede molti soldi, e ottimi padrini, per la promozione nelle sale Usa.