Il duro attacco di Prodi contro Fiat Chrysler sul futuro dell’auto

Editoriale sugli Agnelli-Elkann: «Hanno venduto Magneti Marelli, ma 2 miliardi sono finiti nelle tasche degli azionisti invece che nella ricerca dell'innovazione». E sul governo: «Politica industriale assente».

05 Maggio 2019 11.22
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Giusto per restare in tema automobilistico, è sembrato un attacco duro come un frontare tra mezzi pesanti. L'ex premier Romano Prodi ha sfoderato un editoriale al vetriolo su Il Messaggero. Argomento: il settore dell'auto in Italia. Bersagli: gli Agnelli e il governo gialloverde.

FIAT CHRYSLER CHE PERDE PESO NEL MERCATO

Nonostante l'immatricolazione delle nuove automobili in Italia sia aumentata in aprile, Prodi ha sottolineato come la domanda nei primi quattro mesi dell'anno sia calata di quasi il 5%. In quadro in cui peraltro «l'unico produttore almeno parzialmente italiano», e cioè Fiat Chrysler (Fca), «ha ulteriormente perso di peso, attestandosi intorno a un quarto del mercato interno». Mentre Renault, Psa e Volkswagen crescono.

NEL MIRINO LA VENDITA DI MAGNETI MARELLI

Qui è arrivata la grande stoccata agli ElkannAgnelli. A Prodi infatti pare proprio non essere piaciuta «la vendita a un gruppo giapponese del più grande e illustre produttore italiano di componenti: la Magneti Marelli, forte di 8 miliardi di fatturato e 44 mila dipendenti».

Ha destato una certa sorpresa leggere nel comunicato ufficiale che ben due miliardi della vendita di Magneti Marelli saranno versati direttamente nelle tasche degli azionisti

Non tanto per la necessità spiegata da Fca di fare cassa per ottenere «maggiori risorse nella progettazione e nello sviluppo di nuovi modelli, soprattutto nel campo dei prodotti del futuro, come l'auto elettrica, che richiede davvero enormi quantità di denaro». Quanto per la destinazione di alcuni dei 5,8 miliardi ricavati dalla vendita: «Ha destato una certa sorpresa leggere nel comunicato ufficiale che ben due miliardi saranno versati direttamente nelle tasche degli azionisti».

DUBBI SULLA STRATEGIA DEGLI INVESTIMENTI

Insomma non proprio «il segnale di una strategia dedicata a fare assumere alla Fiat Chrysler un ruolo di leadership nella produzione dell'auto del futuro, dove i concorrenti spendono somme infinitamente superiori nella ricerca e nello sviluppo dedicati all'innovazione». Anche perché altri 2 miliardi di dollari sono stati versati a Tesla. E qui la motivazione è da ricercare nelle nuove leggi anti-inquinamento, che consentono di «mettere in atto una sorta di unione virtuale del parco macchine in modo che l'inquinamento medio delle autovetture prodotte dalle diverse imprese possa rientrare nei limiti previsti». Ecco dunque che di quei 5,8 miliardi «solo una parte minore potrà essere dedicata alla ricerca del nuovo».

MENTRE IL GOVERNO M5S-LEGA PARE AVERE ALTRE PRIORITÀ

Frecciata finale a Lega e Movimento 5 stelle: per Prodi il «capitolo delle strategie concrete da mettere in atto per lo sviluppo dei diversi settori industriali non è all'ordine del giorno in nessuna delle priorità del nostro governo. Constatazione doverosa ma non sorprendente perché la politica industriale è proprio scomparsa dall'agenda dell'esecutivo».

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