Ai russi Wind non interessa

Daniele Lorenzetti
04/10/2010

Per l'economista Valletti l'obiettivo è il Nordafrica.

Ai russi Wind non interessa

Le voci si rincorrevano da settimane, filtrate nei retroscena delle pagine finanziarie. La fusione da 7 miliardi di dollari tra l’egiziana Weather e la russa WimpleCom (leggi l’articolo) che sancisce il passaggio di proprietà dell’italiana Wind (leggi l’articolo), non è stata un fulmine a ciel sereno. E tuttavia l’operazione che dà vita al quinto operatore mondiale delle telecomunicazioni non è ordinaria amministrazione, come conferma Tommaso Valletti, docente di economia all’Imperial College Business School di Londra e consulente della Ofcom (l’autorità garante delle telecomunicazioni in Gran Bretagna) secondo il quale ai russi, in realtà, Wind interessa relativamente.
«L’aspetto che colpisce dell’operazione è l’ingresso in grande stile dell’operatore di un paese emergente come la Russia (leggi l’articolo) sul mercato occidentale. Tuttavia non credo che l’Europa sia l’obiettivo primario dei russi».
Domanda. E qual è, allora?
Risposta. «La partita più interessante dal loro punto di vista è il mercato nordafricano, in particolare quello algerino. Mesi fa si era parlato di un’offerta sudafricana di Mtn per Orascom, ma il governo algerino l’aveva stoppata. Ora non so se ci siano contropartite, ma è significativo che l’accordo vada in porto poco prima della visita di Medvedev ad Algeri».
D. L’egiziano Sawiris invece che ci guadagna?
R. «Sawiris da parecchio tempo stava cercando di vendere, per uscire dal vortice di debiti in cui si era cacciato con l’acquisizione di Wind. Anche qui c’è un aspetto geopolitico curioso, se vuole, il fatto che si tenga il mercato di casa, quello egiziano e in più una dittatura come la Corea del Nord».
D. In tutta questa partita quale ruolo può giocare l’italiana  Wind?
R. «Dicono che Wind sia abbastanza all’avanguardia per la trasmissione di dati. Alcune esperienze in astratto potrebbero essere trasferite nel nuovo gruppo.  Ma sinergie molto forti dal punto di vista industriale non ne vedo. Voglio dire, non è che un passaggio di proprietà abbia un effetto diretto sulla competitività del sistema, a meno che non renda il management più efficiente».
D. Quali altri problemi potrebbe sollevare l’operazione?
R. «Come sempre in questi casi bisognerà vedere se e come gli azionisti di minoranza saranno tutelati. Il problema, ripeto, è che il mercato italiano è estremamente rilevante come quota di penetrazione ma sostanzialmente saturo. In altri Paesi come la Gran Bretagna il duopolio sostanziale dei gestori è stato scardinato meglio, intervenendo sulle frequenze con effetti sulla concorrenza e sulle tariffe».