Airbnb: sequestrati oltre 779 milioni di euro, l’inchiesta della procura di Milano

Redazione
06/11/2023

Tre gli indagati «che hanno rivestito cariche di amministrazione all’interno dell'impresa estera dal 2017 al 2021». La misura cautelare è riferita anche al danno economico che deriva agli altri operatori del settore dall'omesso versamento dell'imposta.

Airbnb: sequestrati oltre 779 milioni di euro, l’inchiesta della procura di Milano

Un sequestro preventivo di oltre 779 milioni di euro: è l’esito di una maxi operazione della procura di Milano nei confronti di Airbnb. Il provvedimento è stato eseguito, nella giornata di lunedì 6 novembre, da parte della Guardia di finanza. Dal comunicato si apprende che vi sono anche tre indagati «che hanno rivestito cariche di amministrazione all’interno della medesima impresa estera, negli anni dal 2017 al 2021».

Le indagini e l’accusa

L’esecuzione del provvedimento giunge alla fine delle indagini condotte dal secondo dipartimento, guidato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. Il nucleo di polizia economico finanziaria di Milano si è occupato delle verifiche fiscali  svolte nei confronti della società. L’accusa è quella secondo la quale Airbnb si sarebbe «sottratta alla dichiarazione e al versamento di ritenute di ammontare pari all’entità del sequestro ottenuto dal Gip», calcolate in misura del 21 per cento sui canoni di locazione breve corrisposti dagli ospiti delle strutture ricettive.

L’imponibile calcolato tra il 2017 e il 2021

Si tratta, nel dettaglio, del 21 per cento calcolato su una base imponibile di 3,7 miliardi di euro corrisposti nel periodo 2017-2021 dagli affittuari, «importi successivamente retrocessi ai proprietari degli immobili (host) al netto della commissione addebitata per l’utilizzo della relativa infrastruttura digitale». La procura, all’interno del comunicato, ha specificato come gli obblighi nei confronti della società rispetto ai tributi da versare sono confermati dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea (sentenza 22 dicembre 2022) e dal Consiglio di Stato. Quest’ultimo si è espresso il 24 ottobre 2023 confermando «l’obbligo di applicazione della ritenuta alla fonte nei confronti della società irlandese».

Il danno “agli altri operatori del settore”

Il “delitto di omessa dichiarazione fiscale” sarebbe stato commesso dal 30 gennaio 2019 al 30 gennaio 2023. La misura cautelare disposta «è motivata sia in funzione della successiva confisca obbligatoria (…) che per il ritenuto pericolo di protrazione ed aggravamento delle conseguenze del reato, anche con riferimento al danno economico che dall’omesso versamento dell’imposta dovuta deriva agli altri operatori del settore»