Aiuti Spagna: la richiesta a metà settembre

Redazione
23/08/2012

L’esecutivo di Mariano Rajoy negozia con i soci dell’eurozona le condizioni per il salvataggio dell’economia, mentre ultima la riforma del...

L’esecutivo di Mariano Rajoy negozia con i soci dell’eurozona le condizioni per il salvataggio dell’economia, mentre ultima la riforma del sistema finanziario richiesta da Bruxelles per i 100 miliardi concessi alla ristrutturazione del suo sistema bancario.
Secondo fonti vicine ai colloqui, citate dall’agenzia Reuters, le autorità spagnole non hanno ancora preso la decisione di richiedere gli aiuti, che comunque non sarebbe formalizzata prima del 12 settembre, data in cui la Corte Costituzionale tedesca si pronuncerà sul meccanismo europeo di stabilità.
L’ipotesi in discussione è di un salvataggio ‘soft’, in modo che l’attuale Fondo europeo Efsf acquisti bonos iberici sul mercato primario, mentre la Banca centrale europea farebbe lo stesso su quello secondario. Al centro delle trattative ci sarebbero le condizioni contenute in un nuovo memorandum di intesa.
RIUNIONE ECOFIN A SETTEMBRE. L’occasione per la richiesta formale di Madrid potrebbe essere la riunione dei ministri Ecofin prevista per il 14 e 15 settembre a Cipro, tenuto conto che la Bce dovrebbe definire il 6 settembre le modalità della sua strategia di intervento per stabilizzare i rendimenti sui bond di Spagna e Italia e per il sostegno finanziario alla Grecia.

Rajoy attende i piani della Bce

Il governo di Mariano Rajoy non ha commentato le indiscrezioni ma, attraverso un portavoce del ministero dell’Economia, si è limitato a ribadire quanto ripetuto finora: aspetterà di conoscere i piani della Bce, prima di prendere una decisione.
Intanto si prepara a varare, nel consiglio dei ministri di venerdì 24 agosto, la quarta riforma finanziaria in tre anni, dopo la nazionalizzazione o il commissariamento di otto istituti di credito, per ottemperare alle condizioni sottoscritte nel Memorandum di intesa firmato a luglio per il salvataggio delle banche.
LA FORZA DEL FROB. Il decreto allo studio del governo darà più poteri al Frob, il fondo statale di ristrutturazione ordinata bancaria, per interventi d’urgenza in soccorso delle banche in difficoltà e per gestire la liquidazione degli enti finanziari i cui bilanci non sono risanabili.
L’organismo di supervisione avrà a disposizione un ampio ventaglio di misure: dall’esigere piani di azione con garanzie di attuazione nel termine di 10 giorni, ad accordi di ristrutturazione dei debiti coi creditori, alla cessazione dei consigli di amministrazione.
NUOVE MISURE DI CAPITALIZZAZIONE. Coi nuovi strumenti, la Banca centrale potrà chiedere, ‘in maniera eccezionale’, misure di ricapitalizzazione degli enti finanziari commissariati, che avranno due anni di tempo per restituire gli aiuti; mentre alle banche nazionalizzate saranno concessi da cinque a sette anni di tempo.
E dovrà informare continuamente il Frob, che darà il via libera definitivo al piano di azione degli enti finanziari e riceverà rapporti trimestrali sul grado di compimento. Sarà, infatti, direttamente il Fondo statale a intervenire in una seconda e terza fase, per gestire la ristrutturazione e la ‘liquidazione ordinata’ delle banche che non sono in grado di restituire gli aiuti pubblici e i cui bilanci non sono sanabili.
PREVISTA UNA RIDUZIONE DELLE RETRIBUZIONI. Il Frob determinerà il valore della banca e trasferirà gli attivi e i passivi a una nuova ‘banca ponte’, per la successiva vendita, oppure li cederà a un ente di gestione di attivi tossici o ‘bad’bank’. Il decreto prevede, infine, anche un ulteriore riduzione da 600 mila euro a 500 mila euro annui delle retribuzioni dei vertici e dirigenti degli enti finanziari partecipati dal Frob che riceveranno aiuti pubblici.
Quanto a quelle dei dirigenti delle banche nazionalizzate dall’inizio della crisi – Bankia, Catalunya Caixa, NovaCaixa e Banca di Valencia – il limite si mantiene a 300 mila euro annui.