Al governo con Silvio

Redazione
24/01/2011

Un nuovo governo di centro destra senza Berlusconi premier. L’ipotesi riaffiora ma viene subito respinta al mittente dal Pdl. A...

Al governo con Silvio

Un nuovo governo di centro destra senza Berlusconi premier. L’ipotesi riaffiora ma viene subito respinta al mittente dal Pdl. A lanciare il sasso nello stagno, dopo l’uscita della Marcegaglia su uno scenario con Tremonti premier, è Pierferdinando Casini, che in in un’intervista a La Stampa annuncia: «L’Udc è pronta a entrare nella maggioranza di centro destra ma con un governo non guidato da Silvio Berlusconi che dopo il caso Ruby dovrebbe dimettersi per chiarire la sua posizione».
CASINI LANCIA L’AMO. Il leader del partito centrista, alleato del Cavaliere fino al 2008 e poi all’opposizione, spiega così la sua offerta: «Se nasce un altro governo di centro destra, in grado di allargare la maggioranza e portare la legislatura a compimento, si potrebbe discuterne». Secondo Casini nel Pdl ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo «senza» ma non «contro» Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centro destra «e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale». Una soluzione per sbloccare l’impasse politico che al leader Udc sembra «una via d’uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezioni».
L’AFFONDO DELLA MARCEGAGLIA. Domenica 23 gennaio era stata la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia a lanciare un affondo, lamentando il fatto che «da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente». «Nelle prossime settimane» aveva aggiunto «dovremo verificare se il governo è in grado di fare le riforme, altrimenti bisogna fare altre scelte: non si può più aspettare». Una presa di posizione che si era attirata la replica piccata degli uomini vicini al premier: «Capisco che per Emma Marcegaglia e per Confindustria il momento sia molto difficile, Marchionne ne ha certificato l’inutilità» ha replicato a Radio popolare il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, secondo il quale «c’è un progetto più ampio di un gruppo di cui Marcegaglia fa parte per cui l’importante è togliere di mezzo Berlusconi».

Il Pdl fa quadrato

La settimana parlamentare promette diversi passaggi complicati per la maggioranza, dal voto sulla sfiducia a Bondi agli ultimi negoziati sul federalismo municipale, oltre ai possibili sviluppi dell’inchiesta milanese sul caso Ruby. Ma tutto il Pdl continua a fare muro contro ogni ipotesi di un passo indietro del presidente del Consiglio. «Sì al confronto, ma non si può prescindere dalla guida di Berlusconi» chiarisce Maurizio Gasparri, capogruppo in Senato del partito. E il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi aggiunge: «Casini progetta governi senza Berlusconi, ma in carica ce n’è uno con la maggioranza in Parlamento e ancor più vasta nei sondaggi. Se si diverte, sogni un governo senza Berlusconi».
IL PD INCALZA LA LEGA. Dall’opposizione è Enrico Letta del Pd a continuare il pressing su un Carroccio ultimamente piuttosto taciturno, perché stacchi la spina all’esecutivo: «La Lega deve scegliere tra il federalismo e Berlusconi, perché il Berlusconi di oggi trascina la Lega nella ridotta dei 314 asserragliati e tutto ciò non può portare all’approvazione del federalismo. Che invece ha bisogno di una larga condivisione politica e istituzionale». Il vicesegretario democratico è esplicito: «Se le dimissioni da noi invocate di Berlusconi portassero a un governo di responsabilità nazionale noi sosterremmo questo governo a patto che il federalismo, equo e solidale, sia al centro del suo programma».
IPOTESI MARINA. Sul filo sottile tra scenari futuribili e boutade, arriva intanto la previsione di un berlusconiano di ferro come Giancarlo Lehner: «A Re Silvio, assiso al Quirinale, per il bene del Pdl e la disgrazia infinita di Fini, non potrà che succedere una donna preparata, intelligente e tosta come la principessa Marina Berlusconi».