Tutti i guai giudiziari di Al-Khelaifi, l’intoccabile qatariota del Psg al di sopra della legge

Pippo Russo
13/01/2024

L'ex maggiordomo che sarebbe stato sfruttato e molestato. Le presunte manovre sul Pallone d'Oro 2021 a Messi. L'accusa di corruzione per la villa in Sardegna. Le ombre sui Mondiali di Atletica 2019. L'incredibile denuncia di torture fatta da un lobbista incarcerato. Così il presidente dell'Eca la sfanga sempre. Con lo scudo dell'immunità diplomatica e non solo.

Tutti i guai giudiziari di Al-Khelaifi, l’intoccabile qatariota del Psg al di sopra della legge

Quest’uomo è intoccabile. Nasser Al-Khelaifi (Nak), plenipotenziario del Qatar per le questioni sportive globali, solca le inchieste giudiziarie e i procedimenti della giustizia sportiva con una naturalezza sconcertante. Ne esce regolarmente immacolato. Ma se anche le cose avessero un esito diverso non se ne farebbe un cruccio. Tanto, alla bisogna, è capace di sfoggiare anche le credenziali diplomatiche. Perché lui si muove all’estero come se fosse un alto rappresentante dell’emirato. E in fondo lo è davvero, nella sua veste di presidente del fondo sovrano (Qatar Sports Investments, Qsi) che a partire dagli Anni 2010 ha contribuito a costruire l’immagine del Qatar globale, un piccolo Stato-nazione capace di trasformarsi in una potenza culturale e politica. Da presidente di Qsi ha assunto il ruolo di massimo dirigente del Paris Saint-Germain, che sotto la sua conduzione e grazie a un’esorbitante capacità di spesa ha imposto la propria presenza nell’élite del calcio europeo, e del network televisivo dello sport BeIN, anch’esso capace di affermarsi come attore di primo piano. Ma senza mai mollare la presidenza della federazione tennistica qatariota, cui tiene particolarmente per essere stato un giocatore professionista.

È il lord protettore dell’Uefa e del suo presidente Ceferin

Sicché, nel corso degli anni, mister Nasser bin Ghanim Al-Khelaïfi ha edificato un potere personale che lo ha portato anche a scalare il vertice dell’European Club Association (Eca), l’associazione dei club calcistici continentali, che di fatto gli ha consentito di diventare il lord protettore dell’Uefa e del suo presidente Aleksander Ceferin. Ma quel potere personale viene utilizzato in modalità perennemente borderline. Gli emiri devono molto a lui e perciò lasciano fare. E lui fa senza lesinare alcunché, esibendo ogni volta una logica per l’esercizio del potere economico e politico che rasenta l’assolutezza. Arricchita da un senso d’intoccabilità, appunto. E condita persino dalla punta di disappunto esibita ogniqualvolta gli tocchi parare i colpi di una nuova inchiesta. Un supremo fastidio di fronte a cotanta insistenza. Come a dire: «Ma quanto la fate lunga, con queste storie di codici e legalità!». La lista delle inchieste in cui si è trovato coinvolto è lunga, si rischia di lasciarne qualcuna per strada causa mera dimenticanza. Proviamo a fare un riepilogo in ordine sparso.

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Al-Khelaifi col presidente dell’Uefa Ceferin (Getty).

L’ex maggiordomo che dice di essere stato sfruttato e sottopagato

L’ultima è bella fresca. E contrariamente a quanto si immagini non riguarda la vicenda del Pallone d’Oro assegnato a Lionel Messi nel 2021, che è già stata retrocessa al rango di cosa penultima. La vicenda fresca riguarda l’ex maggiordomo di Nak. Che in realtà non sarebbe stato il suo maggiordomo e proprio questo aspetto è uno degli elementi di denuncia. Il soggetto in questione si chiama Hicham Karmoussi, ha 48 anni, è marocchino e ha un passato da tennista. E proprio in questa veste è stato assunto da Al-Khelaifi, per fargli ufficialmente da coach privato di tennis. In realtà Karmoussi assume un ruolo da factotum sfruttato e sottopagato (stando a ciò che egli sostiene, va da sé), per di più costantemente a rischio di espulsione in Francia a causa di una condizione poco chiara in termini di posizione migratoria.

Addirittura avrebbe fatto da prestanome come finto partner dell’amante 

Le rivelazioni giornalistiche raccontano che si sarebbe prestato anche a fare da prestanome come finto partner dell’amante di Nak quando questa ha avuto necessità di un ricovero ospedaliero perché il capo non voleva mettere a rischio la reputazione; o di avere ricevuto l’ordine di far sparire da casa documenti compromettenti, col rischio di provocare un incendio domestico per non essere riuscito a governare le fiamme che si sprigionavano dalla vasca da bagno. Karmoussi ha denunciato Al-Khelaifi per false dichiarazioni in materia di impiego, ciò che confermerebbe un ruolo non da servitù nel rapporto con lui. Ma quella relativa alle violazioni delle regole sul lavoro è soltanto parte della denuncia, perché si parla di sfruttamento, molestie morali, violenza psicologica, minacce e condizioni di lavoro contrarie alla dignità umana. Dal canto suo il presidente del Psg ha reagito lamentandosi del fatto che la stampa dia credito alle parole di «piccoli criminali di professione».

Le ombre sul Pallone d’Oro 2021 assegnato a Messi

Dicevamo dello scandalo penultimo. È quello rivelato dal sito di giornalismo investigativo francese Mediapart, che su Psg e Al-Khelaifi ha costruito una saga. In questo caso le rivelazioni si sono concentrate sull’edizione del Pallone d’Oro che ha visto vincere Lionel Messi nel 2021. Secondo l’articolo di Mediapart, Nak e il Psg avrebbero tentato di pilotare l’assegnazione del premio a Messi, che era appena approdato a Parigi dopo essersi svincolato dal Barcellona. Per ottenere il risultato sarebbero state fatte pressioni su Pascal Ferré, all’epoca redattore capo di France Football, la rivista che ha inventato e gestisce il premio. La richiesta di Al-Khelaifi a Ferrè sarebbe giunta poco dopo che era esplosa una tensione fra il Psg e un’altra testata del gruppo editoriale Amaury, il quotidiano L’Equipe. Che pubblicando i valori esorbitanti del contratto fra il club e l’argentino ha fatto imbufalire sia Nak sia i familiari di Messi.

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Al-Khelaifi con Lionel Messi nel 2022 (Getty).

Quel giornalista sospettato adesso lavora per il Psg

A quel punto Al-Khelaifi, dopo aver fatto minacciare dai suoi addetti alla comunicazione di far saltare un’intervista concordata con France Football, ha cambiato strategia e sollecitato un’operazione di lobbying per far assegnare il Pallone d’oro al capitano dell’Argentina. Molto improbabile che una manovra del genere riuscisse, poiché l’esito dipende dal voto di 180 giornalisti di ogni Paese. Messi avrebbe vinto comunque. Restano agli atti il tentativo e il fatto che da gennaio 2023 Pascal Ferrè è stato arruolato dal Psg.

La villa in Costa Smeralda presunta contropartita per la Fifa

L’accusa di corruzione più clamorosa è quella che ruota intorno a Villa Bianca, lussuosa residenza in Costa Smeralda acquistata da Al-Khelaifi e ceduta in uso all’allora segretario generale della Fifa, Jérôme Valcke. Gli inquirenti svizzeri sospettano che quel cadeau sia fra le contropartite per la cessione a BeIN dei diritti televisivi sui Mondiali di calcio 2026 e 2030 per l’area Medio Oriente e Nord Africa. Il procedimento per corruzione si è chiuso con le assoluzioni di Nak e Valcke. Quando tutto ciò successe la Fifa del nuovo corso guidato da Gianni Infantino aveva già rinunciato a rivalersi sui due imputati. Motivo: una donazione di Al-Khelaifi da 950 mila euro. Con tanti saluti all’etica.

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L’ex segretario generale della Fifa Jerome Valcke fuori dal tribunale penale federale in Svizzera (Getty).

Ipotesi di corruzione per i Mondiali di Atletica del 2019

Da un mondiale all’altro, Nak è stato al centro di un procedimento in Francia per una presunta corruzione nell’assegnazione al Qatar dei Mondiali di Atletica 2019. Per stringere questo accordo è stato coinvolto l’ex presidente della federazione internazionale dell’atletica, Lamine Diack e il di lui figlio, Massata Papa Diack. Come è andata a finire? È andata a finire che a febbraio 2023 la giustizia francese è stata dichiarata non competente a giudicare sui fatti. Intoccabile per l’ennesima volta.

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Al-Khelaifi è anche presidente della Federazione tennistica qatariota (Getty).

Il lobbista incarcerato che parla persino di torture

Il caso più spinoso è quello che riguarda il lobbista franco-algerino Tayeb Benabderrahmane. E nel riportare i dettagli di questo caso bisogna usare ogni cautela. Nel 2020 Benabderrahmane ha passato nelle carceri qatariote i mesi da gennaio a ottobre. Dopo essere stato liberato e avere rimesso piede in Francia ha denunciato di avere subito nell’emirato un arresto arbitrario e di essere stato sottoposto a torture. Sempre stando alla sua denuncia, le autorità qatariote lo avrebbero rilasciato dopo essersi fatte consegnare materiali molto sensibili su Al-Khelaifi. Che materiali? Ancora una volta bisogna affidarsi alla versione di Benabderrahmane e alle ricostruzioni giornalistiche fatte da Mediapart. Secondo questa rappresentazione dei fatti, il lobbista sarebbe stato ingaggiato da Nak per compiere un’operazione di dossieraggio. Ma poi, come sovente succede, il committente del dossieraggio ha finito per essere dossierato a sua volta. Da qui il mutamento di atteggiamento verso il lobbista, con tutto ciò che ne sarebbe seguito. La denuncia di Benabderrahmane ha messo in ombra il ruolo di diversi avvocati francesi, fra i quali Rachida Dati, che è stata ministra della Giustizia sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy ed è appena tornata al governo (ministra della Cultura) con la compagine del nuovo primo ministro Daniel Attal.

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Al-Khelaifi e Nicolas Sarkozy, ex presidente francese (Getty).

Lo scudo dell’immunità diplomatica contro le perquisizioni

Come al solito Al-Khelaifi ha negato. Ma è arrivato anche il momento in cui ha mostrato tutta l’arroganza che gli viene dall’essere un intoccabile. È accaduto il 5 luglio 2023, giorno in cui il Psg doveva presentare il nuovo allenatore, lo spagnolo Luis Enrique. La presentazione è stata ritardata di circa tre ore perché Nak, rientrato per l’occasione dal Qatar, è rimasto barricato nell’aereo personale sulla pista d’atterraggio. Appena sbarcato in aeroporto aveva infatti trovato gli agenti del gruppo di lotta al crimine organizzato che dovevano notificargli un mandato di perquisizione nel quadro dell’indagine partita dalla denuncia di Benabderrahmane. Dopo essersi convinto a aprire il portellone dell’aereo, Al-Khelaifi ha preteso di sottrarsi alla perquisizione appellandosi all’immunità diplomatica.

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Nasser Al-Khelaifi con Luis Enrique (Getty).

Ogni arrivo in Francia considerato come una visita di Stato

È venuto fuori che, fra i tanti ruoli, ha anche quello di ministro senza portafoglio del governo qatariota, e che ogni suo approdo sul suolo francese va considerato alla stregua di una visita di Stato. A ogni modo, tutto questo trambusto non gli ha impedito di essere al fianco di Luis Enrique per la presentazione ufficiale. Persino infastidito per il tempo che la polizia francese gli aveva fatto buttar via. Ci sarebbe da parlare anche delle manovre per aggirare i vincoli del Fair play finanziario Uefa, ma a questo punto si rischia di scrivere un trattato. Meglio fermarsi qui, senza però dimenticare che questo è l’uomo alla guida dell’Eca. Meditate, gente.