Alabama, un condannato a morte sarà ucciso con l’azoto: per l’Onu è «potenzialmente tortura»

Redazione
25/01/2024

Si tratterebbe del primo caso al mondo di un'esecuzione simile. La Corte Suprema ha respinto i ricorsi presentati dagli avvocati dell'uomo. Il dubbio è sulla reazione delle cellule dopo l'inalazione.

Alabama, un condannato a morte sarà ucciso con l’azoto: per l’Onu è «potenzialmente tortura»

Negli Stati Uniti ci sarà la prima esecuzione di un detenuto con l’utilizzo dell’azoto. Si tratta del 58enne Kenneth Eugene Smith, che dal 1996 è recluso nel braccio della morte in un carcere dell’Alabama. Si tratta di un caso unico. Se venisse giustiziato, sarebbe il primo condannato a subire questa esecuzione, non soltanto negli Usa ma nel mondo intero. Per questo è scattata la denuncia del Death Penalty Information Center, ma la Corte Suprema ha respinto il tentativo di fermare tutto. Ora è corsa contro il tempo per tentare di fermare quella che per i legali dell’uomo è una punizione «inusuale e crudele». Tanto che perfino l’Onu ha parlato di «potenziale tortura».

I legali di Smith presenteranno un altro appello

Gli avvocati di Kenneth Smith non si sono fermati e hanno annunciato alla Bbc di voler presentare un nuovo appello alla Corte Suprema, sperando in un ripensamento in extremis. L’uomo è stato condannato per l’omicidio di una donna, Elisabeth Sennett, nel 1988. Secondo quanto spiegato, l’azoto potrebbe causare notevoli sofferenze, anche più del dovuto rispetto alla condanna a morte. E a pensarla così è anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, che ha parlato di potenziale tortura, con la pena che sarebbe equiparata a trattamenti crudeli e inumani.

Alabama, un condannato a morte sarà ucciso con l'azoto per l'Onu è «potenzialmente tortura»
Un carcere americano (Getty Images).

L’azoto comporta il collasso delle cellule

Inalare l’azoto puro porterebbe le cellule di Smith al collasso, fino alla morte. Per le autorità dell’Alabama, l’uomo dovrebbe perdere conoscenza in pochi secondi e morire in un paio di minuti. Secondo i medici, invece, il rischio è di una serie di eventi all’interno del corpo del condannato, che andrebbero dalle convulsioni fino al possibile stato vegetativo. L’utilizzo dell’azoto sarebbe stato scelto per far fronte alla carenza del farmaco usato solitamente per le iniezioni letali. Si tratta di un metodo «introdotto di recente e mai testato», per la difesa dell’uomo. Ma il procuratore generale dell’Alabama, Steve Marshall, non è dello stesso avviso e per lui si tratta del «metodo di esecuzione più umano mai concepito».