Sweet Alabama, la rivincita dei neri contro l’imbarazzante Trump

14 Dicembre 2017 09.00
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La sfida elettorale vinta dai democratici in Alabama tra Roy Moore e Doug Jones per stabilire il sostituto in Senato di Steve Bannon, la persona che ha maggiormente influenzato l’ideologia di destra del presidente, ha rappresentato esattamente la situazione politica degli Stati Uniti. Da una parte c’era Moore, appoggiato da Donald Trump, come lui corrotto, come lui accusato di molestie sessuali, bigotto omofobo e profondamente razzista. Jones è invece un giudice democratico serio e rispettato, che ha impostato la sua campagna elettorale in modo tale da convincere la popolazione afroamericana ad andare a votare e la popolazione bianca (repubblicana) a ribellarsi contro questa amministrazione imbarazzante e pericolosa.

STATO PROFONDAMENTE RAZZISTA. L’Alabama è uno Stato del Sud i cui abitanti non riescono ancora adesso ad accettare di aver perso la guerra civile (1861-1865), quella combattuta fra il Nord e il Sud e che ha eliminato lo schiavismo. Se ci potessimo permettere semplificazioni e generalizzazioni, potremmo dire che l’Alabama è uno Stato estremamente religioso, profondamente razzista e tristemente legato a una tradizione bigotta anti aborto, anti gay, anti diritti civili.

PRIMA VITTORIA DEM IN 25 ANNI. Non è un caso che Martin Luther King decise di appoggiare e partecipare alla marcia da Selma a Montgomery organizzata dal movimento per i diritti civili dell’Alabama in supporto del diritto della popolazione nera di votare. Marcia che passò tristemente alla storia per la violenza della polizia nei confronti dei manifestanti e l’uccisione di James Reebs. Forse non è stato un sacrificio andato invano: è stato proprio grazie al voto degli afroamericani che qui per la prima volta in 25 anni le elezioni per il Senato sono state vinte da un democratico.

È stato emozionante seguire i risultati alla televisione, con la cartina che prima sembrava tutta rossa repubblicana, e poi a poco a poco ha cominciato a diventare un po’ più blu dem. Sono tornati in mente i momenti del novembre del 2016, quando l’America era attaccata agli schermi televisivi in attesa di un risultato che arrivò a tarda notte in modo così imprevedibile e demoralizzante.

MOLTI REPUBBLICANI CONTRO MOORE. Questa volta fortunatamente i risultati sono stati diversi e molti hanno tirato un sospiro di sollievo. A sperare in un’improbabile vittoria di Doug Jones non erano solo i democratici di tutti gli Stati Uniti, ma anche molti repubblicani, che hanno fortemente criticato l’appoggio del presidente a Roy Moore, che è francamente imbarazzante anche per molti del suo partito.

RIMONTA E LIEVE MAGGIORANZA. Fino all’ultimo non si capiva chi avrebbe potuto vincere: all’inizio della serata, quando i voti delle contee a Nord dello Stato sono stati contati, sembrava che Moore avrebbe stravinto, ma a poco a poco, quando i voti delle città hanno cominciato ad arrivare, la percentuale di Jones è salita fino a raggiungere una seppur lieve maggioranza.

Adesso in Senato ci sono 49 democratici e 51 repubblicani e sarà più difficile per il partito del presidente Trump far passare tutte le leggi proposte tanto controverse e antidemocratiche

Poi sono state contate anche le 20 mila schede elettorali annullate dai repubblicani che non se la sono sentiti di votare per Moore ma non erano pronti a votare un democratico, per cui hanno scritto il nome di un politico a piacere. Tutti voti che se invece fossero andati a Moore avrebbero sancito la sua vittoria.

SMACCO ENORME PER IL PRESIDENTE. Il giorno dopo molti articoli di fondo dei giornali più democratici hanno parlato di uno smacco imbarazzante per Trump, che invece nelle ultime elezioni presidenziali aveva vinto in Alabama con il 73,4% dei voti, e per Bannon che, ironia della sorte, viene così rimpiazzato da un democratico. Si è parlato anche in modo ottimista del Senato, che adesso ha 49 democratici e 51 repubblicani e di come sarà più difficile per il partito del presidente far passare tutte le leggi proposte tanto controverse e antidemocratiche.

CADRÀ PER MOLESTIE O RUSSIAGATE? Come la lunga lotta per diritti civili intrapresa e vinta dai neri di questo enorme Paese, anche questa volta sono stati loro, con la loro partecipazione, a far vincere chi sta dalla parte giusta e a lasciare indietro chi vuole uno Stato conservatore e bigotto. Ma non solo: ha trionfato anche il movimento femminista che sta prepotentemente entrando nel discorso politico americano e dando forza a chi finora non ha ancora detto nulla, spingendo a denunciare ogni molestia o abuso sessuale, che si spera possa intaccare anche il presidente, accusato da più donne. Chissà se sarà questo o il Russiagate a farlo scomparire dalla politica americana.

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