L’Albania sospende la ratifica dell’accordo Meloni-Rama

Redazione
14/12/2023

ll protocollo per ora è congelato. L’organo costituzionale dovrà esprimersi con una sentenza entro tre mesi. Per Palazzo Chigi non c'è alcuna preoccupazione su eventuali ritardi nella messa in campo del memorandum.

L’Albania sospende la ratifica dell’accordo Meloni-Rama

In Albania si ferma, almeno temporaneamente, il percorso per l’approvazione dell’intesa con l’Italia sui migranti. La ratifica dell’accordo sottoscritto da Giorgia Meloni ed Edi Rama, che era prevista per il 14 dicembre nel Parlamento di Tirana, è stata sospesa dalla Corte Costituzionale, che ha accettato di esaminare due ricorsi presentati dall’opposizione. Tutto è quindi rimandato alla sentenza di merito, che dovrà arrivare entro tre mesi. Palazzo Chigi ha registrato questo passaggio scegliendo di non commentare una decisione tecnico-giuridica di un Paese terzo. E in ogni caso è emerso che non c’è alcuna preoccupazione su eventuali ritardi nella messa in campo del memorandum.

Gli scontri sull’accordo a Roma e a Tirana

Il protocollo siglato dai due capi di governo lo scorso novembre, che prevede tra le altre cose la creazione di due centri di accoglienza e rimpatrio sul suolo albanese, ma finanziati e gestiti dall’Italia, ha creato duri scontri tra maggioranza e opposizione sia a Roma (dove l’intesa deve ancora approdare in aula per la ratifica) che a Tirana. Nella capitale albanese il centrodestra, avversario dell’esecutivo socialista, si è spinto fino al più alto tribunale per denunciare un meccanismo di cooperazione che sarebbe in contrasto con la Costituzione e con le convenzioni internazionali alle quali il Paese aderisce. In particolare, nei due ricorsi presentati alla Corte – uno avanzato dal Partito democratico guidato dall’ex ministro dell’Interno ed ex sindaco di Tirana Lulzim Basha, l’altro da 28 deputati legati all’ex premier ed ex presidente Sali Berisha – è stato affermato che il protocollo con l’Italia porterebbe l’Albania a rinunciare alla sua sovranità, e in ogni caso per far passare questo accordo sarebbe necessaria l’autorizzazione del presidente della Repubblica. Su questi rilievi è arrivato un primo pronunciamento della Corte costituzionale. Non nel merito, ma sulla legittimità.