Albania, Rama chiede aiuto a Italia e Ue

Vita Lo Russo
24/01/2011

Berisha accusa l'opposizione di aver organizzato un golpe.

Albania, Rama chiede aiuto a Italia e Ue

Dopo gli scontri che hanno messo a ferro e fuoco la capitale albanese, e hanno portato alla morte tre manifestanti, l’opposizione ha chiesto alla magistratura di dare esecuzione ai mandati di arresto per sei alti dirigenti della Guardia repubblicana, emessi dalla procura la sera di venerdì 22 gennaio. Dalla maggioranza però la deputata Marsila Doda ha puntato il dito contro il Procuratore generale della Repubblica, Ina Rama, di essere diventata parte del scenario golpista e la polizia, forte anche del sostegno politico, si è rifiutata di dare seguito agli arresti, in attesa che una commissione d’inchiesta, istituita in via d’urgenza dal Parlamento, indaghi sull’esatta concatenazione degli eventi.
POLITICA IN SUBBUGLIO. Dopo il venerdì di sangue (leggi l’articolo sugli scontri di Tirana) quello che si è appena concluso è stato un week end calmo per le strade di Tirana, ma meno sul fronte politico.
Il premier infatti ha trascorso domenica 23 gennaio a colloquio con i rappresentanti delle varie istituzioni internazionali e gli ambasciatori dei Paesi Ue e Nato presenti a Tirana, cercando di convincerli che la protesta dell’opposizione è stato un tentativo di colpo di Stato, e in Parlamento, convocato d’urgenza per attivare le indagini istituzionali.
L’APPELLO DI RAMA. Il pugno di ferro di Berisha non ha fatto altro che irrigidire le posizioni di Rama (leggi l’articolo) che lunedì 24 gennaio ha chiesto a Italia e alla Ue di prendere le distanze dai vertici del governo e condannare «la violenza che uccide gente innocente» affinché «vengano difesi i diritti e i valori violati nel Paese».
Il sindaco di Tirana, il cui mandato scadrà il 9 maggio prossimo, sin dalla vittoria della coalizione di centrodestra del 2009, ha sempre contestato l’esito delle elezioni, denunciando brogli che però sono stati smentiti prima dall’Osce e poi dalla Corte di Strasburgo.
Rama, che guida anche l’opposizione di sinistra del Paese, nel corso degli ultimi due anni ha sistematicamente boicottato il Parlamento, abbandonando l’aula ogni qual volta i rappresentanti erano chiamati a votare una riforma di legge. Appena gli si presentava un’occasione, portava i suoi sostenitori in piazza, organizzando proteste pacifiche.