Profilo di Alberto Barachini, il sottosegretario delle polemiche

Dalla scelta dell'85enne Amato per guidare la Commissione per l'IA che ha irritato Meloni fino alla discussa creazione del Garante anti fake news, il forzista con delega all'Editoria continua ad agitare le acque. La storia di come il volto Mediaset è arrivato a Palazzo Chigi.

Profilo di Alberto Barachini, il sottosegretario delle polemiche

Sembra sanato il qui pro quo che ha irritato la premier Giorgia Meloni e che è parso figlio di una maldestra gestione della comunicazione interna al governo. Sono arrivate le scuse da parte dell’interessato, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Alberto Barachini, e la situazione dovrebbe essersi ricomposta. Eppure gli strascichi velenosi non si fermano, dato che Barachini è da sempre uomo Mediaset e in questo momento si sa che i rapporti tra Chigi e il Biscione non sono esattamente idilliaci. Se Matteo Salvini ha condiviso le perplessità della leader di Fdi sull’opportunità di mettere l’85enne Giuliano Amato a capo della nuova “commissione algoritmi” per lo studio dell’impatto dell’Intelligenza artificiale nell’editoria e nell’informazione, l’altro vicepremier, Antonio Tajani, ha provato a calmare definitivamente le acque: «Mi pare che la questione si sia conclusa». In ogni caso, la scelta di Barachini rimane criticatissima nel merito. Sembra l’ennesima manifestazione di una cultura gerontocratica tutta italiana quella per cui si affida all’anziano Amato, malgrado le sue recenti attività sulla materia, la guida della task force per l’analisi delle ricadute dell’Ia, mentre nel Regno Unito, per fare un esempio, se ne occupa un ingegnere 38enne.

Le polemiche per la sua elezione alla presidenza della Vigilanza Rai

D’altronde il normalmente misurato Barachini è abituato ad affrontare le polemiche. Come quando nel 2018 venne eletto al terzo scrutinio presidente della Vigilanza Rai. Alla maggioranza del tempo, soprattutto al M5s, parve inopportuno che a un giornalista Mediaset andasse quella poltrona, ma l’allora senatore azzurro cercò di svolgere con diligenza il suo compito, anche se poi gli scontri non sono mancati. Come quando, nel 2020, decise di mandare a nome proprio, e non della commissione, la lettera alla Rai in cui chiedeva un riequilibrio a favore di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, attaccati frontalmente dal premier dell’epoca Giuseppe Conte in conferenza stampa, trasmessa in diretta, per le loro parole circa l’atteggiamento dell’esecutivo in merito al Mes.

Profilo di Alberto Barachini, il sottosegretario delle polemiche
Gennario Sangiuliano e Alberto Barachini nel 2019 (Imagoeconomica).

Gli anni al Biscione, la politica e l’arrivo a Palazzo Chigi imposto da Berlusconi

Figlio del commercialista e manager Enrico Barachini, pisano, 51 anni e tre figli, una laurea in Lettere moderne, Alberto inizia la carriera giornalistica in Toscana, al Tirreno. Già nel 1999 arriva a Mediaset e cresce sotto l’ala protettiva di Emilio Fede al Tg4. Segue la politica italiana, ma ama molto gli esteri. Successivamente, diviene caporedattore centrale di Tgcom24 e si impone quale volto tivù conducendo approfondimenti giornalistici come Checkpoint. Nel 2002 vince pure il premio giornalistico Indro Montanelli con un reportage sull’Albania. Nel frattempo la carriera politica lo seduce: Forza Italia è il suo luogo naturale. Senatore alla seconda legislatura, si è sempre occupato di comunicazione, fino all’elezione quale presidente della Vigilanza cinque anni fa, appunto. È stato anche tesoriere del gruppo di Fi al Senato, ma con l’avvento della destra al governo Barachini è stato mandato a Chigi per gestire i dossier che riguardano l’informazione italiana, fortemente voluto e imposto da Silvio Berlusconi contro le resistenze di Meloni.

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Alberto Barachini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

I mal di pancia dopo la creazione del Garante contro le fake news

Ruolo non facile nell’era del nuovo potere politico che cerca, con intento esplicito e dichiarato, di ribaltare la narrazione del Paese prendendosi la Rai, attaccando frontalmente la stampa considerata nemica, riempiendo di querele, ad esempio, un programma come Report. L’uomo del Biscione alla Presidenza del Consiglio cerca di muoversi con prudenza e moderazione, ma anche lui è incappato in pesanti scontri come quando, nel Dpcm di riforma delle agenzie di stampa, è stata introdotta la discussa e discutibile figura del Garante adibito a sorvegliare la qualità dell’informazione contro le fake news. Una misura indirettamente bacchettata addirittura dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, che l’estate scorsa ha ribadito come «l’autenticità dell’informazione è affidata, dalle leggi, alla professionalità e alla deontologia di ciascun giornalista», per cui «sarebbe fuorviante e contraddittorio con le stesse disposizioni costituzionali immaginare che organismi terzi possano ricevere incarico di certificatori della liceità dei flussi informativi». Barachini allora ha cercato di correggere il tiro: «Si tratta di un presidio collaborativo rispetto agli organi di direzione dell’agenzia, che mantengono impregiudicate le proprie competenze, funzioni e responsabilità, così come ogni giornalista conserva inalterati il proprio ruolo, i propri doveri deontologici e la propria responsabilità giuridica». Insomma, «una figura di supporto, priva evidentemente di poteri autorizzativi». Sarà, ma intanto i mal di pancia in seno al mondo dell’informazione non si placano. Ora gli tocca la patata bollente dell’Intelligenza artificiale, provando a scongiurare il rischio che Meloni lo prenda di mira per intelligenza con il nemico.