Alemanno attacca la magistratura

Redazione
17/12/2010

di Adelaide Pierucci Polemiche su Gianni Alemanno, dopo le dichiarazioni a caldo sulla scarcerazione dei fermati dopo gli scontri a...

Alemanno attacca la magistratura

di Adelaide Pierucci

Polemiche su Gianni Alemanno, dopo le dichiarazioni a caldo sulla scarcerazione dei fermati dopo gli scontri a Roma del 14 dicembre (leggi l’articolo sulla liberazione degli studenti). Molti hanno ricordato al sindaco il suo passato turbolento come espondente del fronte della gioventù, ricostruendo sul web il passato del genero dello storico esponente dell’Msi Pino Rauti.
«Nel finire del periodo turbolento degli Anni di piombo,  fu coinvolto marginalmente in alcuni episodi: venne fermato nel novembre 1981 per avere partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. Venne poi assolto. Nel 1982 fu arrestato con l’accusa di aver lanciato una bomba molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando 8 mesi di carcere a Rebibbia, ma è stato assolto per non aver commesso il fatto.(ANSA, 15/05/1988) – Il 29 maggio 1989, insieme ad altri militanti del Fronte della Gioventù, fu arrestato a Nettuno e scarcerato dopo pochi giorni, per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentato blocco di corteo ufficiale, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano. È stato poi assolto da ogni accusa.(ANSA 29 e 30/05/1989) …».
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L’attacco alla magistratura del sindaco: «Ha minimizzato la gravità delle violenze»

A dire il vero ancor prima che Alemanno finisse nelle grinfie del popolo di facebook ci aveva pensato già l’Anm a fargli una bella ramanzina: «Non possiamo che ribadire che è legittima la critica ai provvedimenti dei magistrati, ma non lo sono gli insulti nei confronti dei giudici e dell’istituzione nel suo complesso», aveva tagliato corto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, in risposta al commento di Alemanno. Una puntualizzazione del mondo giudiziario che ha costretto il sindaco di Roma, prima a un colloquio telefonico con Palamara, e poi a fare una piccola retromarcia: «Non mi sono mai sognato di insultare la magistratura che, al di là di decisioni criticabili di alcuni suoi componenti, ha tutto il mio rispetto sia come istituzione sia come persone che la compongono», ha chiarito Alemanno. «La mia protesta contro la decisione dei giudici che hanno scarcerato i presunti responsabili degli scontri di martedì 14 dicembre è solo una critica rispettosa della istituzione e priva di ogni volontà di offendere i magistrati».
Ma qual era la frase tanto contestata di Alemanno? «C’è una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni perché‚ i danni provocati alla città e la gravità degli scontri richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati». «Non è minimizzando la gravità di questi fatti», ha aggiunto Alemanno, «che si dà il giusto segnale per contrastare il diffondersi della violenza politica nella nostra città mentre è evidente che queste persone hanno dimostrato di essere soggetti pericolosi per la collettività».

La risposta della radicale Bernardini: «Il sindaco non è un giudice, si legga le carte»

Per fortuna non vige il “Codice Alemanno”, è stata la risposta del deputato dei Radicali Rita Bernardini: «Il sindaco, indossando la toga di giudice, sentenzia ormai su tutto. Per il primo cittadino della Capitale, i giudici non avrebbero dovuto rimettere in libertà gli indagati, ma tenerli in carcere in modo da dare il “giusto segnale” alla collettività. Al contrario di Alemanno, avevo invece sottolineato con favore la decisione della Questura di Roma di non far transitare i ragazzi dalle carceri romane, ma di trattenerli, in attesa dell’udienza di convalida, presso le camere di sicurezza del Commissariato di Polizia».
Bernardini ha poi aggiunto: «Purtroppo anche in questa circostanza il sindaco ha emesso la sua “sentenza” dal Campidoglio senza nulla sapere dei processi in corso, senza aver letto una carta o un rigo di motivazione, ma questa è ormai la moda. Per lui tutte le persone indagate per gli scontri dell’altra sera meritano il carcere, senza distinzione alcuna, senza bisogno di star lì a perder tempo nella verifica delle singole responsabilità e delle singole posizioni processuali. L’unica cosa che conta è dare il “giusto segnale”. Speriamo solo ci sia qualcuno che abbia finalmente voglia e forza di spiegare al sindaco di Roma che, secondo Costituzione, la Giustizia si amministra “in nome del popolo” e non “a furor di popolo”». «Alemanno faccia il sindaco non il commentatore. Una disperata ricerca di consensi che fa del sindaco il più abile commentatore in circolazione, specie in caso di sentenze», hanno ribattuto, Massimiliano Valeriani, e poi Roberto Giachetti del Pd.
Ma la polemica era ormai scoppiata, così a sua difesa è intervenuto il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. «Ma in che cosa consistono per il presidente dell’Anm”, ha chiesto Mantovano “gli insulti che il sindaco di Roma avrebbe rivolto alla magistratura per la scarcerazione di 22 dei 23 arrestati per le violenze di due giorni fa? Alemanno ha parlato di profonda sensazione di ingiustizia: Palamara ritiene che la decisione di liberare chi ha messo a ferro e fuoco la Capitale sia espressione di un profondo esercizio di giustizia?».