Peppino Caldarola

La sinistra che aspetta Di Battista smetta di bere

La sinistra che aspetta Di Battista smetta di bere

12 Settembre 2018 07.10
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Il Movimento 5 stelle è in chiara difficoltà. Nessuna illusione. Molti elettori lo seguiranno ancora e per molto tempo, tuttavia le cose non stanno più come prima. I 5 stelle sono stati il primo, e finora unico, movimento di massa di tipo populista nato in Italia. Matteo Salvini è altra cosa. Salvini è destra estrema che civetta col fascismo e che ha trovato nella crisi contemporanea del berlusconismo e della sinistra lo spazio per centrare due obiettivi: la paura degli immigrati e la scomparsa dell’Europa dall’orizzonte ideale. L’elettorato di Salvini potrà crescere o diminuire ma a lui sta riuscendo la stessa operazione che fu di Berlusconi e che non riuscì a Gianfranco Fini: fondare la destra del tempo presente. Berlusconi non scelse mai il profilo antidemocratico. Salvini lo sfiora e qualche volta lo viola. Il M5s resta una cosa incompiuta. Molti analisti, con una facilità argomentativa che lascia sgomenti, lo avevano definito come il nuovo Pci per via del consenso di massa e del voto per metà di sinistra. Non sto qui a dire perché questa sia una sciocchezza.

OGNI PROPOSTA DEL M5S È FRUTTO DI PICCOLI CALCOLI ELETTORALI

I 5 stelle non c’entrano con la sinistra, ne incorporano una parte e soprattutto quel mondo originariamente verde e di contestazione che rifiuta il progresso (addirittura una delle cose più importanti nella storia dell’umanità, i vaccini) e considera come un male tutte le novità. È tecnicamente un movimento ultra-conservatore che ha saputo adoperare la tecnologia per diffondere i propri messaggi ma non ha un’idea bucata su quel che vuol dire fare impresa, che cosa produrre, come e perché. Ogni proposta, anche quella sulle domeniche nel commercio, è frutto – come scrive intelligentemente Fabio Martini sulla Stampa – di piccoli calcoli elettorali. Fanno la lotta di classe a pezzettini. E spesso ci rimettono la faccia. Non tanto per l’analfabetismo di tutti i dirigenti, quanto perché, posti di fronte a fatti duri e pesanti, devono prendere decisioni opposte a quelle su cui hanno chiesto i voti. È il caso dellIlva.

I piani di Calenda e Di Maio sull’Ilva a confronto

Sia in un caso che nell’altro, esiste quindi un numero considerevole di persone che rimangono senza un lavoro (in realtà già adesso sono in cassa integrazione): 2.390 nel piano Calenda e 3.190 in quello Di Maio, che formalmente rimangono in capo all’amministrazione straordinaria attraverso cui sono erogati gli ammortizzatori sociali.

Diciamo anche che da quando sono scomparsi dalla scena Beppe Grillo e dal mondo terreno Gianroberto Casaleggio, è venuta fuori la tragica mediocrità degli eredi. Luigi Di Maio e Giuseppe Conte sembrano due soprammobili. Conte è imbarazzante. Di Maio quando riesce a leggere un dossier fino in fondo lo recita a pappagallino ma non ha carisma perché non ha cazzimma. Per tacere di Danilo Toninelli. Ora sembra tornare in auge Alessandro Di Battista in uno schema di successione politica per cui se il “domenicale” Di Maio fallisce, arriva quello con l’eskimo. Il popolo dei 5 stelle ha due convinzioni profonde: vuole vedere cose nuove e non vuole vedere la vecchia classe dirigente. Questo secondo dato è l’unico che darà ancora fiato al grillismo altro che i ricambi al vertice. Ma vallo a spiegare a Matteo Renzi che è proprio lui la linfa vitale del grillismo. Salvini ha, invece, non solo un orizzonte politico radicato nel Paese profondo dal dopoguerra con diverse incarnazioni politiche, ma è soprattutto il leader instancabile che piace a chi pensa che stiamo assistendo a una rivoluzione e non a una tragica pagliacciata. Anche lui, tolti gli immigrati, ha poche idee e soprattutto ha paura di scontentare i poteri forti, ma può, dal Viminale, spingere il Paese alla guerra civile. È un soggetto pericoloso.

LA TRAIETTORIA DEL GOVERNO NON PASSA DALLA SPACCATURA DI MAIO-SALVINI

La prospettiva dei 5 stelle sarà a zig zag fino a che non nascerà dal basso, restando nel basso, una area di sinistra di popolo. Un’area indifferente a quel che accade nel Partito democratico almeno fino a che un ragazzo o una ragazza non si riveleranno in grado di catalizzare consensi. È per questo che chi oggi pensa che la traiettoria del governo passi dalla spaccatura fra Salvini e Di Maio, con Di Maio o Di Battista che cercano la sinistra deve immediatamente smettere di bere, perché sono tipici sogni etilici.

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