Alessandro Grimaldini: «X Factor mi ha cambiato la vita»

Matteo Innocenti

Alessandro Grimaldini: «X Factor mi ha cambiato la vita»

26 Settembre 2013 05.00
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Si chiama Alessandro Grimaldini, in arte Morgan Ics.
Nella sesta edizione di X Factor fu inserito a sorpresa nella rosa dei 12 e chiuse secondo, alle spalle di Chiara Galiazzo.
Per gli osservatori, però, fu lui la vera rivelazione del talent show.
«MIKA? PARLA ITALIANO MEGLIO DI ME». X Factor riparte la sera del 26 settembre, con la prima puntata delle audizioni. Confermati i giudici Simona Ventura, Morgan ed Elio, a cui si è aggiunto Mika, la pop star anglo-libanese che succede ad Arisa. «Sarà un bravo giudice», dice di lui Morgan Ics. «E poi parla già l’italiano meglio di me».

DOMANDA. Le audizioni sono il primo passo verso il serale. Cosa ricorda del suo provino? 
RISPOSTA. La voglia di dimostrare che potevo farcela anche io: mi muovevo nell’underground da 15 anni, non avevo mai avuto un’occasione del genere. E forse nemmeno una vera occasione in generale. 
D. Alle audizioni non stava simpatico a nessuno. Una strategia per far colpo sui giudici?
R. No. Ero semplicemente convinto delle mie capacità. Dovevo entrare nei 12, non avevo altre possibilità. E quando mi hanno detto che ce l’avevo fatta non ho nemmeno esultato più di tanto. 
D. Cosa consiglia a chi sta iniziando adesso il suo percorso a X Factor?
R. Di non inciampare nella falsa modestia. Di credere nelle proprie capacità, senza mettere i piedi in testa a nessuno. Magari portando davanti ai giudici qualcosa di nuovo per il talent. Io, per esempio, ho portato l’hip hop. 
D. Da grande antipatico a idolo del pubblico. Come è avvenuta la metamorfosi?
R. Due i momenti più importanti: la prima diretta, quando ho cantato e ballato Sex Machine. Tutti si aspettavano che il rapper facesse una figuraccia, ma ho sorpreso tutti.
D. E poi?
R. La performance di Der Kommissar. La vera svolta, quando ho capito che ero tra i favoriti di X Factor
D. Dopo la fine di X Factor, come è cambiata la sua vita?
R. Il singolo Autostima di prima mattina e le compilation dove è stata inserita sono andati bene, con 25 mila copie vendute in tutto. Agli eventi ho iniziato a guadagnare in una serata più di quello che riuscivo a mettere da parte in un mese prima, quando facevo altri lavori. Così mi sono anche trasferito a Novara, con la mia fidanzata. 
D. E poi ha iniziato a firmare autografi…
R. Non credevo di riuscire a farne così tanti. Dai bambini alle persone di 50 anni, quando sono in giro vengono con il mio EP e mi chiedono l’autografo. È una bella sensazione, perché è quello che sognavo. 
D. Si esibisce molto in questo periodo?
R. In un mese riesco a fare diverse serate con il mio corpo di ballo, riproponendo anche alcune esibizioni che ho fatto a X Factor. Ne potrei anche fare di più, c’è certa gente che vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ma nessuno fa niente per niente. 
D. Sta lavorando a qualche nuovo progetto?
R. Sono in trattativa con un locale della Versilia. Ho diversi pezzi nuovi, ne ho registrati molti e sto attuando anche un progetto con un rapper siciliano di nome Dinastia. 
D. Torniamo a X Factor. In che rapporti è con Morgan?
R. Avere rapporti con lui non è facile perché lui non lo è. Ma non si dimentica delle persone: magari non ci sentiamo per due mesi e poi mi chiama alle quattro di notte invitandomi a partecipare a un suo concerto, come è successo poco tempo fa a Verona. 
D. Come lo descriverebbe in una parola?
R. Una sola è impossibile. Citando un pezzo dei suoi Bluvertigo, lo definirei «fuori dal tempo». 
D. E per quanto riguarda gli altri coach?
R. Ventura capisce molto di musica e arriva sempre preparatissima. Elio è come lo vedi in tivù. Arisa era la più tranquilla. Forse la furiosa difesa dei Frères Chaos l’ha messa fuori dai giudici del nuovo X Factor
D. Al suo posto c’è Mika. L’ha conosciuto?
R. Sì, quando è venuto come ospite a X Factor mi ha fatto i complimenti per The Invisible Man: venera Freddie Mercury e ha adorato la mia performance. Sarà un bravo giudice. E poi parla già l’italiano meglio di me. 
D. Lei ha accusato la tecnologia di aver fatto credere a gente senza talento di poter fare musica. È così?
R. Fino a qualche anno fa produrre un album costava molto. Ora le cose sono cambiate. C’è meno cura dei dettagli.
D. Ne è sicuro?
R. Io avevo autoprodotto 42 album, che nessuno ha notato come avrei voluto. Ma li ho sempre fatti con cura, con dedizione. Adesso sembra che bastino un microfono, un computer e Youtube per diventare un rapper. 
D. Senza X Factor sarebbe rimasto agli album autoprodotti?
R. Per forza di cose. Ma sono andato in tivù proprio per farmi conoscere. E anche se ora mi accusano di essermi venduto non mi importa. Amo l’underground perché vengo da lì, ma non ho mai detto di sentire l’obbligo di rimanerci per sempre. 
D. Per quanto riguarda il format, pensa che sia vincente?
R. Sì, è un programma genuino, non c’è niente di preparato a tavolino. 
D. X Factor dunque non ha difetti?
R. La trasmissione no. Io ho avuto dei problemi dopo: per un anno i partecipanti sono vincolati da un contratto con la Sony.
D. E cosa è successo?
R. Mi hanno tenuto fermo 10 mesi, puntando su altri artisti. Può capitare che facciano terminare il contratto senza averti dato una chance. Ma nel frattempo ho allacciato dei contatti che sono sicuro porteranno dei frutti.
D. Tornerà a fare una comparsata a X Factor?
R. Lo spero. Sarebbe un bel riconoscimento. Magari Morgan mi inviterà con la sua telefonata delle quattro.

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