Alessia Pifferi, indagate due psicologhe di San Vittore e l’avvocata

redazione
24/01/2024

Le dottoresse sono accusate di favoreggiamento e falso ideologico. Ipotesi di falso ideologico anche per la legale Alessia Pontenani.

Alessia Pifferi, indagate due psicologhe di San Vittore e l’avvocata

Due psicologhe del carcere di San Vittore che avevano seguito Alessia Pifferi, la donna accusata dell’omicidio volontario della figlia di 18 mesi abbandonata in casa da sola per sei giorni e lasciata morire di stenti, sono indagate della Procura di Milano con l’accusa di favoreggiamento e falso ideologico. Secondo i consulenti della Procura, le due professioniste hanno realizzato dei «colloqui clinici e test psicoattitudinali in violazione dei protocolli» con un atteggiamento che ha favorito «l’estrapolazione deduttiva di una vera e propria tesi difensiva». La polizia penitenzia ha eseguito delle perquisizioni nei confronti delle due psicologhe. Ipiotesi di falso ideologico anche per l’avvocata di Pifferi, Alessia Pontenani.

L'avvocatessa Alessia Pontenani e l'imputata Alessia Pifferi
L’avvocatessa Alessia Pontenani e l’imputata Alessia Pifferi (X).

Alessia Pifferi sarebbe stata aiutata a costruire una versione diversa dei fatti

Secondo il pm Francesco De Tommasi, sarebbe stato attestato «falsamente» che Pifferi «aveva un quoziente intellettivo pari a 40 e quindi un deficit grave», con un test non «utilizzabile a fini diagnostici e valutativi». Le due psicologhe avrebbero inoltre svolto, sempre secondo il pm, una «vera e propria attività di consulenza difensiva, non rientrante» nelle loro competenze. Secondo quanto era già stato anticipato in aula dai pm Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro, le due psicologhe avrebbero in altre parole aiutato Alessia Pifferi «a fornire una versione differente da quella data all’inizio». Inoltre, per i pubblici ministeri, l’assistenza psicologica fornita alla detenuta l’avrebbe in realtà condotta a una «rivisitazione dei fatti contestati in un’ottica difensiva» e, proprio questo atteggiamento, avrebbe portato a «una ricostruzione alternativa» grazie a una serie di «colloqui avvenuti con ritmo frenetico» prima delle udienze.

Le accuse di favoreggiamento e falso ideologico

Gli psichiatri consulenti della Procura, Marco Lagazzi e Alice Natoli, avevano espresso perplessità sul lavoro svolto dalle colleghe con Alessia Pifferi in una relazione depositata alla Corte d’Assise. Al centro del critiche c’è, soprattutto, il test psicometrico Wais che ha stabilito che l’imputata ha un ritardo di natura mentale. «Il contributo delle psicologhe è già stato ampiamente discusso», si legge nella consulenza degli psichiatri, «e non si può non essere perplessi per l’attuazione di un test che non ha nulla a che fare con la gestione penitenziaria ma è utile per la difesa penale, e per una intensiva rilettura del caso fatta con l’imputata di un così grave reato. L’impressione che si trae da tutto questo», hanno sottolineato i professionisti, «è che ciò renda tra l’altro ormai inutile qualsiasi esame peritale, perché valuterebbe non i vissuti della persona, ma ciò che la stessa ha riferito di avere appreso e discusso nel lavoro con le psicologhe, unitamente al suo deresponsabilizzante convincimento di essere lei stessa una bambina (sulla base dell’esito del test sul quoziente intellettivo, ndr.), sempre espresso dalla psicologa».

Si sospetta la manipolazione dell’imputata

La perizia psichiatrica ha portato i pm a considerare l’ipotesi di una manipolazione dell’imputata da parte della sua difesa in collaborazione con le due psicologhe. Nel frattempo è attesa per la fine del prossimo febbraio la perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise su richiesta dalla difesa che fornirà maggiori dettagli sulla capacità di intendere e di volere di Alessia Pifferi.