Alfano: «Il processo breve dopo l’economia»

Redazione
03/02/2011

Bene la riforma della giustizia, con il processo breve e limitazioni alle intercettazioni, «ma la priorità è in questo momento...

Alfano: «Il processo breve dopo l’economia»

Bene la riforma della giustizia, con il processo breve e limitazioni alle intercettazioni, «ma la priorità è in questo momento l’economia, la crescita del Paese, lo sviluppo». Lo ha dichiarato il 3 febbraio Angelino Alfano, rispondendo a ‘La telefonata’ di Maurizio Belpietro, su Mattino Cinque.
«In primo luogo», ha affermato il ministro della Giustizia, «lavorando a un piano per la crescita che possa assicurare al nostro Paese un incremento del pil del 3-4% nel prossimo quinquennio».
«Tuttavia», ha messo le mani avanti Alfano, «i progetti di riforma della giustizia non sono stati accantonati. Non abbiamo cambiato idea su alcune questioni di fondo, quindi torneremo a proporle. Ma in questo momento la priorità politica è la crescita».
RIDURRE I PROCESSI PENDENTI. Anche smaltire l’arretrato dei processi civili, ha precisato il Guardasigilli, «é un progetto che rientra nel piano per la crescita del Paese. Se molti dei sei milioni processi civili pendenti saranno risolti con misure straordinarie, che a breve sottoporremo al consiglio dei ministri, si creeranno le condizioni per liberare risorse».
«È un debito di giustizia dello Stato ha nei confronti dei cittadini», ha proseguito il ministro durante la trasmissione: «Nel 2010, grazie alla nostra riforma del processo civile, il numero dei processi pendenti è calato di oltre 200 mila».
Quanto al caso Ruby, si è schierato Alfano, nel voto parlamentare di oggi la maggioranza sarà compatta, «non nella difesa di Berlusconi come persona, ma nella difesa del diritto di un parlamentare alle sue prerogative. Mi riferisco specificatamente alle perquisizioni, perché su quello si voterà».
Infine, una battuta su Pannella in chiusura dell’intervista: «Se diventasse ministro della Giustizia al posto mio? Nulla di male sul piano personale: non sono affezionato alla poltrona».