Alfano sul voto: «Niente larghe intese con il Pd»

Redazione
26/08/2012

Niente larghe intese alle elezioni. Il segretario del Popolo della libertà Angelino Alfano è stato chiaro. «Noi corriamo per vincere e...

Alfano sul voto: «Niente larghe intese con il Pd»

Niente larghe intese alle elezioni. Il segretario del Popolo della libertà Angelino Alfano è stato chiaro. «Noi corriamo per vincere e governare», ha spiegato, «gli elettori devono avere chiara l’alternativa tra due modelli». E ha smentito una campagna elettorale guidata da Silvio Berlusconi che «punta al pareggio».
Dalle pagine del quotidiano Corriere della Sera, Alfano ha spiegato che il Pdl è «determinato a realizzare la nuova legge elettorale», che va fatta «in tempi stretti», anche se non c’è «alcun automatismo» tra la sua approvazione ed eventuali elezioni anticipate.
PRIMA SERVE LA LEGGE ELETTORALE. «Intanto facciamo la legge», ha detto Alfano nell’intervista, «poi usiamo al meglio il tempo che abbiamo per avviare una svolta economica e quindi andremo al voto tra sei mesi nella chiarezza e nella distinzione delle squadre e dei programmi».
Secondo il segretario del Pdl, infatti «da un lato c’è chi, come il Partito democratico, ha in mente una tradizionale politica ‘tassa e spendi’, con tasse alte e spesa alta», mentre «dall’altro c’è chi privilegia un’impostazione liberale di attacco a debito, di riduzione della spesa e delle tasse, e con un occhio sempre rivolto alla crescita e al rilancio dell’economia e del potere di spesa delle famiglie». E questa, per Alfano, «è un’alternativa secca che gli italiani comprenderanno bene».
RIDARE FIDUCIA AGLI ITALIANI. «Il nostro programma sarà un grande ‘piano contro la rassegnazione’», ha proseguito il segretario del Pdl, « per restituire speranza all’Italia e fiducia in se stessi e nella propria patria agli italiani. Anche stavolta ce la faremo».
In tema di alleanze, «non posso credere che Casini si adatterà alla politica ‘tasse e Cgil’ della sinistra, e neppure che potrà scegliere prima la linea della corsa solitaria, salvo poi convergere a posteriori, senza prima dirlo agli elettori, con un programma economico di quel tipo», ha dichiarato Alfano, che poi ha invitato a «non tirare per la giacca» il premier Mario Monti o a «trascinarlo in una rissa preelettorale».
Quanto ai ministri, «qualcuno, di tanto in tanto, mi è parso un po’ impegnato a sbracciarsi in vista del voto. Non è questa la mission dell’esecutivo del Professore».
STORACE CRITICA LA RIFORMA DEL VOTO. Tra i primi a commentare le parole di Alfano, è stato Francesco Storace, segretario de La Destra. «Alfano al Corriere dice no a larghe intese», ha scritto su Twitter, «e allora dite no a una legge elettorale che insospettisce, diciamo….».

Buttiglione: l’accordo sulla legge elettorale è già pronto

Sulla legge elettorale è intervenuto anche Rocco Buttiglione. L’accordo, secondo il presidente dell’Unione di centro, «è pronto da prima dell’estate», ma non si dice perché in Italia «è ancora in piedi la pantomima del bipolarismo, un sistema per cui gli accordi non si fanno o, se si fanno, bisogna disprezzarli o attaccarli con odio. Una mentalità malata da cui bisogna uscire».
In un’intervista al quotidiano Il Mattino, Buttiglione ha anticipato che il sistema elettorale «sarà di base proporzionale con uno sbarramento nazionale al 5% e all’8% in tre circoscrizioni, premio al primo partito, un terzo di liste bloccate e due terzi di preferenze o collegi».
Il presidente dell’Udc ha però smentito l’ipotesi di elezioni anticipate, «a meno che non venga sconfitta in Europa la linea Monti-Draghi-Hollande-Merkel».
UNICA SOLUZIONE LA GRANDE COALIZIONE. Quanto alla grande coalizione, «molto dipende dal sistema elettorale»: «Se passa quello di cui abbiamo parlato, che favorisce le aggregazioni, ma non le impone, a meno che non vinca nettamente un’alleanza di centrodestra o una di centrosinistra», ha detto Buttiglione, «vorrà dire che è il popolo sovrano a volerla». E poi ha aggiunto: «Molti che nel loro cuore la vogliono, nel Pd come nel Pdl, ma a parole la negano, sanno che è la sola soluzione possibile». E solo «con il Porcellum o con un Super-Porcellum si potrebbe evitarla».
UDC COL PD, MA NON CON CHI È CONTRO MONTI. In merito alle alleanze, «oggi è indubbio che l’Udc è più vicina al centrosinistra che al centrodestra, perché Bersani è affidabile e ha iniziato una presa di coscienza della gravità della situazione superiore a quella del Pdl, dove c’è chi vuole tornare alla lira e far ripartire l’inflazione», ha osservato Buttiglione. «Se il segretario del Pd garantisce per Vendola bene, ma noi non potremmo allearci mai con chi contesta la linea del rigore portata avanti da Monti».

Della Vedova (Fli) critica l’atteggiamento di Alfano

Critiche alle parole di Alfano sono arrivate dal capogruppo di Futuro e libertà alla Camera, Benedetto Della Vedova. «Il segretario del Pdl, con un atteggiamento di sufficienza nei confronti dell’attuale governo, ha tracciato il suo ‘piano contro la rassegnazione’, pezzo forte della prossima campagna elettorale berlusconiana», ha spiegato il futurista, «i punti sono quelli giusti, come per esempio quelli citati dell’Iva per cassa e della compensazione debiti e crediti fiscali. Però, diciamolo nella speranza che possa servire a evitare una campagna di roboanti promesse destinate a restare sulla carta come nel 2008, se anche su questi due fronti si comincia a vedere qualcosa di concreto, lo si deve all’esecutivo Monti»:
NESSUNA LEZIONE A FINI E CASINI. «Un anno fa il Pdl era ancora dominus del governo e nulla accadeva di quello che oggi Alfano promette. Anche per questo alle parole del segretario del partito manca la credibilità, cioè manca l’essenziale».
«Se Alfano ci sta a muoversi in scia di questo cambiamento meglio per tutti, naturalmente, ma lui non è in condizioni di dare nessuna lezione a chi, come Fini e Casini, questa svolta di serietà e riforme nella politica italiana l’ha voluta con forza e con forza la sostiene. Noi, semplicemente ci opporremo all’ennesima campagna di promesse berlusconiane che non sarebbero comunque seguite dai fatti e ci riporterebbe al discredito europeo e convinceremo gli italiani liberali e riformatori che guardano all’Europa che per dare continuità alla buona politica montiana si debba premiare chi il cambiamento lo ha voluto e sostenuto senza remore».