Algeri: il 12 febbraio in piazza contro il rais

Redazione
03/02/2011

Opposizione in piazza il 12 febbraio ad Algeri, nonostante l’annuncio fatto dal presidente Abdelaziz Bouteflika, che ha promesso una revoca...

Algeri: il 12 febbraio in piazza contro il rais

Opposizione in piazza il 12 febbraio ad Algeri, nonostante l’annuncio fatto dal presidente Abdelaziz Bouteflika, che ha promesso una revoca in tempi brevi dello stato d’emergenza, in vigore da 19 anni nel Paese, e vietato manifestazioni pubbliche nella capitale.
Lo ha ribadito il 3 febbraio il leader dell’opposizione Said Sadi, a capo del partito Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd), tacciando il discorso del capo dello Stato come «pura manipolazione».
Insieme all’Rcd sfileranno i sindacati e le associazioni del Collettivo per la democrazia e il cambiamento, tra le quali figura la Lega algerina per i diritti umani.
LE PROMESSE DEL DITTATORE. La mattina della stessa giornata, in un intervento fiume al Consiglio dei ministri, il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika aveva promesso di accelerare «la consegna delle abitazioni sociali» e di creare posti di lavoro, in particolare per i giovani.
Il desposta aveva inoltre anticipato che, oltre a quello di zucchero, olio, pane e latte, sarà calmierato anche il prezzo dei legumi.
In un discorso alla televisione e alla radio di Stato il rais aveva inoltre parlato della revoca, «in un futuro molto vicino», dello Stato d’emergenza, instaurato «per la lotta contro il terrorismo» e «non per ostacolare l’attività politica pluralista».
Per calmare una popolazione sempre più insofferente, Bouteflika aveva rassicurato i cittadini che i cortei possono essere organizzati in tutte le regioni, tranne che ad Algeri.
IL DIVIETO DI MANIFESTARE. La capitale «fa eccezione», si è arrampicato sugli specchi il dittatore, «per ragioni di ordine pubblico, certo non per impedire qualsiasi forma di espressione».
Tra l’altro, le parole affabulatorie di Bouteflika, sono state smentite dallo stesso premier e braccio destro del presidente, Yazid Zerhouni: «Una revoca dello Stato d’emergenza non è attualmente al vaglio», ha tagliato corto il fedelissimo del regime: «Con la minaccia del terrorismo non è ragionevole domandare di togliere lo Stato d’emergenza».