L’Algeria del post Bouteflika resta ostaggio del vecchio Pouvoir

04 Aprile 2019 07.00
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Il golpe strisciante in Algeria prosegue senza intoppi: il pomeriggio del 2 aprile il presidente Abdelaziz Bouteflika – o meglio, chi manovra il pover uomo del tutto incapace di intendere e di volere – ha rassegnato le dimissioni.

La mossa ha uno scopo evidente: impedire che parta la procedura di impeachement promossa dal comandante delle Forze armate e vice ministro della Difesa Gaïd Salah e passare subito l’esercizio ad interim dei poteri presidenziali al presidente della Camera Alta Adelkader Bensalah. Fedelissimo di Bouteflika e parte dirigente del suo clan, Bensalah ha esercitato di fatto i poteri presidenziali negli ultimi tre anni e ora, da presidente de jure, ha alcune carte in mano per tentare di condizionare la successione. Passaggio irto di problemi e non certo perché la piazza algerina che ha visto manifestare ben 17 milioni di cittadini inferociti col "Pouvoir" abbia qualche carta in mano per giocarvi un ruolo e men che meno una qualche leadership politica.

IN GIOCO NON C'È SOLO LA SOSTITUZIONE DI UN VECCHIO PRESIDENTE

Una notizia giudiziaria spiega infatti che è in gioco ben di più della sostituzione di un presidente vecchio e paralizzato. La procura di Algeri infatti – palesemente spalleggiata dal generale Gaïd Salah e dalle Forze armate – ha deciso di ritirare il passaporto a una decina di imprenditori nei cui confronti ha iniziato una procedura penale per corruzione. L’inizio di un repulisti che si svilupperà vertiginosamente. È evidente insomma che l’intero, estesissimo, clan cresciuto come un cancro attorno a Bouteflika è ora sotto la mira dei "golpisti soft" ed è altrettanto evidente però che tenterà di reagire.

Lo scontro si svilupperà tutto dentro la gerontocrazia corrotta che domina da un sessantennio il Paese

L’Algeria è un paese totalmente privo di democrazia reale e di trasparenza e non è dato a oggi di comprendere quali e quanti centri di potere effettivo siano ancora sotto il controllo del clan Bouteflika, capeggiato dal fratello del presidente Said, e quindi è difficile prevedere il livello della sua reazione e dello scontro di potere che si apre. È prevedibile che sarà comunque aspro, perché è evidente che è in atto il tentativo delle Forze armate di cessare di fare la spalla al Fln –il Partito che ha governato dal 1963 in poi- e di prendere in mano il potere in prima persona. Il fatto che l’impeachement di Bouteflika sia stato del tutto irritualmente chiesto dal comandante delle Forze armate indica che con tutta probabilità lo stesso Salah intenda proporsi come candidato vincente alle elezioni presidenziali che si dovranno tenere entro 90 giorni. Lo scontro si svilupperà tutto dentro la gerontocrazia corrotta che domina da un sessantennio il Paese. Salah ha 79 anni e i candidati forti che gli possono essere contrapposti dal Fln hanno età simili.

UN PAESE ALLE SOGLIE DEL (SECONDO) DEFAULT ECONOMICO

Si apre dunque una fase complessa in un Paese che è alle soglie del default economico (il secondo, dopo quello del 1991) nella quale però tutto indica che i giochi si faranno ancora tutti dentro “Le Pouvoir”, la corrottissima casta da sempre al potere. La dinamica degli ultimi giorni infatti conferma in Algeria la replica del “modello piazza Tahrir”. Una immensa forza popolare abbatte il raìs e il suo regime, ma non ha né uomini, né leader, né progetto per sostituirli con una propria espressione politica. È il dramma comune a tutti i Paesi delle “primavere arabe”.

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