Da Alibaba a Ma’s Kitchen: il nuovo business di Jack Ma

Federico Giuliani
02/12/2023

Il miliardario cinese torna sulle scene con una nuova start-up. Con un capitale iniziale di 10 milioni di yuan (circa 1,4 milioni di dollari), si è buttato nella vendita di alimenti preconfezionati e sul commercio di prodotti agricoli. Un mercato, quello dei cibi precotti, che nel Dragone nel 2022 valeva circa 9,9 miliardi di dollari.

Da Alibaba a Ma’s Kitchen: il nuovo business di Jack Ma

Nel 1998 ha creato dal niente Alibaba, azienda che sarebbe presto diventata la piattaforma di commercio più grande al mondo. Nel corso degli anni è diventato uno degli imprenditori più ricchi della Cina, ed è rimasto a galla nonostante lo scontro con il Partito Comunista. Un anno fa ha tentato il colpaccio piazzando un Ipo da record con Ant Group, altra società da lui fondata, venendo però bloccato da Pechino. A quel punto, Jack Ma è sparito dai radar, salvo poi tornare sulla scena tre mesi più tardi. Adesso il tycoon è pronto a tuffarsi in un nuovo business: quello del cibo.

Da Alibaba a Ma's Kitchen: il nuovo business di Jack Ma
Jack Ma con Elon Musk durante la World Artificial Intelligence Conference (WAIC) a Shanghai del 2019 (Getty Images).

Il business della Cucina di Ma

Il miliardario tecnologico più famoso della Cina ha fondato la società Hangzhou Ma’s Kitchen Food, meglio nota come Ma’s Kitchen, ovvero La Cucina di Ma. La startup, appena nata, ha visto luce a Hangzhou, la città natale dell’imprenditore sede anche di Alibaba. Secondo il National Enterprise Credit Information Publicity System, il registro delle aziende gestito dal governo cinese, l’impresa, dotata di un capitale iniziale di 10 milioni di yuan (circa 1,4 milioni di dollari), si concentrerà sulla vendita di alimenti preconfezionati, importazioni ed esportazioni, nonché sul commercio di prodotti agricoli. Dalle poche informazioni fin qui filtrate, è inoltre emerso che Ma’s Kitchen sarebbe interamente di proprietà di un’entità denominata Hangzhou Dajingtou No. 22 Arts and Culture, della quale lo stesso Jack Ma detiene il 99,9 per cento delle quote. Sia il modello di business che il tipo di cibo che venderà l’azienda sono ancora avvolti nel mistero. La startup di Ma potrebbe imporsi nel mercato dei piatti precotti che hanno avuto un’impennata in Cina in seguito alla pandemia di Covid-19. Questo mercato, oltre la Muraglia, nel 2022 valeva circa 9,9 miliardi di dollari, in crescita del 28 percento rispetto al 2018. Altri dati aiutano a inquadrare meglio il fenomeno, visto che la domanda cinese dei cosiddetti “kit pasto”, e cioè le scatole di cibo pronte all’uso a fronte di un semplice assemblaggio o cottura, è quasi triplicata dal 2018 al 2022, passando da un giro d’affari annuo di 1,5 miliardi a 4 miliardi di dollari. Il margine è ancora enorme, considerando che i cibi precotti rappresentano appena il 10-15 per cento dei pasti delle famiglie cinesi, contro il 60 per cento di quelle giapponesi.

 

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Jack Ma a Wall Street nel 2019 (Getty Images).

L’ipotesi di partnership con Alibaba

Ma si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Alibaba nel 2020, ma ha ancora una notevole influenza del gruppo. Non è quindi da escludere che l’imprenditore possa far convergere la futura vendita dei prodotti alimentari di Ma’s Kitchen sulla piattaforma di e-commerce da lui fondata. Ipotesi, dubbi e supposizioni che lasciano, in ogni caso, presupporre un’entrata a gamba tesa della startup di Jack Ma in un settore, quello del cibo, che promette di espandersi a macchia d’olio. Negli ultimi mesi, il magnate ha effettuato vari viaggi all’estero, spostandosi tra Europa, Giappone e Sudest asiatico, e mostrando un notevole interesse per le tecnologie agricole. I media giapponesi, ad esempio, hanno riferito di una visita presso la struttura di ricerca sull’acquacoltura dell’Università di Kindai, a Osaka, mentre in Olanda Ma è stato attratto dalle serre. Ma qual è il vero obiettivo di Ma? Probabilmente stupire ancora il mondo. Questa volta sfruttando il cambio delle abitudini alimentari dei suoi concittadini. Sempre più propensi a consumare pasti pronti da riscaldare dopo l’esperienza dei lunghi ed estenuanti lockdown.