Le regole per una dieta salutare e consapevole

17 Marzo 2019 09.30
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Meno tempo dedicato al cibo, ma cresce la consapevolezza dell’alimentazione come fonte di salute e benessere. Emerge dall’ultimo Rapporto ristorazione della Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, presentato a fine gennaio. Il rapporto quest’anno ha voluto indagare approfonditamente «i nuovi stili alimentari degli italiani». Il tempo è la risorsa che scarseggia di più: se nel 1998 il 78% delle persone erano solite pranzare a casa, in 20 anni la percentuale è scesa al di sotto del 72%, una contrazione che in assoluto equivale a circa 3,5 milioni di persone. Il 32,7% degli intervistati ha dichiarato di cucinare a pranzo tutti i giorni, percentuale che sale al 53% per la cena, pasto che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella nostra vita. In media, poi, sono 37 i minuti dedicati ogni giorno alla preparazione dei pasti, ma ancora di meno quelli dedicati al loro consumo: appena 29.

Il 30,2% DEGLI ITALIANI NEL 2018 HA ORDINATO CIBO ONLINE

La scarsità di tempo a disposizione e l’abitudine a cucinare meno si riflettono, secondo la Fipe, in una nuova consuetudine: l’utilizzo di piattaforme di food delivery. Nell’ultimo anno il 30,2% degli italiani ha avuto occasione di ordinare il pranzo o la cena su piattaforme web. Cosa spinge le persone a muoversi in questa direzione? In cima alla classifica la poca voglia di uscire o cucinare, poi anche la mancanza di prodotti in casa. I cibi più ordinati nel 2018 sono stati i Poke Bowl, ovvero le ciotole di pesce crudo. Restano alte anche le ordinazioni di hamburger con patatine, pizza, sushi e ravioli asiatici. Per il 2019 si prevedono nuove tendenze: il veg meat, il beyond burger (l’hamburger che sembra il classico di carne, ma in realtà è completamente vegetale), la cucina birmana e filippina, speciaitù con curcuma e gomasio. Il delivery è molto più diffuso al Nord che al Centro e al Sud, con la Lombardia in cima alla lista per la presenza di consumatori.

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PIÙ CONSAPEVOLEZZA NEL CONSUMO

Alla mancanza di tempo per un buon pasto, fa da contraltare l’aumento della consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere. I dati parlano chiaro: il 97,1% degli intervistati è consapevole del fatto che la nostra salute dipenda da ciò che mangiamo. Il 71,8% si informa, durante la scelta del piatto, sulla qualità e la provenienza dei prodotti utilizzati, e più dell’89,1% ritiene che anche i locali siano più attenti a offrire alla clientela piatti salutistici. Solo il 53,3% degli intervistati dichiara però di consumare verdure e ortaggi quotidianamente. Vanno invece nella direzione opposta le abitudini di consumo della frutta: otto persone su 10 la consumano quotidianamente. Ma il trend è in flessione: dal 77,3% del 2005 al 74% del 2018.

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NELLA DIETA ITALIANA MENO CARNE ROSSA E MENO LATTE

Nonostante le tendenze vegetariane e vegane emerse negli ultimi anni, sul consumo di carne gli italiani hanno comportamenti piuttosto netti: rimane diffuso, ma dal 2005 al 2018 la quota di persone che consuma carni bianche almeno una volta a settimana si è mantenuta intorno all’80%, mentre quella sul consumo di carne rossa è passato dal 73 al 59%. Per quanto riguarda invece il pesce, il suo consumo è rimasto abbastanza stabile. Pane e pasta, invece, sono invece spariti dalla dieta quotidiana dell’8,3% della popolazione. Il latte viene consumato quotidianamente da un italiano su due, ma l’abitudine si riduce sensibilmente tra i più giovani: la quota di bambini con età compresa tra 6 e 10 anni che consuma latte ogni giorno è scesa dall’81,5% del 2005 al 71,2% del 2018.

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L'IMPATTO ECONOMICO DEL CONSUMO DI ALIMENTI NON SICURI

Sul cibo e sulla sua qualità, l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, è da anni impegnata per favorire corrette politiche di sicurezza alimentare e nutrizione. Con circa 600 milioni di casi di malattie trasmesse da alimenti ogni anno e 420 mila morti dopo aver ingerito cibo contaminato, il cibo non sicuro rappresenta una minaccia soprattutto per persone vulnerabili ed emarginate, per le popolazioni colpite da conflitti e per i migranti. Secondo le conclusioni della conferenza congiunta sulla sicurezza alimentare tra Fao, Oms e Au, l’Africa Union, tenutasi ad Addis Abeba l’impatto di alimenti non sicuri costa ogni anno alle economie a reddito medio basso circa 95 miliardi di dollari in perdita di produttività, derivante dal fatto che le malattie legate a carenze alimentari pericolose sovraccaricano i sistemi sanitari danneggiando così economia, commercio e turismo.

LE REGOLE D'ORO DELL'OMS

L’Oms, inoltre, ha stilato una lista di regole d’oro da rispettare a tavola per un 2019 in salute. La prima riguarda il variare gli alimenti. Le nostre diete devono contenere una grande varietà di cibi freschi. Occorre consumare quotidianamente grano, mais, riso e patate, legumi come lenticchie e fagioli, molta frutta fresca e verdura, e alimenti di origine animale (carne, pesce, uova e latte). La seconda regola riguarda la moderazione sul sale. Il limite raccomandato dall'Oms è di 5 grammi, pari a un cucchiaino, al giorno, riducendo anche i condimenti salati. Terza regola: ridurre il consumo di grassi e oli, sostituendo burro, strutto e lardo con oli più sani come quello di soia, colza, mais o girasole e preferendo la carne bianca – pollame ma anche pesce – alla carne rossa. Quarta regola: limitare gli zuccheri. Quinta regola: evitare l’abuso di alcol. Sembrano precetti scontati, ma è sempre bene che qualcuno ce li ripeta.

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