Le condizioni di Atlantia per entrare in Alitalia

Francesco Pacifico

Le condizioni di Atlantia per entrare in Alitalia

Per essere della partita la holding pretende modifiche al piano messo a punto dagli americani di Delta. Ritenuto poco remunerativo. Dietro le quinte, contatti tra emissari dei Benetton e Lufthansa.

12 Luglio 2019 06.42
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Al tavolo di poker che è diventata la trattativa per Alitalia, Atlantia per ora traccheggia, ma è pronta a rilanciare. Cioè a mettere 350 milioni sul piatto per salvare l’ex compagnia di bandiera, che da ottobre rischia di restare senza risorse. Ma prima deve cambiare il piano di rilancio messo a punto, di fatto, dall’americana Delta, che secondo i manager di Ponzano non crea valore e, cosa ancora più grave, rischia di ridurre l’operatività del vettore a Fiumicino, aeroporto di proprietà attraverso Adr della famiglia Benetton.

VERSO IL VIA LIBERA A SETTEMBRE

Dietro le quinte si vocifera che ci sarebbe un’altra compagnia centroamericana – pare Aeromexico, sempre controllata da Delta – che all’ultimo momento potrebbe investire una fiche nell’operazione. Intanto, entro lunedì 15 luglio, Ferrovie – capofila con i suoi 300 milioni per il turnaround della Magliana – deve presentare al ministero dello Sviluppo l’offerta finale per l’acquisto della compagnia. Ma è difficile che per quella data – oltre al Mef con una quota del 25 o del 30% e a Delta tra il 10 e il 15 – scenda in campo anche Atlantia. Al momento, l’azienda ha dato soltanto «mandato al Ceo Giovanni Castellucci di approfondire la sostenibilità ed efficacia del piano industriale relativo ad Alitalia – inclusa la compagine azionaria e il team manageriale – e gli opportuni e necessari interventi per un duraturo ed efficace rilancio della stessa, riferendo in una prossima riunione consiliare per le opportune valutazioni ed eventuali connesse deliberazioni». Tradotto, il deal si farà molto probabilmente a settembre, perché prima il governo deve convincere gli americani a mostrarsi più generosi in termini di tratte verso l’Atlantico.

A Ponzano piacerebbe maggiore interesse verso i mercati asiatici e lasciano perplessi le ipotesi di natura occupazionale studiate da Delta

La partita – viste le ultime minacce di Luigi Di Maio di togliere ad Aspi le concessioni autostradali – va ben oltre il settore aereo. Nei mesi scorsi i Benetton avrebbero messo sul piatto uno scambio tra investimento in Alitalia e un rinnovo decennale delle convenzioni sia ad Autostrade per l’Italia sia ad Adr Fiumicino. Adesso ci si “accontenta” di aprire un tavolo di trattative sulle future concessioni, sulle tariffe autostradali e sul potenziamento dello stesso Fiumicino. Ci vuole, quindi, un altro approccio da parte della politica, o meglio dai cinque stelle. I quali restano fermi sulle loro posizioni. Nelle scorse ore il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha ribadito che i «dossier sono separati» e che «mai sottostaremo al ricatto eventuale di chi, per entrare in un dossier tanto importante come Alitalia, cerca dall’altra parte di un salvacondotto, che con il M5s al governo non verrà mai rilasciato».

NESSUNA APERTURA AI CIELI AMERICANI

Questa la politica. Ma sul fronte più pratico al Mise nessuno ha mai creduto veramente in un intervento della famiglia Toto, di Claudio Lotito o del finanziere colombiano German Efromovich, pur incontrati dal ministro Di Maio e dalla prima linea del dicastero. E dal canto loro i Benetton – che stanno trattando con il premier Giuseppe Conte e non con il vice premier – sono pronti anche a salire oltre il 30%. Ma, come detto, prima Delta deve cambiare il suo piano. Quello attuale non convince su tre punti. In primo luogo, non c’è nessuna reale apertura ai cieli americani: il vettore degrada la futura Alitalia a partner secondario dell’alleanza atlantica all’interno di Skyteam, garantisce nuove rotte verso gli Stati Uniti soltanto tramite un’attività di feederaggio dai Balcani e, se gli italiani vogliono volare verso Chicago o San Francisco, dovranno gestire e pagarsi queste nuove rotte interamente da soli.

CONTATTI TRA EMISSARI DEI BENETTON E LUFTHANSA

Sempre a Ponzano piacerebbe maggiore interesse verso i mercati asiatici e lasciano perplessi le ipotesi di natura occupazionale studiate da Delta: poco meno di 1.000 uscite da accompagnare con un riduzione dei turni del personale (da 10 a 9), ciò che si tradurrebbe in ulteriori esuberi e tensioni di natura sindacale. La famiglia Benetton – e soprattutto l’amministratore delegato Castellucci molto cauto sull’operazione – reputa il piano poco remunerativo. Se non bastasse, la scelta di Delta di lasciare a terra tre macchine di lungo raggio e 15 per il point-to-point finirebbe per tagliare anche l’attività a Fiumicino, scalo controllato dalla famiglia trevigiana e ancora oggi molto legato ad Alitalia. Delta non vuole modificare la sua proposta e si prospetta una trattativa molto dura. Ma nel governo – soprattutto fronte Lega – c’è la speranza che Atlantia possa in un secondo momento trovare ulteriori partner. E in quest’ottica ci sarebbero già stati contatti tra emissari dei Benetton e quelli di Lufthansa.

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