Stefano Caviglia

Quei prelievi in bolletta per salvare Alitalia

Quei prelievi in bolletta per salvare Alitalia

Da oltre 10 anni lo Stato usa la cassa conguaglio come un bancomat. L’ultimo inasprimento di questo prelievo opaco è contenuto nel Dl Crescita: 650 milioni per tenere in piedi la compagnia. Le indicazioni dell’Authority e la denuncia di Adiconsum.

03 Giugno 2019 07.00

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Ci voleva l’intervento a brutto muso dell’Autorità di regolazione dell’energia (Arera) nei confronti di governo e parlamento per ricordare a tutti come siano tartassati in Italia i consumi di elettricità e gas. L’ultimo inasprimento di un prelievo opaco, che aumenta ormai da oltre 10 anni, è contenuto in due articoli (il 37 e il 50) del decreto Crescita, in base ai quali lo Stato attingerà nel 2019 dalla Cassa conguaglio dei servizi energetici e ambientali, ossia dalle bollette di tutti noi, ben 650 milioni (e inizialmente dovevano essere 900) per tenere in piedi almeno fino a fine anno i disastrati conti di Alitalia.

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UN BALZELLO PERMANENTE

Per quanto non sia facile giustificare un tale “dirottamento” di risorse, il punto in questo momento non è neppure se sia giusto oppure no. Il fatto è che, per come è stata scritta, la norma consente non solo un sostegno temporaneo alla compagnia aerea, ma addirittura un nuovo balzello permanente sui già assai costosi consumi energetici italiani. È questo, appunto, che la Arera ha cercato di scongiurare, ed è probabile che in sede di conversione del decreto, entro il mese di giugno, il parlamento segua le sue indicazioni, stabilendo espressamente che il prelievo dovrà essere una tantum e con obbligo di rimborso nei confronti della cassa energetica.

LE BOLLETTE COME BANCOMAT

Ma il tema su cui riflettere a questo punto riguarda anche le pratiche divenute correnti finora. La puntigliosità con cui l’Authority ha voluto mettere i puntini sulle i deriva soprattutto dalla disinvoltura mostrata dai governi italiani nell’utilizzare i consumi energetici come un bancomat. Tutto nasce dal fatto che dall’inizio degli anni Duemila si è predisposta una riserva di risorse liquide, provenienti dal pagamento delle bollette, in teoria destinate solo a supplire alle necessità di spesa delle reti.

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DAL 2005 SI ATTINGE ALLA CASSA CONGUAGLIO ENERGETICA

Ma poiché questa cassa è per definizione molto abbondante, lo Stato ha cominciato ad attingervi per i bisogni più diversi. Dalle calamità naturali alle emergenze sociali, ai problemi ambientali: se a risolvere i problemi non bastavano le accise sulla benzina si passava direttamente alla cassa conguaglio energetica. Con la legge di bilancio del 2005 c’è stata la prima cristallizzazione di questa cattiva abitudine, rendendo tali prelievi permanenti nella misura di 135 milioni l’anno a favore dello Stato. Più di 10 anni dopo, nel 2016, la seconda batosta: altri 100 milioni l’anno destinati al risanamento dell’Ilva.

LA DENUNCIA DELL’ADICONSUM

«In teoria», spiega a Lettera43.it il presidente dell’Adiconsum Carlo De Masi, che da anni denuncia la stortura dei prelievi impropri in bolletta, «la tassa per l’Ilva dovrebbe esaurirsi nel 2020, ma la verità è che in queste partite non c’è nulla di sicuro né di trasparente. Non sappiamo neppure se i prelievi indicati negli anni come occasionali siano mai stati restituiti». In tutto sono dunque 235 miliardi che i consumatori italiani di energia pagano ogni anno per scopi che con le loro bollette non hanno nulla a che vedere. E non è tutto, perché a quelli va aggiunta la voce oneri generali di sistema (una componente tutt’altro che trascurabile delle nostre spese, come ciascuno può verificare sulla propria bolletta) che copre costi come lo smaltimento delle centrali nucleari, il sostegno alle rinnovabili, le tariffe speciali per i grandi consumatori e altro ancora.

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Anche di questa voce le associazioni dei consumatori chiedono a gran voce la revisione a favore degli utenti. «Perché non è accettabile né economicamente sano», conclude De Masi. «che il consumatore italiano paghi l’energia oltre il 20% in più della media europea». Anche senza dimenticare il peso di penalizzazioni naturali e storiche, come la mancanza di carbone e la rinuncia al nucleare, è difficile negare il peso dell’«effetto bancomat» su questo divario.

di Stefano Caviglia

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