Peppino Caldarola

Sogno una grande Alleanza europea contro l'Armata Nera

Sogno una grande Alleanza europea contro l’Armata Nera

09 Ottobre 2018 07.03
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Marina Le Pen e Matteo Salvini sono convinti che a maggio, dopo il voto, guideranno l’Europa con i loro alleati xenofobi e cripto-nazisti sparsi per il Vecchio Continene. Sarà – sarebbe – come una guerra mondiale. La catastrofe della distruzione dell’Europa e della sua storia di civiltà, di modernità (per favore, leggere l’ultimo libro di Emilio Gentile, Ascesa e declino dell'Europa nel mondo. 1898-1918, edito da Garzanti), di accoglienza (persino negli anni dell’imperialismo più turpe) equivale al dramma di una guerra. A parole, ma con parole fortissime che spingono allo scontro nei popoli e fra i popoli, si sta svolgendo una gigantesca guerra civile in tutto l’Occidente guidata da due uomini spregiudicati, l’uno figlio di un servizio segreto imperiale, Vladimir Putin e il suo Kgb, l’altro, Donald Trump, esponente della rivolta degli scheletri bianchi contro l’America moderna e multietnica.

BASTA CON LE DIATRIBE NEL PD

È per questo che le diatribe italiane sono un lusso da accantonare. Persino le responsabilità, che sono grandi e visibili, del gruppo dirigente del Pd ormai hanno fatto il loro tempo di fronte al dilagare dell’Armata nera dal Brasile all’Italia. In mezzo non c’è niente. Non c’è il Movimento 5 stelle che è una specie di formazione di “arrapati” del potere che stanno scendendo nei sondaggi. Non c’è una l’alternativa democratica all’avanzata dei Neri. Davvero non c’è? Se ci immaginiamo che questa avanzata possa essere fermata da una sinistra purissima e anticapitalistica che taglia i ponti col moderatismo e il liberalismo europeo, siamo di fronte allo stesso errore che commisero i comunisti quando spaccarono, ma glielo chiedevano Lenin e una rivoluzione che doveva cambiare il mondo, il Partito socialista. Oggi all’orizzonte di questa sinistra ultra radical c’è solo il predominio assoluto della destra.

Il dramma della sinistra e dei suoi dirigenti è che arriva tardi sulle cose. Scopre oggi che una sinistra moderna deve contenere una critica costante al capitalismo, come è nella cultura dei fautori dello Stato sociale dalla Gran Bretagna agli Usa fino alla Germania e Svezia eccetera. La sinistra anticapitalista come formazione politica che vuole abbattere un sistema senza avere un modello alternativo non esiste. Nessuno invece impedisce alla sinistra di sperimentare forme nuovo di intervento pubblico nell’economia per far decollare nuovi processi di modernizzazione, allargare il mercato del lavoro civilizzandolo senza mezzucci come il Job act.

LA NECESSITA DI UN PATTO TRA SINISTRA E MODERATI

Questa operazione, questo prendere a cazzotti il capitalismo, la sinistra può farla solo alleandosi, magari conflittualmente, con moderati di ogni parrocchia e con i liberali che temono l’autoritarismo e soprattutto la “mano nera” di Putin sull’Italia. È per questo che il tema di una lista larga e rappresentativa è la cosa più seria che si possa proporre smettendola con questa demonizzazione dei nomi (Macron no, Calenda mai sia). Si può essere seri? Abbiamo bisogno di un sintetico Manifesto per l’Europa che, prima di indicare ciò che non va, rilanci l’idea d’Europa indicando anche agli italiani il disastro e la solitudine del dopo-Europa. Bisogna far immaginare loro che cosa diventerebbe questo continente se governeranno Matteo Salvini, Marine Le Pen, Viktor Orban e i nazisti europei tutti i tipi.

Serve una chiamata alle armi contro la povertà, la poraccitudine, lo spreco di secoli di storia, la cancellazione di futuro operata da una banda di facinorosi che vuole vendere il nostro continente a Putin e a Trump

Non deve essere un richiamo contro il fascismo antico. Deve essere una chiamata alle armi contro la povertà, la poraccitudine, lo spreco di secoli di storia, la cancellazione di futuro operata da una banda di facinorosi che vuole vendere il nostro continente a Putin e a Trump. Ci serve una battaglia a testa alta. Al diavolo i sovranisti di sinistra. Al diavolo quelli che «però l’Europa». Non abbiamo combattuto il fascismo perdendo tempo sulle responsabilità della classe liberale degli Anni 20. L’abbiamo chiamata in campo con le forze di una nuova democrazia. Loro hanno Orban, noi Spinelli. Peccato che la figlia, così faconda negli anni trascorsi, non sappia scendere in campo per dire che il padre anche oggi è più avanti di tutti. Facciamolo noi.

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