All’Inter servono lezioni di mourinhismo

Andrea Del Carlo
06/12/2010

I neroazzurri si fermano ancora, il Milan vola sulle ali dell'entusiasmo. Orgoglio Bologna.

Al Bentegodi Chievo e Roma (2-2) pareggiano un match d’altri tempi, quando ancora il Nord Italia era una palude e alle feste di paese si andava col trattore a vapore. Ranieri lascia in panchina Totti, Borriello e Menez, vale a dire l’artiglieria leggera per quella pesante e spedisce a sfangare la pagnotta Vucinic e Adriano sorretti da un centrocampo anema e core con Brighi, De Rossi, Simplicio e Greco.
Lo schema, di Mourinhiana memoria, è uno solo: lancio lungo alla conquista della seconda palla. Così la Roma, così specularmente il Chievo con il gigante Moscardelli al servizio degli inserimenti di Pellissier. Simplicio firma il doppio vantaggio per i giallorossi con un gol d’astuzia e con un tackle fortunato.
Il Chievo risponde con un tiraccio di Moscardelli non trattenuto da Julio Sergio e con il pareggio definitivo di Granoche. A cinque dal termine l’espulsione del capitano romanista De Rossi, un giocatore che avrebbe tutto per consacrarsi ai massimi livelli ed invece in alcune occasioni si lascia andare a comportamenti ingenui.
L’impetuoso Benitez, dopo una settimana di relativa tranquillità, fa ritorno con furore lusitano sulla graticola delle polemiche. Da queste parti c’è coerenza di giudizio, quindi ribadisco che l’Inter, sconfitta dalla Lazio per tre reti a una, necessita di un allenatore emozionale e carismatico. La formazione nerazzurra ha il sapore di una minestrina nemmeno riscaldata; non c’è cattiveria, non c’è voglia di risultato. È una squadra senz’anima. Ecco perchè un tecnico bellicoso gioverebbe alla causa.
Per contenere i costi si potrebbe fare un corso di mouhrinismo a Benitez, ma ho idea che è come far digrignare i denti ad un chihuahua. I calciatori devono essere conquistati dal loro allenatore e una squadra di calcio è prima di tutto un’ambizione condivisa.
Massimiliano Allegri ha messo nella formula vincente del Milan un innegabile entusiasmo e una franchezza difficile da maneggiare e da far digerire ai big boss dello spogliatoio. L’allenatore è stato agevolato dalla società e dalla voglia di rivincita di un gruppo di giocatori che tutti davano per cotto e decotto.
Il Milan oggi è una squadra che, a prescindere dai risultati che produrrà, gioca e si muove con una strategia compiuta. Nel match contro il Brescia, vinto per tre a zero, è la forza d’urto dei rossoneri che indirizza da subito la partita. Boateng trequartista d’interpolazione e Pirlo suggeritore davanti alla difesa gli esperimenti di giornata all’interno di un canovaccio produttivo e ben delineato.
Il punto di debolezza è l’insostituibilità di Ibrahimovic; pare di capire che Galliani interverrà nella finestra di mercato di gennaio per colmare questo gap.
Vittorie interne per il Parma con l’Udinese (2-1) con una doppietta di Hernan Crespo, per la Fiorentina del ritrovato Adrian Mutu con il Cagliari (1-0) e per la Sampdoria con il Bari (3-0). Gli spennacchiati galletti biancorossi, senza dieci titolari, sono a sei punti dalla zona salvezza, una distanza colmabile facilmente se non si metteranno in mezzo ulteriori infortuni, espulsioni e rigori a sfavore inventati di sana pianta da una casta arbitrale che non sopporta il bel calcio barese.
Il Genoa conquista il Via del Mare di Lecce con due colpi di testa, il primo di Luca Toni e il secondo di Andrea Ranocchia, un centrale difensivo di ottimo livello. Marco Rossi nel finale firma il tre a uno. Il Genoa di Ballardini, su cinque partite, ha conquistato 10 punti: tre vittorie, un pareggio, ed è stato sconfitto dalla Juventus. Nelle prime dieci giornate di campionato, sotto la gestione Gasperini, il Genoa aveva raccimolato undici punti, un punto in più ma col doppio delle partite.
Il Bologna corsaro che si aggiudica il derby emiliano con il Cesena per due a zero merita l’applauso unanime, anche dei romagnoli. I giocatori non sono pagati da luglio, il presidente della loro squadra è introvabile, in settimana hanno ricevuto un punto di penalizzazione e altri due sono in arrivo. Un contesto da impresa e da calciatori col pelo sullo stomaco. Marco Di Vaio, autore del primo gol e capitano dei rossoblù, va elogiato per l’aplomb nei comportamenti in campo e per la grinta sportiva. Prendesse esempio De Rossi.
Nel posticipo domenicale la Juventus vince a Catania (3-1) con Iaquinta e Quagliarella in tono e dinamici al punto giusto. Il gioco dei bianconeri si sviluppa prima solo attraverso Krasic, ben marcato da Alvarez, poi con il passare del tempo i centrocampisti accompagnano meglio l’azione e la Juventus occupa così spazi e campo.
Nel secondo tempo, complice l’ingresso del lento Sissoko per Aquilani, il Catania riacquista l’iniziativa e quasi riesce a rimettere in discussione la partita. Delneri si gode un attacco finalmente competitivo e incisivo. L’uscita dalla Uefa League permetterà alla Juventus di dedicare tutte le energie al campionato; una buona notizia per tutti coloro che desiderano assistere ad un torneo combattuto ed incerto fino alla fine.