Altamoda perbene

Anna Franco
01/02/2011

Da Marella a Ward, nella capitale sfila la tradizione.

La moda per fermarsi a riflettere: questo l’imprinting che ha caratterizzato le prime due sfilate della terza giornata di AltaRoma, quella di Gattinoni e quella di Marella Ferrera. Guillermo Mariotto, direttore creativo della maison Gattinoni, ha lanciato con la collezione per la prossima primavera/estate il suo grido d’allarme per un’umanità incerta e dispersa e una natura violentata. Ma, nello stesso tempo, ha ammesso la sua profonda fede nell’uomo, «soprattutto nei giovani».
IL TRICOLORE DI GATTINONI. La collezione presenta abiti ricchissimi, corredati da gioielli importanti. Attraverso la stoffa, i vestiti si trasformano in simboli delle città e dell’urbanizzazione, lussuosa e a volte opprimente. Ma la natura risorge in tubini stretti da boleri che sembrano boccioli. Le forme spesso sono arrotondate, perché il cerchio rappresenta armonia e dolcezza.
La passerella si è chiusa con Miss Italia 2010, Francesca Testasecca, che ha indossato l’abito Tricolore con la corona turrita in testa sulle note di Volare, interpretata da Gianna Nannini. La modella, con un gesto, ha invitato al raccoglimento e al silenzio. Nel parterre Stefania Rocca e il marito Giulio Base si tenevano teneramente per mano. Accanto a loro: Monica Scattini, Irene Pivetti, con i capelli rasati a zero, e Silvia Venturini Fendi.

Il viaggio nel passato di Marella Ferrera

Dalla Sicilia, negli anni Venti, è partita una nave alla volta dell’America. I suoi passeggeri erano donne, spose per procura. Questo il viaggio che Marella Ferrera ha intrapreso per la prossima bella stagione, sottolineando la speranza per l’ignoto e le radici profonde del passato. La stilista ha affermato che le origini sono importanti per non dimenticare: «Soprattutto adesso, è necessario imparare dal passato per non sbagliare nuovamente».
L’EMIGRANTE DI MARELLA. L’emigrante di Marella è una “povera ricca”, che indossa quasi distrattamente abiti lacerati ad arte e resi preziosi da pizzi e merletti della tradizione siciliana. Con lei, ha sfilato la malinconia per la terra lontana, ma anche la curiosità giocosa di una bambina che attende il futuro (guarda gli abiti di Marella Ferrera).
ROUCHE PER LETTIERI. La sfilata di Nino Lettieri è stata il trionfo delle rouche, giocata soprattutto sul contrasto tra il bianco e il nero, il rosa e il nero. Gli abiti hanno linee pulite e arrotondate e la collezione è stata dedicata dallo stilista a Fausto Sarli (guarda la gallery di Lettieri).
A concludere la giornata è stata la sfilata di Rami Al Ali, designer proveniente da Dubai. Protagonisti, nei suoi abiti, l’azzurro, il lilla, il rosso, ma soprattutto l’argento e l’oro. Particolari gli abiti in lino e seta lavorati in modo grezzo, così da sembrare simili alla canapa.

Intarsi di perle per Tony Ward

Per le sue creazioni, invece, Tony Ward ha guardato alla levità del Giappone. Lo stilista italo-libanese ha avuto l’ispirazione vedendo suo figlio di sei anni giocare con gli origami.
ABITI ORIGAMI. In effetti, in passerella hanno sfilato abiti che ricordavano questa tecnica giapponese, ottenuti grazie a taffetà tagliato col laser, arricciato e stirato (guarda gli abiti di Tony Ward). Piccoli lembi per creare un effetto nuvola leggerissimo.
Più pesanti, a livello di grammatura, gli abiti lunghi intarsiati di pietre e perle, materiali che hanno caratterizzato tutta la collezione di Ward. Le perle hanno sostituito le cuciture delle giacche, tagliate anche secondo canoni maschili, che svelavano short gioiello iper femminili. Le gemme in questione creavano disegni su abiti in yumetta, un tessuto giapponese leggerissimo e impalpabile, ma anche molto fragile e costosissimo.
PERLE E RICAMI. Mirabile quello nero con 30 metri di perle tono su tono di varie misure fissate con ricami ottenuti a rovescio: una tecnica che prevede una grande esperienza sartoriale, perché non permette di vedere quello si sta cucendo, ma solo di intuirlo a tatto.
Un lavoro a occhi chiusi, insomma, che porta le sarte che se ne occupano a esercitare fino a poco più di quarant’anni, perché poi vengono affette irrimediabilmente da scoliosi. La sala era gremita e la collezione molto applaudita, così come la modella caduta, suo malgrado, per ben due volte e finita a piangere sulle spalle di un’amica nel backstage.
Decisamente più vuota la sala durante la sfilata di Leitmotiv, seguita però da molti blogger. Sulle passerelle di Altaroma ha sfilato anche Camillo Bona, che ha presentato una ragazza bon ton, che ama il beige e si concede il jeans solo come intarsio di un tailleur dalle linee pulite e sempre molto castigato.

L’Italia perbene di Raffella Curiel

Felice di essere a Roma, Raffaella Curiel ha affermato col suo solito piglio: «In Italia c’è tanta gente che lavora, creatività e una tradizione straordinaria. L’Italia è fatta di gente per bene, di donne che si alzano la mattina presto, si profumano, portano a scuola i figli, vanno di corsa al lavoro e la sera, quando si incontrano a casa col marito, riescono ancora a essere dolci e affascinanti». Anche lei ha mandato in passerella un abito tricolore con tanto d’inno nazionale.
UNA DONNA ROMANTICA. La sua donna è una romantica, ma anche un po’ civettuola, “una gattina maliziosa” nemmeno eccessivamente magra. Le forme proposte assomigliavano al Botticelli, tra vite strizzate, scollature e fianchi in evidenza.
Cinquantadue gli abiti portati in passerella. Immancabili i curiellini: gli abiti semplici e lineari simbolo della maison, tra cui uno blu copiativo con bouquet di mughetti applicato sulla spalla e un altro nero doppiato di organza. Particolare il soprabito in piquet con fantasia a giardino creata dalla Curiel stessa, un completo con pantaloni in canapa e giacca in paglia e uno in shantung di seta ricamato e traforato (guarda gli abiti della Curiel).
ABITI CORTI E TAILLEUR. La preponderanza delle proposte è quella di abiti corti e tailleur, perché il pubblico della Curiel è più quello dei cocktail e dei tagli di nastri, come si intuisce dal suo parterre, dove sedevano anche Lamberto Dini e signora, Clio Napolitano, Assunta Almirante, e Cristina Parodi.
RICAMI FLOREALI. Gli abiti lunghi sono calle stilizzate o hanno fantasie ispirate alla flora, come l’abito da sposa di botticelliana memoria, con anemoni, rose e ortensie dipinte a mano su raso e un lungo velo sorretto da una corona di fiori.
Forse perché nonna, Lella Curiel ha pensato ai giovani e alle difficoltà che hanno ad affermarsi senza sponsor. E infatti, sulle passerelle romane, non hanno sfilato né novità né nuove proposte. Le prime file del parterre sono state spesso affollate da donne a cui tupé e botulino hanno portato via le sembianze umane e, forse, anche un po’ di capacità di sognare.