Daniele Scopigno

Altro che petrolio, l'Europa guarda all'eolico offshore

Altro che petrolio, l’Europa guarda all’eolico offshore

04 Aprile 2016 15.45
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Gli strascichi dell’inchiesta Tempa rossa arrivano fino al referendum
sulle trivelle e al tema dell’energia eolica.
Perché in Italia le indagini della procura di Potenza, con le
accuse al capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe De Giorgi e le dimissioni della ministra Federica Guidi,
hanno causato un fracking politico con ripercussioni
presumibilmente anche sulla consultazione referendaria del 17
aprile 2016.
Un giorno in cui a Doha, in Qatar, è previsto un importantissimo
summit tra i produttori Opec e non Opec per trovare un accordo
sul tetto alla produzione di petrolio, che ora sembra lontano e
fa affondare le Borse mondiali.
STATOIL CAMBIA GIOCO. Volgendo lo sguardo verso
la Scozia, si scrutano, invece, altre priorità.
La multinazionale norvegese del petrolio e del gas Statoil
continua, infatti, a cambiare le “regole del gioco
energetico” e ha presentato le sue proposte per le energie
rinnovabili, continuando a investire su un settore che a Oslo
ritengono strategico.


SUPER BATTERIA AD ARIA. Se a Tempa rossa, area
gestita da Total, si punta sul più importante giacimento
petrolifero sulla terraferma d’Europa, nel Nord della Gran
Bretagna piace il vento di mare.
Si tratta del progetto di super batteria Batwind da realizzare
sulle coste scozzesi e dedicato all’immagazzinamento di energia
prodotta dalla piattaforma eolica offshore Hywind in via di
realizzazione a circa 15 miglia a Nord-Est della Scozia, nel Mare
del Nord.
COME 2 MILIONI DI IPHONE. Verrà costruito, in
pratica, un sistema di accumulo su larga scala per immagazzinare
l’energia che arriva dagli impianti eolici posizionati in
mare.
La mega batteria potrà accumulare energia per 1 Mwh,
l’equivalente di oltre due milioni di batterie per iPhone.

 

  • Il progetto della piattaforma eolica offshore Hywind.

L’energia immagazzinata permette di rispondere a picchi di
domanda

 

I sistemi di stoccaggio sono una nuova frontiera di investimenti
da parte delle multinazionali.
I produttori di energie rinnovabili possono infatti attingere
all’energia immagazzinata per rispondere istantaneamente a
picchi di domanda o compensare periodi di bassa produzione
derivante dal vento o dal sole.
COSTI PIÙ BASSI. Lo storage ha il potenziale di
mitigare l’intermittenza e ottimizzare l’uscita di
energia.
Può pertanto migliorare l’efficienza e ridurre i costi
dell’eolico offshore.
Capacità che per Statoil rappresentano anche una opportunità
economica.
Stephen Bull, vice presidente della multinazionale per il settore
energia offshore, spiega: «Con Batwind siamo in grado di
ottimizzare il sistema energetico dal parco eolico alla rete. Lo
stoccaggio rappresenta una nuova applicazione nel nostro
portafoglio, contribuendo a realizzare l’ambizione di
crescita redditizia in questo settore».
RISPARMI IN BOLLETTA. Del resto, un recente
rapporto redatto dal Carbon Trust, una organizzazione non profit
che aiuta le aziende a ridurre le loro emissioni di carbonio, ha
concluso che se il mercato optasse per i vantaggi dello storage
di energia elettrica, questo potrebbe portare a un risparmio di
circa 64 euro l’anno in media sulla bolletta energetica.
Per Tempa rossa, per esempio, le stime de Il Sole 24
Ore
, che cita Agriregioneuropa 2012, parlano di 500 milioni
di euro come valore aggiunto generato per la Basilicata, regione
con 570 mila abitanti che può contare sulle royalty delle
compagnie petrolifere.

Hywind parte nel 2017: cinque turbine a 25 chilometri dalla costa

 

Tornando a Batwind, questa sarà sviluppata in collaborazione con
le università scozzesi, a seguito di un nuovo protocollo
d’intesa firmato a Edimburgo tra Statoil, il governo scozzese,
l’Offshore Renewable Energy (Ore) Catapult e Scottish
Enterprise.
Il progetto entra in funzione nel 2018, ovvero un anno dopo che
la piattaforma di pale galleggianti di Hywind inizierà la
produzione di energia elettrica (2017) con cinque turbine
collocate a 25 chilometri (15 miglia) al largo della costa
scozzese.
A quel punto partirà lo stoccaggio attraverso un collegamento da
terra.
MANCANZA DI OSTACOLI. L’eolico offshore,
ovvero il parco eolico galleggiante, è sostanzialmente il
posizionamento di impianti in mare aperto o in grandi laghi.
Il vantaggio di questa soluzione deriva dalla mancanza di
ostacoli e la possibilità quindi di produrre maggiore
energia.
A fronte di ciò, ci sono gli alti costi di realizzazione,
manutenzione e trasporto del materiale.
La produttività è però nettamente superiore rispetto alle
altre modalità di wind farm e per questo le multinazionali
stanno puntando sul settore, in particolare in Gran Bretagna,
Danimarca, Paesi Bassi e Cina.
SCARSO IMPATTO AMBIENTALE. Dal punto di vista
ambientale sono preferite anche per lo scarso impatto con i
paesaggi e le specie di uccelli e rapaci migratori.
In Italia, l’eolico offshore ha avuto finora scarso successo
soprattutto a causa della mancanza di una normativa certa. In
Europa, invece, si deve a questo settore l’unico dato positivo
di crescita degli investimenti nelle energie rinnovabili.
VERSO NUOVI MERCATI. Che Statoil avesse in mente
un “cambio di gioco” lo si era capito proprio dal progetto
Hywind, che al momento del lancio, nel novembre 2015, veniva
rappresentato come «il più grande parco eolico galleggiante al
mondo» e che avrebbe portato «interessanti nuovi mercati per la
produzione di energia da fonti rinnovabili».
La decisione di Statoil ha innescato investimenti per circa 2
miliardi di corone norvegesi, l’equivalente di circa 211
milioni di euro.
La società ha intenzione di installare una turbina eolica da 30
Mw su strutture galleggianti a Buchan, a 25 chilometri al largo
di Peterhead nell’Aberdeenshire, sfruttando risorse eoliche
scozzesi per fornire energia rinnovabile verso il continente.
Il parco eolico, secondo le stime fornite, può dare energia a
circa 20 mila famiglie.

Cresce il potenziale globale delle rinnovabili


Irene Rummelhoff, vice presidente esecutivo della Statoil per le
New energy solutions, dice che «il nostro obiettivo con Hywind
è quello di dimostrare l’utilità commerciale di parchi eolici
galleggianti. Ciò consentirà di aumentare ulteriormente il
potenziale di mercato globale di energia eolica offshore,
contribuendo a realizzare la nostra ambizione di crescita
redditizia nelle energie rinnovabili».
PALE GALLEGGIANTI. La particolarità di Hywind
è la turbina, dotata di una struttura di galleggiamento in
acciaio con zavorra appena sotto il livello del mare e a sua
volta ancorata al fondo marino con dei cavi.
Non vengono quindi utilizzati dei pilastri come supporto,
ottenendo comunque stabilità.
Le pale offshore esistenti sono di solito posizionate e fissate
sul mare, con le fondamenta in acqua che risultano molto costose
superati i 50 metri di profondità.
Questa soluzione di galleggiamento, individuata da Statoil e
Siemens, è invece funzionale per installare il parco a
profondità differenti rispetto a quelle finora sfruttate, anche
fino a 700 metri.
COME 5 TORRI DI PISA. Le pale galleggianti di
Hywind sono alte 258 metri, considerando anche la parte
sott’acqua (tra gli 80 e i 100 metri), ovvero due volte e mezzo
il Big Ben di Londra e quasi cinque volte la torre di Pisa.
Il parco si estenderà per una superficie di mare di circa 4
chilometri quadrati, dove le acque raggiungono una profondità di
95-120 metri.

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