Altro che radical chic, il vero pericolo è la sinistra di destra

Peppino Caldarola
08/08/2017

Questa “gauche de droite” sta emergendo con chiarezza nella vicenda dell’immigrazione e della criminalizzazione delle Ong. Ed è incapace di produrre idee di liberazione che tengano assieme giustizia sociale e democrazia

Altro che radical chic, il vero pericolo è la sinistra di destra

Sono noti i guai combinati dai comunisti in giro per il mondo. Quelli italiani (comunisti, intendo), invece, ne hanno fatti pochi e sono stati una componente positiva della società, errori compresi. Ma noi in Italia abbiamo un altro primato. È quello dei guai combinati dagli ex o post comunisti. Ce li troviamo dappertutto. Nei governi, nei giornali, nei consigli di amministrazione la “gauche de droite” svolazza amabilmente avendo, rispetto alla destra vera, conoscenza degli amici di prima diventati avversari e disinvoltura e inflessibilità su quelle regole contro cui hanno combattuto per una vita intera.

PENTITI DELLE LORO LOTTE PASSATE. Questa “sinistra di destra” sta emergendo con chiarezza nella vicenda dell’immigrazione e della criminalizzazione delle Ong. Se ne era avuto una vera e propria “prova d’arte” quando fiorivano nel nostro Paese grandi manifestazioni sindacali che la “gauche de droite” disprezzava grandemente. La maggioranza dei loro esponenti vive di politica, alla questa deve il proprio successo in società e soprattutto lo deve a quella politica della quale oggi si dice pentita. È gente che non ha fatto la fatica di essere di “droite”, con la quantità di anatemi che i “destri” veri si sono presi nei decenni, ma sono arrivati come cavalleria leggera a prendere il loro posto battezzando come “di sinistra” antiche parole d’ordine di destra.

[mupvideo idp=”5493211490001″ vid=””]

Il contrasto all’immigrazione clandestina sta rivelando questa genìa di “sinistri di destra”. Storicamente il fenomeno è stato lungamente indagato e ha visto anche personalità, specie letterarie, di grande interesse e di grandi contraddizioni. Sto leggendo Piccoli borghesi di Drieu La Rochelle, grande scrittore e artista finito collaborazionista a Vichy e poi suicida, ma tormentato per tutta la vita dall’ansia di fare il «socialismo fascista».

PREFERISCONO LA FORZA ALL'UMANITÀ. Che cosa vogliono, invece, questi “gauchisti a la droite”? Vogliono affermare il primato della forza sul primato dell’umanità. E vogliono affermarlo riscrivendo leggi internazionali incorreggibili. Prendiamo il caso del codice Minniti sui militari o sulle forze di polizia a bordo delle navi delle Ong. Il discorso è semplice. Queste sono uno spazio franco che non può apparire dipendente da uno Stato. Che se vuole esercitare la forza, deve farlo con mezzi propri senza caricare di significato proprio organizzazioni che hanno altre finalità.

L'INTELLETUALISMO DEL VIMINALE. Secondo punto: il tema del soccorso in mare. Sono condivisibili le parole del ministro Del Rio sull’obbligo del salvataggio mentre si rivelano del tutto intellettualistiche quelle del Viminale. Eppure i ragionamenti che tendono a riportare l’attenzione sul destino dei migranti sbarcati da noi o respinti nei lager libici sono presentati come prova del predominio dei radical chic dai “gauchiste a la droite”.

Che cosa vogliono, invece, questi “gauchisti a la droite”? Vogliono affermare il primato della forza sul primato dell’umanità

La storia dell’espressione radical chic è consultabile su Wikipedia che ne assegna la paternità al grande scrittore americano Tom Wolfe che così intitolò il resoconto di una serata di ricchi sostenitori bianchi delle movimento delle Pantere nere. Quindi l’espressione fu adottata da Indro Montanelli contro Oriana Fallaci, giornalista di grido della Milano degli Anni 70. Poi è stata largamente usata contro Bertinotti e i suoi cashemire. Champagne, cashemire, chic hanno accompagnato ogni ragionamento che si presentava come radical.

DENIGRARE CHI FA DEL BENE. Tom Wolfe aveva parlato di ricchi signori affascinati dalla ribellione armata dei neri d’America. Qui diventa radical chic il povero militante di sinistra che si fa un mazzo così per gli scioperi o per soccorrere chi sta male, immigrati compresi. Non so quanti di voi conoscono le persone che fanno generosamente assistenza a chi sta male. Non so quanti di voi si rendano conto dell’enormità dell’ insulto rivolto verso decine di migliaia di italiani, quello che alcuni chiamano l’Esercito del bene.

DIMENTICATA LA GIUSTIZIA SOCIALE. Il post comunismo, che è stato reso necessario dalla storia, non sta ancora producendo idee di liberazione che tengano assieme giustizia sociale e democrazia. Il dibattito non trova ancora il suo centro. Il post comunismo ha invece dato un centro a quell’altra sua componente che sognava le carezze della destra mostrando a essa come in tema di contrasto al “buonismo” non aveva nulla da imparare. Non giudico questa “gauche a la droite”. Dopo l’89, “tana liberi tutti”, ma, per favore, senza rompere i cabasisi (mi scusi Camilleri se gli rubo il termine) e senza fare gli eroi, ché a combattere contro i poveri ci vuole poco.