Sfruttamento del lavoro, commissariata la Alviero Martini

Redazione
17/01/2024

L'azienda, specializzata in borse ed accessori, non avrebbe mai controllato la filiera produttiva, consentendo che le ditte appaltatrici affidassero le commesse a opifici cinesi, risultati irregolari.

Sfruttamento del lavoro, commissariata la Alviero Martini

La Alviero Martini, casa di moda fondata nel 1991 a Milano e famosa per le sue linee di borse e accessori con le mappe disegnate, è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria dalla Sezione autonoma misure di prevenzione del Tribunale di Milano, nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e del pm Paolo Storari. L’azienda, «ritenuta incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo», non avrebbe «mai effettuato ispezioni o audit sulla filiera produttiva per appurare le reali condizioni lavorative» e le capacità tecniche delle aziende appaltatrici «tanto da agevolare (colposamente) soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine al delitto di caporalato».

I carabinieri hanno controllato otto opifici nelle province di Milano, Pavia, Monza e Brianza: tutti irregolari

Le società terze a cui la Alviero Martini aveva affidato la produzione a loro volta, ignorando il divieto di subappalto, esternalizzavano le commesse a opifici gestiti da cittadini cinesi, risultati tutti irregolari. I carabinieri hanno controllato otto laboratori nelle province di Milano, Pavia, Monza e Brianza, tutti risultati irregolari identificando 197 lavoratori, di cui 37 occupati in nero e non in regola con la permanenza o il soggiorno sul territorio nazionale. È stato inoltre riscontrato che la produzione avveniva in condizioni di sfruttamento e in presenza di gravi violazioni della sicurezza. Diversi lavoratori, poi, venivano anche ospitati in dormitori abusivi. Al termine delle indagini sono stati deferiti in stato di libertà 10 titolari delle aziende, tutti di nazionalità cinese cinese, e le 37 clandestine. Comminate inoltre ammende per 153 mila euro e sanzioni pari a 150 mila. Per sei ditte è stata disposta la sospensione dell’attività.