Amanda l’incompresa

Gea Scancarello
18/10/2010

Dolce e sensibile: così la Knox nel libro di Girlanda.

Amanda l’incompresa

Io vengo con te. È questo il titolo poetico, forse ai limiti dello sdolcinato, che Rocco Girlanda, 44enne deputato del Popolo della libertà (Pdl), ha scelto per raccogliere le proprie conversazioni con Amanda Knox, la 24enne americana rinchiusa nel carcere di Perugia perché condannata in primo grado per l’omicidio dell’amica Meredith Kercher, risalente al novembre 2007 (Leggi l’anteprima del libro).
Girlanda è stato eletto in Umbria ed è presidente della Fondazione Italia-Usa: due buone ragioni per appassionarsi a uno dei casi di cronaca più chiacchierati degli ultimi anni. Si è così preso a cuore il caso della Knox, cercando di aggirare l’apparente impermeabilità della post-adolescente descritta alternativamente come un mostro di freddezza o come l’angelo innocente, e raramente come una ragazza travolta dagli eventi, per quanto drammatici o concausati.
Il racconto del deputato, che prende vita nel libro edito da Piemme, tende per onore del vero a sposare la tesi dell’angelo, pur non addentrandosi nei meandri di impossibili e imbarazzanti valutazioni giudiziarie. A Lettera43 Girlanda ha raccontato il suo rapporto con Amanda.
Domanda. Perché ha deciso di incontrare Amanda Knox e quante volte l’ha vista?
Risposta. Ho ritenuto necessario il primo incontro con Amanda nel dicembre scorso, per quelle che sono state e sono le ricadute che questo drammatico caso di cronaca sta avendo sul rapporto tra Italia e Stati Uniti. Come ricorderà vi furono diverse polemiche a seguito delle dichiarazioni della senatrice Usa Maria Cantwell che accusò l’Italia di anti-americanismo o di Donald Trump, che invitò a boicottare l’Italia. Si parlò addirittura di trattamento lesivo dei diritti umani.
D. Accuse fondate?
R.
Ovviamente sono senza fondamento. In ogni caso, al primo incontro ne sono seguiti molti altri. Tutto è nato in me solo dalla voglia di conoscere meglio una ragazza americana dell’età di una delle mie figlie, che si trova a vivere la più drammatica esperienza della sua vita.
D. Come si sono svolti i vostri colloqui: soli, alla presenza di un avvocato, con un interprete?
R. Parliamo sempre in italiano, una lingua che ormai Amanda parla e scrive perfettamente. I colloqui si svolgono soltanto alla presenza degli agenti della polizia penitenziaria e, come prevede la normativa, non toccano mai temi e argomenti relativi agli aspetti giudiziari del suo caso.
D. Ci descriva la ragazza e la sua situazione carceraria.
R.
In carcere ho conosciuto una Amanda inedita e profonda, una ragazza completamente diversa da quello che è il personaggio costruito mediaticamente e lontano dalla realtà effettiva della persona. Nelle tante lettere che mi ha scritto, di cui sarebbe complesso riassumere qui il contenuto, alcune contengono delle poesie molto belle, altre delle riflessioni cariche di umanità che toccano nel profondo le corde del cuore e aiutano a comprendere la sua personalità e sensibilità.
D. Cosa pensa delle teorie americane secondo le quali Amanda sarebbe innocente ma incriminata perché era necessario trovare un capro espiatorio?
R.
Ho sempre considerato fuori luogo l’inserimento dell’antiamericanismo in questa vicenda, che invece è stato richiamato da diversi esponenti statunitensi che ricoprono anche ruoli istituzionali. E su questo mi conforta la posizione di Amanda, espressa chiaramente in una sua recente lettera alla Fondazione Italia Usa: «Non è contro la città di Perugia che si deve lottare, ma contro un errore giudiziario. Spero che qualcosa di positivo cominci a delinearsi, per recuperare quell’amicizia che dovrebbe idealmente trovarsi ovunque».
D. Che cosa la interessa nel “personaggio” Amanda Knox?
R.
Del personaggio di Amanda, in tutta onestà, mi interessava poco o niente. Già prima di conoscerla faticavo a pensarla come la classica femme fatale, stereotipo che le è stato spesso attribuito al solo fine di creare un’immagine mediatica eclatante. Come preciso nel mio libro, non volevo conoscere Amanda Knox, volevo conoscere Amanda. Del personaggio pubblico non si trova alcun riscontro conoscendola a fondo. Quello che mi ha colpito è che attraverso il dolore e la sofferenza del carcere traspare sempre in lei, nei suoi occhi, nelle sue parole, la forza della speranza.
D. Qual è attualmente il suo rapporto con la ragazza?
R.
Ho parlato con Amanda recentemente, è stato un incontro molto toccante ed emozionale, come d’altra parte accade ogni volta che ci vediamo. Ormai è quasi un anno che ci conosciamo, e in tutti questi mesi, in tutti questi incontri, è nata tra noi una bella amicizia che mi auspico potrà continuare anche quando questa vicenda sarà terminata.
D. Di cosa parlate quando vi vedete o scrivete?
R. I nostri incontri sono davvero un dialogo spontaneo tra amici, e la cultura e la sensibilità di Amanda fanno sì che si possano avere conversazioni molto stimolanti. Amanda affronta temi come la religione e la spiritualità, gli studi universitari, le passioni culturali e letterarie, il suo sogno di un futuro di scrittrice, l’infanzia e l’adolescenza trascorse a Seattle, l’idea di matrimonio e la volontà di adottare dei figli, il significato dell’amicizia. Conversazioni, tutte queste, purtroppo a volte pervase da una forte tristezza.
D. Che idea si è fatto del processo? È stato condotto correttamente?
R. Non sta a me formulare giudizi di alcuna natura sugli aspetti processuali, che mi porterebbero a entrare in una vicenda, quella giudiziaria, che non ha nulla a che fare con gli incontri avuti con Amanda e con il rapporto che si è instaurato con lei.
D. Crede che la ragazza sia innocente?
R. Non sta a me giudicare e decidere. Certo, dopo averla conosciuta sicuramente più di quanto la conoscano quelli che si limitano a scrivere di lei attingendo all’immagine mediatica che circola in rete o sui magazine, non riesco a pensare che questa ragazza sia stata capace di compiere ciò di cui è stata accusata.