Amarcord Sanremo: gaffe, retroscena e spigolature della storia del Festival

Valeria Genesio
09/02/2024

Quella volta che nel 1957 la valletta Marisa Allasio fu lasciata dietro le quinte per i troppi doppi sensi giudicati audaci per l'epoca. Nel blu dipinto di blu del '58 è ancora oggi la canzone italiana rimasta per più tempo nella hit-parade Usa. E poi lo scazzo Villa-Modugno in stile Morgan-Bugo, l'esplosione di Celentano nel 1966 e una giovanissima Caselli sottovalutata. Chicche dal passato.

Amarcord Sanremo: gaffe, retroscena e spigolature della storia del Festival

Non esistono più i Festival di Sanremo di una volta. In vista della serata cover di venerdì 9 febbraio, ne abbiamo approfittato per andare indietro nel tempo, ripartendo dal Casinò di Sanremo. E chi mai avrebbe detto che in quel lontano 1951, lanciando dal salone delle feste la prima gara canora italiana, l’allora direttore del Casinò Pietro Bussetti, assieme a Giulio Razzi, direttore dell’orchestra Rai, avrebbe dato vita all’evento più importante della musica italiana, regalando alla cittadina del Ponente ligure una notorietà mondiale? Grazie ad un nostro Aristongatto che si è intrufolato all’Ariston abbiamo fatto un tuffo nel passato, vivendo un momento amarcord con Alessio, un fedelissimo della platea sanremese. Avvocato, torinese di nascita e milanese d’adozione, Alessio, che ha preferito non rivelare il cognome, è un veterano doc del Festival. «Sono qui ogni anno con mia moglie da tempo immemorabile», afferma con orgoglio. «Mi sono perso pochissimi Festival. Solo il Covid ci ha fermato». Di aneddoti ne ha tanti scolpiti nella sua memoria, ma alcuni meritano di essere raccontati per aver segnato la storia della musica italiana.

Le troppe gaffe della valletta Marisa Allasio nel 1957

Ce ne parla prima dell’inizio della diretta della seconda serata: «Le edizioni degli Anni 50-60 restano le mie preferite, anche se le prime me le sono guardate registrate perché ero ancora un bambino. Nel Festival del ‘57, vinto da Claudio Villa e Nunzio Gallo con la canzone Corde della mia chitarra, ricordo che nell’ultima serata il presentatore Nunzio Filogamo lasciò dietro le quinte la sua valletta, Marisa Allasio, a causa delle troppe gaffe collezionate e di alcuni doppi sensi giudicati eccessivamente audaci per l’epoca».

Nel blu dipinto di blu, oltre 22 milioni di copie vendute in tutto il mondo

E continua: «Quella del 1958 fu invece l’edizione in cui Domenico Modugno, primo cantautore della storia del Festival, e Johnny Dorelli (Giorgio Guidi di Meda) vinsero con Nel blu dipinto di blu. Per tutti è conosciuta come Volare per via dell’incipit del ritornello, e ancora oggi è la canzone italiana più celebre di sempre, con oltre 22 milioni di copie vendute in tutto il mondo, in un periodo, tra l’altro, in cui il mercato dei singoli e dei 45 giri era ridotto. Il brano rimase cinque settimane nella prima posizione della hit-parade statunitense, risultato mai conseguito prima, e in seguito mai più raggiunto, da nessun’altra canzone italiana».

Nel 1962 tra Claudio Villa e Modugno una lite in stile Morgan-Bugo

Scorrendo i ricordi, Alessio arriva al 1961, con la vittoria di Betty Curtis che, con Al di là, segnò la prima volta che una canzone straniera (originariamente in lingua inglese) vinse il Festival. La canzone fu scritta da Carlo Donida con testo di Mogol. «Il 1962 fu invece il festival della lite tra Claudio Villa e Modugno riguardo a chi dei due dovesse entrare per primo sul palco del Casinò. I due artisti non si parlarono per anni a causa di questo episodio. Insomma, Bugo e Morgan non hanno inventato nulla».

«Nel 1964 vinse un’ancora minorenne Gigliola Cinquetti con Non ho l’età, in coppia con la cantante italo-belga Patricia Carli», prosegue il nostro “Vasari” dell’Ariston. «Presentato da Mike Bongiorno, quell’anno in verità fu il Festival della canzone E se domani, presentata da Fausto Cigliano e da Gene Pitney, e di Una lacrima sul viso di Bobby Solo. E se domani ricevette applausi per oltre due minuti da un pubblico che in seguito fischiò la decisione della giuria di escludere il brano dalla finale».

Caterina Caselli, classificata dalla critica come urlatrice: poi sbancò

E ancora: «Il ‘66 fu poi un anno particolarissimo: vinsero Modugno e la Cinquetti con Dio, come ti amo, pezzo applaudito in sala e subito dimenticato l’estate successiva. Quest’edizione va però ricordata per essere quella in cui sbancò un carismatico Adriano Celentano con Il ragazzo della via Gluck. Quell’anno Mike trattò con sussiego Modugno, ormai una celebrità, snobbando quasi del tutto invece una giovanissima Caterina Caselli, classificata dalla critica come “urlatrice”, che con Nessuno mi può giudicare farà poi il pieno alla Capannina di Forte dei Marmi per ben 12 serate tra il luglio e l’agosto di quello stesso anno».

Perché non limitare la serata delle cover ai brani delle edizioni passate?

Nel 1977 il Festival ha poi traslocato dal Casinò all’Ariston ed è stata tutta un’altra storia. Dopo il ricordo di quegli anni, scorrendo le cover scelte dai cantanti per la gara del 9 febbraio, ci si trova disorientati: diversi brani in inglese, medley a volontà acchiappa-voti, autocover egoriferite e, per i duetti, ospiti stranieri avulsi dal Festival. Un’occasione persa, per una delle serate più attese di Sanremo: perché non prevedere nel regolamento della kermesse solo l’esecuzione di cover selezionate tra i brani delle passate edizioni? Questa soluzione aggiungerebbe un elemento di continuità con la storia del Festival, dando al tempo stesso agli artisti in gara lo spazio per reinterpretare i successi di ieri in chiave moderna. Inoltre, limitare la selezione dei partner per i duetti ai soli artisti che hanno partecipato alle edizioni precedenti potrebbe contribuire a celebrare il patrimonio del Festival, offrendo un simbolico passaggio di testimone tra i rappresentanti del passato e quelli contemporanei. Nostalgia canaglia.