Stefano Caviglia

Amazon e il suo indotto

Amazon e il suo indotto

Ben 12 mila aziende operative sulla piattaforma, altre migliaia quelle da cui vengono acquistati i prodotti, la rete dei corrieri. Qual è l’impatto del colosso dell’e-commerce nel nostro Paese.

08 Giugno 2019 09.00

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Il suo prossimo centro di distribuzione, grande quasi quanto un quartiere, aprirà entro qualche settimana a Torrazza Piemonte, nel Canavese. È il terzo negli ultimi due anni e impiegherà 1.200 persone in tre anni, nonostante sia il più avanti nell’utilizzo dell’automazione. I depositi sparsi nelle regioni del Centro-Nord aumentano ogni anno, come il numero dei dipendenti, dei fornitori, dei clienti e naturalmente dei prodotti in vendita sulla piattaforma. La galoppata di Amazon nelle praterie dell’e-commerce italiano è sotto gli occhi di tutti.

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5.500 DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO

I numeri ufficiali (parziali, perché fatturati, utili e altro sono comunicati solo a livello mondo) dicono che in meno di 10 anni l’azienda ha impiantato in Italia sei grandi centri per lo stoccaggio e il primo smistamento, 14 depositi locali, un call center, un centro direzionale e un centro di sviluppo, dove impiega complessivamente 5.500 dipendenti a tempo indeterminato, cui si affiancano ogni anno alcune migliaia di “stagionali“.

L’IMPATTO DI AMAZON SULLA NOSTRA ECONOMIA

Ma questo è solo quel che si vede a occhio nudo, in quanto gestito direttamente dall’azienda creata da Jeff Bezos. C’è poi un indotto ampio e ramificato che crea una sorta di effetto-Amazon, rimescolando le carte in diversi settori della nostra economia. «Anche a livello locale», spiega a Lettera43.it l’economista Carlo Alberto Carnevale Maffè, «l’impatto indiretto dell’attività di Amazon è maggiore di quello dei grandi gruppi industriali del passato, perché agisce su un maggior numero di piani e su più larga scala. Per esempio: aiuta tanti nostri produttori a vendere in giro per il mondo, premiando i più efficienti, e al tempo stesso stimola ricerca e innovazione all’interno del sistema, in quanto azienda tecnologicamente all’avanguardia che richiede servizi di altissimo livello. Produrre un indotto importante sia a monte che a valle della propria posizione è una delle caratteristiche distintive di Amazon».

Amazon dà lavoro in Italia a 5.500 dipendenti a tempo indeterminato più gli “stagionali”

MIGLIAIA DI SELLER E VENDOR

L’indotto a monte, per quel che riguarda il nostro Paese, è rappresentato anzitutto dalle 12 mila aziende operanti sulla versione italiana della piattaforma. Un terzo di loro vende anche all’estero. Solo nelle attività connesse alle loro vetrine online si stima lavorino almeno 10 mila persone. E non è tutto, perché accanto a quelle che dalla piattaforma arrivano direttamente al cliente finale, i seller, ci sono i cosiddetti vendor, da cui Amazon acquista prodotti che poi commercializza con la dicitura «venduto e spedito da Amazon». Il loro numero è un dato che l’azienda non condivide, ma è presumibile siano numerosi quasi quanto i primi. Un capitolo particolare va riservato al packaging. La bergamasca Grifal è l’unica azienda italiana di 31 società internazionali a essere stata “ammessa” presso l’Amazon Packaging Support and Supplier Network (APASS) al livello globale.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA LOGISTICA

Quel che si trova a valle del più grande magazzino del mondo ha un profilo apparentemente più tradizionale. È la logistica, l’organizzazione che serve a far arrivare in fretta, senza intoppi e a costi contenuti i prodotti acquistati dal cliente. C’è chi sostiene che sia proprio questo, in fin dei conti, il core business di Amazon. Eppure l’azienda non si occupa direttamente del suo segmento finale. Non sono suoi dipendenti quelli che bussano alla porta per consegnare il libro o lo smartphone appena acquistato. Ed è proprio questo a determinare nuovo indotto e nuovi standard di efficienza del settore.

Per Amazon lavorano i maggiori corrieri, tra cui Poste Italiane.

LA RETE DEI CORRIERI

Lavorano per Amazon i maggiori corrieri operanti in Italia, come Brt, Tnt, Gls e naturalmente Poste Italiane, con cui i rapporti si stanno facendo sempre più stretti. Questi colossi ricevono i prodotti nei grandi centri di stoccaggio e li consegnano al cliente secondo la propria autonoma organizzazione del lavoro. Ma gestiscono solo una parte delle consegne originate dalla piattaforma. Il resto si svolge con altri attori e segue un percorso diverso, che ruota attorno ai depositi di smistamento (una decina in tutto) sparsi fra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e, da ultimo, Campania.

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LE TENSIONI CON I SINDACATI

Parte da qui l’ultimo miglio della catena delle consegne, che Amazon affida a 20-25 operatori locali (per molte centinaia di addetti) il cui lavoro si svolge sotto la sua diretta supervisione. La domanda di rapidità ed efficienza rivolta a questi soggetti ha provocato più di una tensione fra l’azienda (tendenzialmente refrattaria alle canoniche relazioni sindacali) e le organizzazioni dei lavoratori. «Amazon è un committente molto particolare», dice Danilo Morini della Federazione Trasporti della Cgil, «perché richiede ai lavoratori delle imprese a cui affida l’ultimo tratto delle consegne un adeguamento molto stretto ai propri obiettivi. L’efficienza e l’attenzione al cliente vanno benissimo. Però il pendolo si sta spostando troppo da quella parte, sacrificando i lavoratori. Bisogna stare attenti a non arrivare al punto di rottura».

ASSOESPRESSI: «UNA OPPORTUNITÀ DA SFRUTTARE»

Resta il fatto che le commesse di Amazon sono sempre più determinanti per i fatturati dei corrieri che operano su scala locale, come riconosce il segretario dell’associazione di categoria Assoespressi (che raccoglie una cinquantina di imprese locali di trasporti) Giuseppe Occidente. «La crescita dell’attività di Amazon», dice, «è per noi un’opportunità e la richiesta di innalzamento degli standard di efficienza una sfida da vincere. Anche considerando che in Italia l’e-commerce è molto meno sviluppato rispetto ad altri Paesi e può avere ancora molta strada davanti».

IL CONTRATTO SINDACALE IN LOMBARDIA

Proprio su questo piano, per altro, si nota da qualche tempo una nuova duttilità che potrebbe preludere a ulteriori manifestazioni dell’effetto-Amazon sul contesto economico italiano. È di due settimane fa un contratto sindacale in Lombardia (e il modello potrebbe essere replicato a breve anche in Toscana) fra rappresentanti dei lavoratori e delle aziende del settore dei trasporti firmato per la prima volta alla presenza di Amazon, dunque con una condivisione di fatto degli impegni e il riconoscimento del ruolo di coordinamento svolto dall’azienda.

Lo stabilimento Amazon di Castel San Giovanni nel Piacentino.

IL PRIMO ACCORDO PER CASTEL SAN GIOVANNI

È di un anno fa il primo storico accordo sindacale firmato per lo stabilimento di Castel San Giovanni, nel Piacentino, relativo ovviamente a turni e condizioni di lavoro dei dipendenti interni, la maggior parte dei quali, secondo una costante filosofia aziendale, viene assunta a tempo determinato per poi esser stabilizzata strada facendo. «Se c’è una cosa che bisogna riconoscere ad Amazon», spiega Vincenzo Guerriero, battagliero sindacalista della UilTucs, che ha partecipato per settimane alle trattative «è che i nuovi assunti passano tutti in modo trasparente dalle agenzie di somministrazione». È anche quello, in fin dei conti, un indotto in pieno sviluppo.

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