In Amazzonia la deforestazione cala del 22 per cento in un anno

Redazione
10/11/2023

Fra agosto 2022 e luglio 2023 sono stati tagliati oltre 2 mila chilometri quadrati in meno rispetto ai 12 mesi precedenti. È l’effetto della presidenza Lula dopo gli anni di Bolsonaro. In aumento denunce e sequestri. Preoccupa però la siccità in corso da cinque mesi.

In Amazzonia la deforestazione cala del 22 per cento in un anno

L’obiettivo è ancora lontano, ma arrivano le prime buone notizie. La deforestazione in Amazzonia è in calo, dimostrando i progressi del presidente Luiz Inacio Lula da Silva rispetto agli anni di Jair Bolsonaro. Secondo il report dell’Inpe, l’agenzia di ricerca spaziale brasiliana, infatti fra agosto 2022 e luglio 2023 si è registrata una diminuzione delle aree tagliate pari al 22,3 per cento rispetto a 12 mesi prima. I dati ufficiali, ottenuti grazie alle immagini satellitari, hanno rilevato il disboscamento di 9 mila chilometri quadrati, circa 2500 in meno rispetto agli 11.500 della rilevazione precedente. Si tratta dell’area più piccola dal 2018, prima che Bolsonaro vincesse le elezioni. «È un risultato impressionante», ha detto alla Cnn Marcio Astrini, membro dell’Osservatorio sul clima. «Suggella il ritorno del Brasile nell’agenda climatica».

Amazzonia, deforestazione in calo ma ancora preoccupante

Nonostante gli ottimi risultati, Lula è ancora molto lontano dalla sua promessa di bloccare completamente la deforestazione dell’Amazzonia entro il 2030. Il tasso attuale resta infatti ancora oltre il doppio rispetto al 2012, quando si registrò il minimo storico per il disboscamento in America Latina. Spicca però l’inversione di tendenza rispetto al suo predecessore Bolsonaro, che aveva portato la perdita di vegetazione ai livelli più alti degli ultimi 15 anni. Il ministero dell’Ambiente ha poi sottolineato anche un incremento delle denunce di infrazioni contro la natura pari al 104 per cento. In crescita il numero dei sequestri, con un aumento del 61 per cento, e degli embarghi, cresciuti del 31 per cento. Ottima anche la lotta ai minatori clandestini, noti come garimpeiros, grazie alla distruzione del 41 per cento in più della loro attrezzatura.

Diminuisce la deforestazione in Amazzonia: in 12 mesi un calo del 22,3 per cento grazie al governo Lula. Preoccupa però la siccità.
Un incendio nell’area settentrionale della foresta amazzonica (Getty Images).

«Sotto la presidenza di Bolsonaro si è verificata un’esplosione della criminalità, in quanto ha smantellato le strutture ambientali del governo», ha spiegato il ministro dell’Ambiente Marina Silva in conferenza stampa. La situazione in Amazzonia, tuttavia, resta molto delicata. Risorsa chiave per contrastare la crisi climatica e frenare il surriscaldamento globale, è sempre più fragile tanto che rischia di «raggiungere un punto critico». Per questo motivo, gli ambientalisti sudamericani hanno esortato il governo a intensificare la sua azione di repressione della criminalità. «I dati mostrano una deforestazione ancora troppo alta», ha detto Mariana Napolitano del Wwf. «L’Amazzonia soffre». L’Inpe ha inoltre segnalato 22 mila incendi soltanto nel mese di ottobre 2023, il numero più alto in 15 anni, cui ha contribuito una siccità record ancora in corso che ha interrotto persino la navigazione dei fiumi.

Siccità ancora preoccupante, in crisi fiumi e biodiversità

L’Amazzonia sta entrando nel quinto mese consecutivo di siccità estrema. Preoccupa soprattutto la zona settentrionale vicino alla città di Manaus. Il Rio Negro ha toccato i livelli più bassi di sempre a ottobre e ha lasciato campo libero ai roghi, che hanno distrutto la vegetazione che popolava le sponde. «Non ho mai visto in vita mia così tanti incendi», ha detto al Washington Post il dottor Paulo Brando della Yale School of Environment. «In passato nessuno avrebbe detto che il rischio era così alto».

Diminuisce la deforestazione in Amazzonia: in 12 mesi un calo del 22,3 per cento grazie al governo Lula. Preoccupa però la siccità.
Una nave incagliata lungo il Rio Negro per la siccità (Getty Images).

Gli effetti del clima arido si stanno già vedendo in maniera massiccia. Il sistema fluviale è in crisi, tanto che il Brasile ha dovuto chiudere la sua quarta centrale idroelettrica più grande. Città e villaggi lungo le sponde stanno razionando l’acqua potabile e i pesci faticano a deporre le uova. «Non avrei mai pensato di poter vedere il fondo del fiume», ha detto Taciana Coutinho, che lavora sul Rio delle Amazzoni. La situazione però potrebbe non migliorare fino al 2024 con la stagione delle piogge.