Firenze, il Pd di Schlein riesce nell’impresa di scontentare (quasi) tutti

David Allegranti
08/12/2023

PIGIAMA PALAZZI. I dem erano convinti che candidando Funaro avrebbero raccolto voti a sinistra. Ma puntuale è arrivata la bocciatura senza appello di Montanari. Non solo. Concedendo a SI il potere di veto su chi potrà entrare in coalizione, rischiano di rompere con Italia Viva con cui governano Comune e Regione. Insomma tira un'aria frizzantina sulle rive dell'Arno.

Firenze, il Pd di Schlein riesce nell’impresa di scontentare (quasi) tutti

«Ma che succede a Firenze?», è la domanda delle domande che da qualche giorno giunge al titolare di Pigiama Palazzi. Sarà che il Pd per la prima volta rischia davvero qualcosa rispetto al passato, in una Regione già molto generosa con la destra negli ultimi 10 anni. Firenze, la Ztl della Toscana, è l’ultimo o quasi avamposto del progressismo nelle cosiddette ex regioni rosse. Il destra-centro toscano governa quasi tutti i capoluoghi di provincia. E non per caso. A Siena e Pisa, la prima città del Mps e la seconda città delle eccellenze universitarie (c’è la Normale, c’è il Sant’Anna), la destra ha vinto per ben due volte di seguito. A dimostrazione del fatto che la stagione del 2018, quando ancora c’era il salvinismo rutilante, non è stata una combinazione, contrariamente a quando s’affacciarono i 5 stelle a Livorno e Carrara, prontamente spazzati via dall’elettorato dopo soli cinque anni di governo.

Firenze, il Pd di Schlein riesce nell'impresa di scontentare (quasi) tutti
La candidata Pd Sara Funaro (Imagoeconomica).

La candidatura dem di Funaro (senza primarie) bocciata senza appello da Montanari 

Sicché, che succede a Firenze? Succede che il Pd, lunedì scorso, si è riunito in assemblea, nello storico circolo di San Bartolo a Cintoia, e ha votato – 81 per cento a favore – per la candidatura di Sara Funaro, assessora al Welfare, nipote del sindaco dell’alluvione del 1966, Piero Bargellini, senza passare dalle primarie. Anzi, le primarie sono state rigorosamente evitate, perché, ha spiegato il Pd, nessuno degli alleati le ha chieste. Via libera dunque a Funaro, psicologa e psicoterapeuta per formazione, attenta al sociale per estrazione politica. Il Pd schleiniano pensava di aver trovato la chiave per farsi votare anche dalla sinistra, ma l’accoglienza riservata da Tomaso Montanari, Magnifico Rettore ed eminenza grigia, è di quelle che fanno male: «È decisamente evidente che a Firenze ci vuole una radicale discontinuità con i governi di Nardella e di Renzi, i quali, al di là delle schermaglie di potere attuali, sono stati in perfetta continuità culturale», ha scritto Montanari su X/Twitter: «Firenze è stata il teatro della più completa abdicazione di una idea di città solidale, inclusiva, partecipata e sostenibile. Con tutto il rispetto per la persona, non penso che la candidatura di Sara Funaro, così palesemente in linea con Nardella, possa fare sperare in questa discontinuità: farebbe anzi intendere che Elly Schlein rinuncia a fare di Firenze un laboratorio del rinnovamento di cui tutto il Pd ha una così grande necessità. Penso che né i 5 stelle né la sinistra civica fiorentina potrebbero prestarsi a questo gioco. E dunque oltre a essere del tutta rinunciataria, una simile scelta sarebbe anche assai pericolosa. Non vorrei che la volontà dei vertici del Pd fiorentino di non cambiare nulla in un ramificato sistema di potere finisse col consegnare Firenze a una destra indecente».

L’incognita Del Re e la scommessa di Renzi su Saccardi

Cecilia Del Re, ex assessora di Palazzo Vecchio, cacciata dal sindaco uscente Dario Nardella qualche mese fa, ha insomma perso la sua battaglia per le primarie (come le ha perse chi le chiedeva in Sardegna; il titolare di PP se n’è occupato nelle settimane scorse). Resta da capire adesso che cosa farà Del Re: si candiderà con una sua lista civica, resterà nel Pd o farà l’accordo con Italia Viva? D’altronde ha appena riunito 1.200 persone in un teatro, in una fredda sera di fine novembre, e l’attesa per una sua iniziativa resta molto alta. Intanto, il partito di Matteo Renzi, che segue le Amministrative fiorentine come fossero una battaglia nazionale, presenterà sabato 9 dicembre la candidatura della vicepresidente della Regione, Stefania Saccardi. Renziana senza essere matteolebana, Saccardi è stata assessore alla Salute e oggi ha la delega all’Agricoltura nella Giunta di Eugenio Giani. Difficilmente, in caso di ufficializzazione della sua candidatura, potrà restare al suo posto. Pd e Italia Viva per ora governano insieme in Comune e in Regione, ma la rottura politica alle Amministrative a Firenze è tale che potrebbero esserci altre conseguenze. C’è un’aria decisamente frizzantina sulle rive dell’Arno. Sarà che le conseguenze potrebbero essere notevoli, come ha ammesso una volta Emiliano Fossi, deputato del Pd e segretario del partito in Toscana, nonché ex sindaco di Campi Bisenzio: «Ci siamo molto baloccati con l’idea che la Toscana fosse contendibile, ma penso che sia una versione parecchio addolcita. La Toscana è contesa e in buona parte conquistata», ha detto in un’intervista per Quale Pd (Laterza). «Sono almeno 12 anni che ci sono segnali di progressivo sgretolamento del consenso nei confronti del centrosinistra e del Pd. A ogni passaggio elettorale, abbiamo perso parti importanti della nostra regione. Quindi continuare a raccontarci che siamo un partito forte rischia di essere una novella che ci raccontiamo, mentre il mondo cambia e noi non ce ne accorgiamo. E io, come si dice dalle nostre parti, preferisco aver paura che toccarne. Questo processo è storicamente in corso e non si arresta da solo. Vedo con preoccupazione le prossime scadenze elettorali, come le Regionali del 2025. Sappiamo bene che se perdiamo la Toscana il Pd è finito. Non solo il Pd toscano, ma il Pd nazionale».

Firenze, il Pd di Schlein riesce nell'impresa di scontentare (quasi) tutti
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Il potere di veto sulla coalizione concesso dal Pd a Sinistra Italiana e lo stallo della destra ferma su Schmidt

La posta in gioco è insomma molto alta e forse a Fossi – che con i renziani non ha un cattivo rapporto, anzi – non è piaciuto troppo l’accordo che il Pd fiorentino ha stipulato con Sinistra Italiana. Il partito di Nicola Fratoianni ha ottenuto dal Pd il potere di veto per le prossime elezioni amministrative su chi potrà far parte della coalizione. E Sinistra Italiana, per l’appunto, non vuole Italia Viva. «Perché con i renziani non abbiamo nulla in comune, siamo agli opposti. Io non immagino una coalizione con Sara Funaro sindaca in cui ci siamo noi di Sinistra e Iv dentro», ha detto la segretaria fiorentina di SI Diana Kapo a La Nazione. «Abbiamo un modo di fare politica diverso. Loro sono per il potere, per gli interessi personali, per la rendita. Ai renziani, non da ultimo, addebitiamo anche la mala gestione della ‘firenzina’ degli ultimi anni. Insomma, non vogliamo averci nulla a che fare. E questo deve essere cristallino». Insomma, per la conferenza stampa di Renzi, sabato al caffè delle Murate, non sarà richiesto l’abito scuro ma il popcorn. E la destra? Per ora è ferma sulla possibile candidatura di Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, che da pochi giorni ha ottenuto la cittadinanza italiana. In un’intervista a Repubblica, che gli chiedeva conto del suo tasso di antifascismo, Schmidt ha aggiornato le categorie della filosofia antica: »Di destra io? Queste categorie appartengono al ‘900. Io mi vedo più  come un centrista aristotelico che come un rappresentante della destra. Sono un democratico e antifascista. Su questo non arretro, anche se »decidessi di candidarmi a sindaco. A gennaio, Schmidt scioglierà la riserva.