Cosa dice Amnesty sulla gestione dei migranti in Italia

Cosa dice Amnesty sulla gestione dei migranti in Italia

10 Dicembre 2018 09.36
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«Gestione repressiva del fenomeno migratorio», «erosione dei diritti umani dei richiedenti asilo», «retorica xenofoba nella politica», «sgomberi forzati senza alternative». Non è un quadro positivo dell’Italia quello delineato dal rapporto La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019, pubblicato da Amnesty International in occasione del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Il governo M5s-Lega, ha scritto infatti la Ong, «si è subito distinto per una gestione repressiva del fenomeno migratorio». Le autorità del nostro Paese «hanno ostacolato e continuano a ostacolare lo sbarco in Italia di centinaia di persone salvate in mare, infliggendo loro ulteriori sofferenze e minando il funzionamento complessivo del sistema di ricerca e salvataggio marittimo».

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Quanto al decreto sicurezza, fortemente voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, secondo Amnesty si tratta di un provvedimento contenente misure che «erodono gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti». Misure che per giunta «avranno l’effetto di far aumentare il numero di persone in stato di irregolarità presenti in Italia». Amnesty ha denunciato inoltre il «massiccio ricorso» da parte di alcuni candidati e partiti politici a «stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo», finalizzati a veicolare «sentimenti identitari» nel corso della campagna elettorale che ha portato alle Politiche del 4 marzo.

NEL MIRINO GLI SGOMBERI FORZATI E LA VENDITA DI ARMI

Altre due tendenze che hanno caratterizzato il 2018 vengono considerate preoccupanti dalla Ong. Da una parte gli sgomberi forzati, dall'altra la vendita di armi. Gli sgomberi avrebbero colpito soprattutto famiglie rom e gruppi di rifugiati, «senza l’offerta di alternative abitative adeguate da parte delle autorità». Una linea dura che «rischia di fare aumentare nel 2019 il numero di persone e famiglie lasciate senza tetto e senza sistemazioni alternative». Nel corso del 2018 è poi proseguita la fornitura di armi a Paesi in guerra come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, in violazione del Trattato internazionale sul commercio delle armi ratificato nel 2014. Dubbi anche sulla sperimentazione del Taser da parte delle forze di polizia, per i possibili rischi per la salute che la pistola elettrica comporta.

CRESCE L'INTOLLERANZA, MA ANCHE L'ATTIVISMO

Guardando all’Europa, il 2018 è stato marchiato dall’aumento «dell’intolleranza, dell’odio e della discriminazione, in un contesto di progressivo restringimento degli spazi di libertà per la società civile» in particolare in Ungheria, Polonia e Russia, mentre in Turchia ha proseguito a espandersi «un clima di paura». Tuttavia, in Europa sono cresciuti anche «attivismo e proteste» e il 2018 è stato «un anno di fiere battaglie per i diritti delle donne contro le politiche oppressive e sessiste». In India e Sudafrica migliaia di donne sono scese in strada per protestare contro l’endemica violenza sessuale. In Arabia Saudita le attiviste hanno rischiato di finire in carcere per aver sfidato il divieto di guida, in Iran per aver protestato contro l’obbligo d’indossare il velo. In Argentina, Irlanda e Polonia manifestazioni hanno chiesto la fine delle opprimenti leggi sull’aborto. Negli Stati Uniti, in Europa e in Asia milioni di persone hanno preso parte alla seconda manifestazione #MeToo per dire basta alla misoginia e alla violenza.

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