Amnesty: «Sugli stupri in Libia nessuna prova»

Amnesty: «Sugli stupri in Libia nessuna prova»

24 Giugno 2011 10.12
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Gli stupri di massa in Libia, denunciati anche dal segretario di stato americano Hillary Clinton, potrebbero non essere mai avvenuti. A mettere in   dubbio le notizie circolanti sui terribili reati perpetrati dal regime di Muhammar Gheddafi è stata niente di meno che Amnesty International, a riferirlo è  l’Independent.
MANCANO LE PROVE. Le notizie sui reati commessi dall’esercito del colonnello libico erano stati messe in circolazione dai leader Nato, dai gruppi di opposizione e dai media, sin dall’inizio dell’insurrezione dei ribelli, a metà febbraio. Le voci parlavano di strupri di massa, impiego di mercenari stranieri e utlizzo degli elicotteri contro le proteste della popolazione civile. 
Un ‘indagine di Amnesty non ha però trovato riscontri  a questi abusi, e in molti casi li ha smentiti o messi in discussione. Amnesty ha anche scoperto che in diverse occasioni a mettere in circolo false denunce o a manipolare i fatti sono stati proprio i ribelli di Bengasi.
NESSUN TESTIMONE. Donatella Rovera, responsabile Amnesty per le emergenze, che è stata in Libia per tre mesi, ha confermato: «Non abbiamo trovato nessuna prova, né una sola vittima degli stupri, né un medico che abbia conosciuto qualcuno che abbia subito abusi».
La posizione di Amnesty è destinata a entrare in contrasto sia con le prese di posizione di Hillary Clinton, sia con le affermazioni del procuratore della corte di giustizia internazionale, Luis Moreno-Ocampo, che in una conferenza stampa aveva dichiarato: «abbiamo informazioni su  una pratica per cui gli stupri di massa verrebbero usati come strumenti di repressione contro i ribelli da parte del regime di Gheddafi».
LA FUGA DEL RAIS. Intanto si è appreso che Muammar Gheddafi sta «seriamente considerando» di lasciare Tripoli, in seguito a raid aerei della Nato. Lo ha riferito nel numero del 24 giugno il Wall Street Journal, citando fonti americane.
Dalle informazioni ottenute da Washington  si è appreso che il leader libico «non si sente più sicuro» nella Capitale libica, come sostiene un alto responsabile per la sicurezza nazionale americana citato dal quotidiano.
Non si ritiene tuttavia che il trasferimento avvenga immediatamente e, comunque, è quasi certo  Gheddafi non voglia lasciare il Paese. Il rais ha infatti a disposizione numerose residenze sia a Tripoli che nella sua periferia.
L’ESERCITO ABBANDONA GHEDDAFI. Intanto la resistenza del raìs si fa sempre più solitaria. Alcuni alti ufficiali dell’esercito libico sono infatti fuggiti dal Paese. Questo non per timore della morte, ma perché non sopportano più i massacri di civili attuati dalle truppe lealiste.
Lo hanno riferito loro stessi non appena arrivati in Tunisia, Paese in cui si sono rifugiati. Nella sola giornata del 23 giugno sono arrivati, in battello, nel porto di El Ktef, 19 tra ufficiali e funzionari della polizia libica. Secondo gli stessi militari, in Libia, in questo momento, oltre trentamila persone si troverebbero in stato di detenzione, per motivi legati agli eventi bellici, nelle prigioni del regime. Nel complesso, la guerra in Libia avrebbe fatto già oltre quindicimila morti. Le cifre, però, non sono direttamente verificabili.
Negli ultimi giorni sono fuggiti in Tunisia una quarantina di militari che hanno defezionato.

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