Amore a 60 anni? Perché no

Bruno Giurato
21/08/2012

Lidia Ravera sull'innamoramento in età matura.

Amore a 60 anni? Perché no

Una perfetta dichiarazione d’impotenza sentimentale quella firmata da Paolo Conti sul Corriere della Sera. In un articolo molto letto e molto discusso, il giornalista ha confessato: «Non mi voglio innamorare, 58 anni sono troppi».
Al di là dell’aspetto privato, Conti ha sollevato alcune questioni che in un modo o nell’altro toccano pubbliche paure o, almeno, incertezze.
IL TIMORE DEL GROTTESCO. Il fatto, per esempio, che un uomo verso la sessantina innamorato di una ragazza molto più giovane appaia «grottesco». Conclusione sconsolata quella di Conti: innamorarsi a una certa età «fa ridere (o fa piangere) soprattutto nella piena maturità».
RAVERA: «NO AGLI AUTOMATISMI». Posizioni bocciate da Lidia Ravera. «L’articolo di Conti mi è sembrato superficiale, in balia di automatismi tipici della nostra epoca», ha detto a Lettera43.it la scrittrice torinese che, a partire dal classico della «sessuopolitica» Porci con le ali (scritto nel 1976), ha indagato a fondo costi e benefici della rivoluzione sessuale. E ha raccontato nelle sue opere la trasformazione della società e, fatalmente, delle relazioni sentimentali.

 


DOMANDA. Qual è l’automatismo di cui il ragionamento di Conti rimane vittima?
RISPOSTA. Il solito stereotipo: l’uomo di una certa età che si innamora di una donna 30 anni più giovane, il mondo maschile che insegue la giovinezza.
D. Eppure succede spesso. Michele Placido, per esempio, a 66 anni si è sposato con la 29enne Federica Vincenti.
R.
La casistica è infinita, ma in generale quando a un uomo cominciano a interessare le ragazzine, siamo davanti alla prova della senilità raggiunta.
D. Capita anche alle donne di una certa età di mettersi con uomini più giovani: la figura del toy boy è quasi un classico.
R.
Sì, ci sono casi eclatanti, ma numericamente non rilevanti.
D. Quindi si tratterebbe di un modello in fondo sessista?
R. Senz’altro. Invece dovremmo modificare gli stereotipi culturali. Come l’equivalenza giovani uguale appassionati; oppure quella vecchi uguale legna secca. Non sono le uniche possibilità. Esistono donne di fascino che hanno 50, 60, 70 anni. Per un uomo che si avvia verso i 60 anni trovare una donna della sua età non è né pietoso, né ridicolo.
D. Certo che dopo una certa età i parametri del fascino cambiano…
R.
Sì. In un 30enne guardo la tenuta dei pettorali, in un affascinante 50enne qualcos’altro. Mi aspetto che avvenga lo stesso per le donne. E che dopo una certa età non si guardi più alla tenuta delle tette.
D. Va anche detto che l’età della vita media si sta allungando.
R. Ovviamente. Pensare che dopo una certa età l’amore sia ridicolo condannerebbe la gente alla solitudine emotiva per 30 o 40 anni. Sarebbe atroce.
D. Quindi?

R. Bisogna smettere di pensare all’amore come un’esclusiva della giovinezza, in modo canzonettistico. Oltre alle canzonette ci sono anche le sinfonie, i quartetti…
D. Ma alcuni trovano noiosa la musica classica…
R. La noia è solo l’effetto collaterale della mancanza di attenzione. La longevità amorosa dipende dalla qualità della persona. In questo momento sto scrivendo un romanzo su una 80enne, Iris, che si innamora.
D. A parte il romanzo, può citare altri esempi?
R. Mia figlia. Ha 30 anni e sta con un uomo di 64. L’ho conosciuto e ha un grandissimo fascino. Ma è stata lei a volerlo e a corteggiarlo. E io non ho nessun problema ad accettare la loro relazione.
D. E lei come vede oggi se stessa?
R. Molto meglio di quando ero ragazzina. A 25 anni ero presissima da me. Ora mi sento molto più aperta.

 

Insomma, al modello «L’amore ai tempi del Corsera» di Conti, Ravera preferisce quello raccontato ne L’amore ai tempi del colera. Nel capolavoro di Garcia Marquez, infatti, i due protagonisti arrivano a incontrarsi dopo 53 anni di corteggiamento.
Tra i vari trionfi possibili quello dell’amore è una occorrenza, per quanto rischiosa, sempre reale.