Anche Santoro ha il suo conflitto (d’interesse)

Renato Besana
04/02/2011

Il conduttore Rai fonda un partito. E fa propaganda in tivù.

Tra i tanti soprannomi che gli sono stati affibbiati, Berlusconi s’era guadagnato anche quello di Sua emittenza: per anni abbiamo sentito ripetere che deve il suo successo elettorale alle reti televisive di cui è proprietario, innescando così un mai risolto conflitto d’interessi.
Adesso il suo più accanito avversario mediatico, Michele Santoro, si appresta a imitarlo: con il buon Travaglio, un altro miracolato del piccolo schermo, intende infatti fondare un movimento politico. Liberissimo di farlo, ci mancherebbe, se non fosse che il consenso di cui gode si regge in modo esclusivo su una trasmissione di largo successo, che va però in onda su Rai2. Si tratta, in altri termini, d’una privatizzazione ad personam del servizio pubblico che, vale la pena ricordarlo, è finanziato in larga misura dal canone versato dagli utenti. Il Cav, se non altro, spende del suo.
DALLA TIVÚ ALLA PIAZZA. L’elenco dei giornalisti televisivi che hanno messo a frutto la propria notorietà per entrare in politica non è certo breve. A qualcuno di loro, come Piero Marrazzo, sarebbe forse convenuto restare dov’era; altri, vedi Francesco Pionati, hanno vinto un terno al lotto, uscendo da una disperante mediocrità. Nessuno di loro, in ogni caso, ha mai recitato due parti in commedia; lo richiedono le leggi e, soprattutto, la decenza. Lo stesso Santoro s’era fatto eleggere al Parlamento europeo. In quell’occasione aveva lasciato il video, com’era ovvio, salvo poi tornarci in gran fretta: il rango di peone nell’assemblea di Strasburgo non gli si addiceva. Niente riflettori, niente applausi, adrenalina al minimo sindacale: c’era il rischio che sprofondasse nella depressione.

La campagna elettorale di Michele

Ormai le piazze virtuali non gli bastano più: così ha deciso di mobilitare i suoi sostenitori in segno di solidarietà alla procura di Milano, che a suo avviso Berlusconi e Pdl vorrebbero invece delegittimare. Santoro ha tutto il diritto di esprimere le proprie opinioni: le occasioni per farlo non gli mancano, ma appare quanto meno inappropriato servirsi della televisione pubblica a fini personali. Durante una recente campagna elettorale, il conduttore di Anno Zero trovò il modo di eludere la sospensione dei talk-show politici appellandosi a vaghe ragioni sindacali. Mise in piedi il suo spettacolino e l’azienda finse di prendere per buona una scusa risibile. Per molto meno, ad altri sarebbe stata inflitta la sospensione del programma, se non di peggio.
PROPAGANDA FINANZIATA DAGLI ABBONATI. Anche questa volta nessuno interviene, a cominciare dalla commissione di vigilanza. Santoro è quindi tacitamente autorizzato a farsi il suo partitino e a propagandarne le ragioni in diretta, a spese degli abbonati e senza sottostare ai limiti cui devono attenersi le forze presenti in parlamento. Non ne nascerà uno scandalo: destra e sinistra, che sperano di cavare qualche vantaggio polemico dalla situazione, non intendono sollevare eccezioni. A questo punto anche Antonella Clerici potrebbe strutturare in movimento La prova del cuoco. Le suggeriamo il possibile simbolo: un pollo rampante in campo verde.