Dall'Istat all'Ocse: tutte le stime sbagliate sul Pil dell'Italia

Dall’Istat all’Ocse: tutte le stime sbagliate sul Pil dell’Italia

06 Febbraio 2019 14.41
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A vedere le previsioni di crescita della ricchezza italiana, l'anno non sarà proprio bellissimo. Piaccia o non piaccia a Giuseppe Conte, alla fine anche la Commissione europea si è arresa a tagliare le stime del Pil italiano. E visto il rallentamento globale dell'economia, certificato su tutti i fronti dalla Banca centrale europea come dalla Federal Reserve che ha addirittura modificato la sua strategia sui tassi di interesse, il taglio è destinato pure a essere consistente. A novembre quando già Bankitalia, Istat e Fmi avevano tracciato una riga sopra le previsioni ottimistiche del governo italiano, Bruxelles aveva generosamente previsto per l'Italia un aumento del Pil dell'1,2%, cioè poco meno delle stime iniziali di una crescita all'1,5% su cui la maggioranza giallo verde aveva fondato la traballante legge di bilancio al punto da doverle rivedere in corsa abbassandole all'1%. Ora a tre mesi di distanza l'Ue si trova a ridurre le stime ad appena lo 0,2%: in tre mesi è sparito un punto percentuale di Pil e questo tenendo conto proprio degli effetti di quella manovra finanziaria. La Commissione è stata assai magnanima prima ed è arrivata pure buona ultima a spegnere l'entusiasmo sovranista per le magnifiche sorti e progressive dell'economia nostrana.

A GENNAIO L'FMI PREVEDEVA LO 0,6% DI CRESCITA

Il Fondo monetario internazionale era partito ben più cauto, prevedendo a ottobre una crescita dell'1% e poi arrivando il 21 gennaio a ridurla allo 0,6%. Un taglio dello 0,4%, mentre le stime globali sono state ritoccate esattamente della metà, con un calo dal 3,7% al 3,5.

A NOVEMBRE L'OCSE VEDEVA UN +0,9%

Due mesi prima, il 21 novembre anche l'Ocse aveva aggiornato le cifre sul Bel Paese, con una limatura del Pil dall'1,1% allo 0,9%, cioè ben sette decimali in più di quanto prevede oggi la Commissione europea. L'organizzazione di Parigi aveva rialzato in parallelo i numeri di deficit e debito, ma i suoi economisti erano stati in ogni caso degli inguaribili ottimisti e si erano limitati a raccomandare politiche di bilancio più prudenti.

A OTTOBRE CONFINDUSTRIA STIMAVA UN + 0,9%

A ottobre l'ufficio studi di Confindustria aveva già snocciolato le stesse cifre dell'Ocse tagliando le sue previsioni di crescita all'11% per il 2018 e lo 0,9% per il 2019 e mettendo in guardia da un peggioramento del clima interno ed estern e delle condizioni del credito per famiglie e imprese. Poco importa: i calcoli degli inquilini di viale dell'Astronomia sono stat rapidamente sorvolati.

L'ISTAT CI DAVA AL +1,3%

Anche perché ancora a novembre, l'Istat cioè l'ente che produce le statistiche ufficiali per lo Stato italiano, aveva sfoderato un bel 1,3% di corsa del Pil per il 2019 – e prima la previsione era pure maggiore in linea con i numeri claudicanti dell'esecutivo.

LA STIMA DI BANKITALIA A +0,6% PER DI MAIO ERA «APOCALITTICA»

All'interno dei nostri confini, quelli che ci avevano visto più giusto erano stati gli economisti di Bankitalia che a dicembre prima dell'Fmi avevano ridotto le attese sul Pil a un aumento dello 0,6%. Peccato che l'ufficio studi di via Nazionale sia stato considerato un semplice ricettacolo di menagrami, dedito a trastullarsi con il reato di procurato allarme, almeno stando alle parole di Luigi Di Maio. Diceva infatti allora il nostro vicepremier e ministro dello Sviluppo economico: si tratta di «stime apocalittiche». E aggiungeva: «Non è la prima volta che le stime di Bankitalia poi non si rilevano fondate. Sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso». Ora possiamo congratularci con Di Maio e rassicurarlo: aveva ragione anche questa volta le stime erano tutte sbagliate. Ma stia tranquillo, che la par condicio funziona, sono state anche questa volta fin troppo ottimistiche.

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