Giambruno all’Oriocenter e la passione per la destra per i centri commerciali

Dalle domeniche, "quelle belle", di Salvini all'Esselunga fino all'avventura imprenditoriale di Berlusconi che trasformò la Standa nella nuova Casa degli Italiani. Quell'irrefrenabile passione per la Gdo e i mall dei leader di ieri e di oggi.

Giambruno all’Oriocenter e la passione per la destra per i centri commerciali

Lo hanno paparazzato lì, Andrea Giambruno, seduto al tavolino di un bar con alcuni familiari. In un sabato di ottobre all‘Oriocenter, centro commerciale di Orio al Serio a un tiro di schioppo da Bergamo e di fronte all’aeroporto orobico. Il caldo anomalo – che lui stesso dal suo Diario del giorno aveva liquidato con: «non è poi una grande notizia» negando il cambiamento climatico – gli ha scippato pure la scusa di essere capitato lì per cercare ristoro o dall’afa o dal gelo, giustificazione dietro cui in molti si nascondono per trascorrere qualche ora nei Mall di provincia. Forse il ciuffo più noto del Paese voleva solo fuggire da un’altra tempesta, quella che gli si è abbattuta tra capo e collo dopo i fuorionda di Striscia e dopo essere stato scaricato da Giorgia Meloni via social (che nel frattempo era impegnata a Il Cairo per un vertice per la pace in Medio Oriente). Un tentativo, fallito, di ritrovare l’anonimato a casa, visto che la famiglia del nostro è di Lissone, in Brianza, non troppo lontano da Bergamo.

La mano che ha colpito Giambruno e il futuro a Mediaset
Andrea Giambruno “paparazzato” al centro commerciale di Orio al Serio.

Le domeniche, quelle belle, di Salvini all’Esselunga

Aver eletto a rifugio un centro commerciale non stupisce più di tanto. La destra ha fatto propri questi grandi spazi dedicati allo shopping. E non da oggi, se è vero che già in tempi non sospetti Silvio Berlusconi ancora solo imprenditore aveva battezzato la sua Standa appena comprata «la casa degli italiani». La passione per la grande distribuzione, unita all’ansia elettorale di voler a tutti i costi sembrare ‘normale’ (non ce ne voglia il generale Vannacci) è stata recentemente riscoperta anche dal vicepremier Matteo Salvini che per approfittare completamente dell’hype generato sui social dallo spot Esselunga (apprezzato naturalmente anche dalla premier), domenica primo ottobre si faceva ritrarre in video armato di carrello pieno nel garage del super dopo aver smanacciato senza guanti le castagne in corsia. «Niente pesca ma tanta roba», la didascalia, «le domeniche belle all’Esselunga». Senza nemmeno un #Adv come usano fare gli influencer professionisti.

La spremuta del Cav al McDonald’s di Segrate

Fissando oggi quel Giambruno, mogio («sta sotto un treno», dice di lui chi lo conosce al Corriere, e sarebbe strano il contrario) seduto al tavolino di un bar dell’Oriocenter sembra quasi di rivedere Silvio Berlusconi ai tavoli del McDonald’s della ‘sua’ Segrate, vicino al San Raffaele. Era l’8 marzo 2017, una domenica pomeriggio, quando il Cav con una decina di uomini della scorta e collaboratori apparve nel fast food popolato da famiglie e ragazzini. Il Milan non giocava, era sceso in campo il sabato prima, e il leader di Forza Italia si era preso una pausa sorseggiando una spremuta low cost. Giambruno, forse a breve ex giornalista Mediaset, come il fondatore del Biscione e padre del suo capo. Nemmeno fosse la trama di un film di Park Chan-wook.

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Silvio Berlusconi e l’invenzione della Casa degli italiani

Del resto è proprio da B che nasce l’attrazione della destra per la Gdo e i centri commerciali. Come già accennato, nel 1988 per quasi 1.000 miliardi di lire Berlusconi comprò da Raul Gardini il 70 per cento della Standa lanciando la nuova Casa degli italiani sulle reti Fininvest e scritturando come testimonial volti simbolo del Biscione come Marco Columbro. L’avventura durò una decina d’anni: nel 1998 la Standa venne scorporata e venduta. Un sogno distrutto dalla solita sinistra, almeno per il Cav: «Dopo la mia discesa in campo le amministrazioni di sinistra cessarono di darci le autorizzazioni». Furono però anni d’oro in cui l’imprenditore si prese cura delle commesse, le famose signorine della Standa. In una recente intervista a Fanpage, Giancarlo Foscale, cugino di Silvio e a suo fianco anche al Teatro Manzoni e nel Milan, ha raccontato: «Volevamo premiare alcune commesse meritevoli con una somma in denaro, ma i sindacati si erano opposti: o tutte o nessuna. Così organizzammo delle crociere per loro e per la famiglia. E sulla nave trovavano cene, spettacoli di Ezio Greggio o Umberto Smaila, intrattenimento di ogni genere». Altre voci ricordano che in occasione del primo incontro con le dipendenti, tutte un po’ in là con gli anni, il neo proprietario assicurò: «Se vorrete andarvene nessun problema, assumeremo le vostre figlie».

Giambruno all'Oriocenter e la passione per la destra per i centri commerciali
Silvio Berlusconi all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio di Reno.

 

Il centro commerciale come palco politico e quell’endorsement per Fini che sdoganò i post missini (tra cui Meloni)

Del centro commerciale Berlusconi fece anche un uso puramente politico. Era il 23 novembre 1993 quando, all’inaugurazione dell’Euromercato di via Marilyn Monroe (qui invece, cinematograficamente parlando, entriamo nel campo di Moretti) di Casalecchio di Reno, alla cronista che gli chiedeva chi avrebbe votato in caso fosse stato romano al ballottaggio per il Campidoglio tra Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, rispose senza tentennamenti il primo. Quell’endorsement aprì una nuova stagione politica: lo sdoganamento e la legittimazione dell’estrema destra post missina. Una svolta che l’ex premier ha rivendicato fino alla fine, tanto che il 26 ottobre 2022, in occasione del voto di fiducia al governo Meloni, fece pesare i suoi meriti nella nascita dell’esecutivo. Una coalizione, ribadì, «a cui ho dato vita 28 anni fa e che da allora a oggi ha scritto pagine fondamentali nella storia della Repubblica. Se oggi per la prima volta alla guida del governo del Paese, per decisione degli elettori, c’è una esponente che viene dalla storia della destra italiana, questo è possibile perché 28 anni fa è nata una coalizione plurale, nella quale la destra e il centro insieme hanno saputo esprimere un progetto democratico di governo per la nazione». Un cerchio che si è aperto e si è chiuso in un centro commerciale.