Barbara Ciolli

In Germania nessuno vuole fare il leader della Spd

In Germania nessuno vuole fare il leader della Spd

Dopo il disastroso 16% alle Europee la presidente dei socialdemocratici Nahles si è dimessa. Ma ora nessuno vuole la sua eredità. Così la sinistra tedesca rimane allo sbando.

05 Giugno 2019 07.04

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In una delle ultime riunioni di partito, il vicepresidente del parlamento Thomas Oppermann, socialdemocratico tedesco (Spd) di lungo corso, si sarebbe domandato se il governo di grande coalizione con Angela Merkel arriverà a Natale. Dopo la nuova disfatta elettorale alle Europee 2019, la leader della Spd Andrea Nahles domenica 2 giugno si è dimessa dalla guida del partito e da presidente del gruppo parlamentare. E starebbe meditando un totale addio alla politica.

Una foto della ex leader del partito e del gruppo parlamentare socialista Andrea Nahles. nella galleria dei presidenti del gruppo che ritrae tra gli altri, da destra verso sinistra, Thomas Oppermann, Frank-Walter Steinmeier e Peter Struck su una parete del Bundestag. (Odd ANDERSEN / AFP) (ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images)

Aveva rilevato la presidenza nell’aprile del 2018 dopo il passo indietro di Martin Schulz, eletto all’unanimità appena un anno prima. «Le discussioni interne e i numerosi feedback del partito mi hanno dimostrato che non sussiste più il supporto necessario per svolgere i miei compiti», ha dichiarato Nahles.

IL 16% DELLE EUROPEE È IL MINIMO STORICO

Il 16% portato a casa dai socialdemocratici il 26 maggio è il minimo storico dopo gli altri minimi inanellati dal grande partito tedesco dalle Legislative del 2017: una disfatta nelle disfatte, a sinistra in Europa di peggio c’è solo il 14% del Labour britannico di Jeremy Corbyn, in piena bufera Brexit.

EPPURE NELL’UE LA SINISTRA SI STA RIALZANDO

Di tutta evidenza Nahles ha fallito nel compito di risollevare la Spd dalle secche degli ultimi anni: una missione impervia, ma niente affatto impossibile come dimostra per esempio il risultato incoraggiante (23%) in Italia del Partito democratico (Pd) sotto la nuova guida di Nicola Zingaretti. Per non  parlare della grande affermazione (33%) dei socialisti spagnoli (Psoe) del premier Pedro Sanchez, risorti dalle loro ceneri. Anche nella Grecia reduce da una stagione dura di gravi tagli al welfare la sinistra di Syriza del premier Alexis Tsipras ne è uscita con le ossa rotte, ma senza precipitare sotto il 25%.

IN GERMANIA EXPLOIT SOLO DEI VERDI

In Germania invece i socialdemocratici restano «in caduta libera», come già ebbe a confessare Schulz dai sondaggi ricevuti durante la sua campagna a cancelliere contro Merkel nel 2017. Da allora il crollo continua. Eppure, come dimostra l’exploit dei Verdi (21%) alle Europee, tra i tedeschi c’è disponibilità a votare a sinistra.

I Genosse, compagni, della Spd.

La loro onda verde si muove in direzione ostinata e contraria a quella della Lega in Italia, anche l’ala giovanile dei socialdemocratici tedeschi (Jusos) recriminava a Nahles di non credere abbastanza nelle battaglie ambientali dei Fridays for Future di Greta Thunberg, in aperta polemica con la dirigenza. Senza considerare che in Germania persino i conservatori cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) di Merkel continuano il trend del declino (28%), ma senza farsi fagocitare dall’estrema destra e collassare come gli alleati di governo.

NESSUNO VUOLE GUIDARE UN PARTITO ALLO SBANDO

Per i socialdemocratici non si intravede la fine del tunnel: un caos senza fine nel quale, anziché mettersi a cercare il bandolo della matassa uniti il più possibile, tira aria dell’ennesima resa dei conti, un redde rationem che stavolta potrebbe essere finale. Hanno contestato Nahles, ma senza che nessuno ambisca a voler guidare un partito allo sbando. Schulz ha infatti messo le mani avanti, e con lui una lunga serie di esponenti.

IL PUTSCH SMENTITO DI SCHULZ E IL VUOTO DI CANDIDATI

Giusto alla vigilia del voto europeo, casomai ci fosse bisogno di seminare ancora zizzania tra i socialdemocratici, i media tedeschi hanno riportato le indiscrezioni di un tentato Putsch nella Spd proprio dell’ex capo dell’Europarlamento. Schulz avrebbe tramato per soffiare a Nahles, già sopraffatta dalle critiche, la poltrona di capogruppo dei socialdemocratici al Bundestag. Una manovra smentita dal medesimo in un confronto con la (ex?) delfina e poi con la dichiarazione su Twitter di non essere interessato «alla carica di capogruppo né ad alcun ufficio». Non c’è pericolo: anche Matthias Miersch – profilo ideale per rimpiazzarla perché già nella dirigenza della Spd, portavoce dell’ala sinistra e con deleghe alle politiche ambientali – ha fatto sapere di non voler competere per la guida dei socialdemocratici in parlamento. Idem per il capo dei deputati della Bassa Sassonia e di Brema (dove la Spd ha perso, ma resiste come primo partito), Johann Saathoff.

Martin Schulz abbraccia Andrea Nahles.

FUGA DALLE RESPONSABILITÀ PER IL DOPO NAHLES

Insomma nessuno vuol prendere il posto di Nahles: una posizione scomoda e, nel migliore dei casi, comunque a breve termine: tra gli iscritti dei socialdemocratici e nella base elettorale – ormai uno zoccolo duro di 60 e 70enni – montano le critiche per l’atteggiamento «distruttivo» e privo di «coraggio» dei leader. Nahles ha ammesso il risultato «estremamente deludente delle Europee», e da qualche parte la Spd dovrà pure rifarsi, ma l’orizzonte è tutt’altro che roseo. C’è aria di showdown: una rivolta coverebbe dentro la Spd.

L’ALLARME ROSSO DELLE REGIONALI DEL 2019

Nahles era pronta ad anticipare il Congresso del partito da dicembre all’estate, prima delle Amministrative in Sassonia e nel Brandeburgo del primo settembre 2019. Nell’ex Ddr l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) è il primo partito e sta portando via voti soprattutto ai socialdemocratici e alla sinistra radicale della Linke, dove erano confluiti i comunisti: arrivare all’appuntamento delle Regionali senza un leader, in un terreno così critico, si tradurrebbe nell’ennesimo disastro, anche in vista del voto in Turingia del 27 ottobre successivo. Servirà forse un altro anno zero ai socialdemocratici tedeschi per ritrovare insieme un’identità e una visione per il futuro.

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