Andy Warhol e la frase sui 15 minuti di celebrità: falso d’autore?

10 Aprile 2014 09.30
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All’artista Andy Warhol, personaggio tra i più influenti del
XX secolo, si è soliti attribuire la famosa frase «in
futuro tutti saranno famosi per 15 minuti».
Una frase così simbolica da essere stata incisa sulle mura
del New York Museum of modern art nel 1970 e, in tempi più
recenti, da finire stampata su magliette, tazze e poster dedicati
al genio della Pop art.
Eppure, a detta dell’esperto di critica d’arte Blake
Gopnik, la frase, simbolo di un’intera ideologia artistica,
potrebbe non essere altro che una falsa attribuzione: non sarebbe
stato infatti Warhol a pronunciarla per la prima volta.
LA FRASE DI UN FOTOGRAFO. Il quotidiano
britannico Independent ha ripreso la notizia,
raccontando la verità dell’esperto: «Si ritiene che la famosa
frase sia stata ideata dall’artista nella seconda metà degli
Anni 60, in quanto comparsa per la prima volta nel catalogo di
una mostra di Warhol in Svezia, nel 1968», ha raccontato
Gopnik.
Eppure, c’è qualcun altro che ne reclama la paternità: si
tratta del fotografo Nat Finkelstein. «Andy un giorno mi disse:
‘Tutti vogliono diventare famosi’. E io gli risposi:
‘Sì, per circa 15 minuti’. Lui ha preso quella frase e
l’ha fatta propria».
ISPIRATO AD ALTRE ARTI. La possibilità che
Warhol si sia ispirato a discorsi d’altri per ideare le proprie
celebri citazioni non è così remota. Anzi, sembra piuttosto
naturale per un artista famoso per essere stato una ‘spugna’
in tema di influenze dalle varie correnti artistiche.
Gopnik ha scoperto anche che il direttore della mostra
dell’artista in Svezia aveva incluso la frase nel catalogo
pur non essendo sicuro al 100% della sua paternità: «Anche in
caso non l’avesse detta lui, di certo è una frase che avrebbe
potuto dire. Quindi inseriamola», disse al proprio
assistente.
VOLATILITÀ CONTEMPORANEA. Un punto non poi
così lontano dalla realtà: Warhol ha, infatti, sempre rifiutato
qualsiasi idea di ‘originalità’ nell’arte, e certo non
avrebbe fatto caso all’unione dei pezzi di discorso di due
persone diverse in un’unica citazione a effetto e a lui
attribuita.
Lo stesso concetto di volatilità della fama nell’epoca
contemporanea, rientra perfettamente nelle ideologie
dell’artista Pop Art.
Insomma, la questione non è tanto se Andy abbia pronunciato le
parole, quanto se i fan affezionati siano disposti a credere
comunque che lui l’abbia fatto.
GLI ALTRI ERRORI STORICI. Non si tratterebbe,
dopotutto, della prima falsa attribuzione della storia. Tra le
più famose, ha scritto il quotidiano inglese, rientrano:
«Lasciategli mangiare la torta!» attribuita a Maria Antonietta
di Francia e invece probabilmente pronunciata da Maria Teresa, la
moglie di Luigi XIV, e scritta per la prima volta
nell’autobiografia di Jean-Jacques Rousseau; «Non molti sanno
che…», comparsa nei discorsi di Sir Michael Caine soltanto da
quando è stato interpretato da Peter Sellers, il quale ha scelto
queste parole per rappresentare l’eterna frustrazione
dell’attore.
IL ‘FURTO’ DI CONAN DOYLE. Nell’elenco
spiccano anche «Tutto ciò che serve perché il male trionfi è
che i buoni non facciano niente», attribuita all’irlandese
Edmund Burke (la citazione è invece introvabile nei suoi scritti
e discorsi); e, infine, «Elementare, Watson»: no, non è stato
Sherlock Holmes a pronunciare la famosissima frase. La citazione
è invece attribuibile allo scrittore umoristico inglese P. G.
Wodehouse e al suo romanzo Psmith Journalist.

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