Barbara Ciolli

Angela Merkel alle prese con il rebus della crisi di governo

Angela Merkel alle prese con il rebus della crisi di governo

La Grande coalizione vacilla per il crollo dei socialdemocratici alle Europee. I verdi vogliono nuove elezioni, i liberali chiedono la testa della cancelliera. Che esclude un esecutivo di minoranza. Gli scenari.

09 Giugno 2019 09.00

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Dopo il crollo dei socialdemocratici (Spd) alle Legislative del 2017, der Spiegel avvertì: «Il loro 20% diventerà un 15% con una nuova Grande coalizione con Angela Merkel». Sono passati due anni e così è stato. Con la Spd precipitata sotto il 16% alle Europee del 2019 e senza più una guida, tutti in Germania si chiedono quanto vivrà ancora il governo di larghe intese tra socialdemocratici e conservatori. Di pancia, nessuno crede potrà reggere fino al 2021.

Il deteriorarsi di entrambi i partiti è troppo evidente: rovinoso quello della Spd allo sbando; lento ma inesorabile anche quello dei cristiano democratici e sociali (Cdu) della cancelliera Merkel, riluttanti a riconoscere come nuova leader Annegret Kramp-Karrenbauer (Akk). Eppure razionalmente non ci sono vie d’uscita alla Grande coalizione: tutte le opzioni alternative – nuovo governo tecnico o di unità nazionale, governo di minoranza, nuove elezioni – sono scartate dalle parti in causa. Un rebus politico-istituzionale che si presta alla mente da scienziata di Merkel, ma che neanche la cancelliera stavolta potrebbe riuscire a sciogliere.

I VERDI SPINGONO PER NUOVE ELEZIONI

La prima soluzione nella testa di tutti è una Coalizione giamaica al posto della Grande coalizione. I verdi reduci dal successo delle ultime Europee (il 20,5%, soglia mai raggiunta a un voto nazionale) dovrebbero cioè unirsi ai liberali (Fdp) per un nuovo esecutivo guidato da Merkel su incarico del presidente della Repubblica. Vista dall’esterno, una soluzione ideale. Peccato che il partito ecologista la rifiuti per diverse ragioni: primo, i verdi precisano di non essere la «ruota di scorta»; secondo, non si fidano dei liberali che mandarono a monte i colloqui per governare insieme nel 2017, proprio per divergenze basilari sulle politiche ambientali e sui migranti; infine non è nel loro interesse il compromesso con la vecchia politica. I verdi hanno raddoppiato i consensi da quando sono saltate le larghe intese con Merkel, non prima. Dopo le Europee, negli ultimi sondaggi sono volati addirittura al 27%, primo partito: quasi 20 punti sopra le Politiche del 2017. Se crisi deve essere, chiedono di «tornare alle urne e rimettere il giudizio agli elettori».

angela merkel crisi di governo Germania
La cancelliera tedesca Angela Merkel-

I LIBERALI DISPOSTI A UN GOVERNO, MA SENZA MERKEL

Stavolta i liberali sarebbero invece pronti a cogliere l’occasione, almeno a quel che lasciano intendere. Il leader della Fdp Christian Lindner non è riuscito ad avvantaggiarsi della crisi della Spd e dell’Unione della Cdu e della Csu (i cugini cristiano-sociali bavaresi) come i verdi, ma a quanto pare ne ha apprezzato la performance. Colloqui tra i liberali e il partito ecologista sono in corso per un matrimonio all’europarlamento di Strasburgo che rinnovi le politiche dell’Ue, ridimensionando il blocco dei popolari (Ppe). Al netto della diffidenza dei verdi, incontri sarebbero in agenda anche in Germania per «ricostruire il rapporto». Il problema, per i liberali, adesso è diventata la cancelliera: Lindner ha escluso categoricamente di partecipare a un suo governo con Merkel, il suo prezzo è la sua testa. La donna più potente del mondo ha lasciato dopo 18 anni la guida della Cdu e anticipato che il suo quarto governo sarebbe stato anche l’ultimo: Lindner le chiede di essere di parola, ignorando le turbolenze.

I TEDESCHI NON VOGLIONO AKK AL POSTO DI ANGELA

Merkel può porre la fiducia su di sé al Bundestag e, con un no, aprire una crisi di governo. A quel punto o si torna alle urne o, in prima battuta, il presidente della Repubblica tenta l’incarico a un nuovo capo dell’esecutivo. Ma qui cadrebbe di nuovo l’asino: la leader della Cdu AKK è stata la discepola di Merkel e sarebbe dovuta esserne l’erede naturale. Ma il condizionale è d’obbligo: l’ex governatrice del piccolo Saarland si è rivelata in questi mesi molto al di sotto delle aspettative come capo di partito e, più che mai, come cancelliera in pectore. Ultraconservatrice e bigotta, il presidente francese Emmanuel Macron l’ha invitata all’Eliseo al posto di Merkel ma AKK non suscita simpatia tra gli elettori: appena l’11% dei tedeschi inervistati la vorrebbe un giorno al posto della cancelliera. Prima del terremoto nella Spd, si discuteva in Germania del «problema Kramp-Karrenbauer», e sempre der Spiegel titolava «dopo la cancelliera il buio». Anche nella Cdu si vagheggia un ritorno di Merkel a dettare le linee.

angela merkel crisi di governo Germania Andrea Nahles
Andrea Nahles (ex leader della Spd) accanto alla cancelliera Angela Merkel (Cdu).

MERKEL DICE “NO” A UN GOVERNO DI MINORANZA

Se insomma la cancelliera Merkel venisseanche sfiduciata in parlamento grazie ai voti dell’opposizione e dei nemici nella Cdu e nella Csu, i nemici di AKK la grazierebbero nel partito: è probabile che tra i cristiano-democratici e sociali non si trovi la quadra per la nuova leader a capo di un nuovo governo. L’alternativa sarebbe allora un governo di minoranza della Cdu-Csu, con alla guida ancora Merkel. Il vantaggio – se Cdu e Csu fossero compatte – sarebbe un governo monocolore: dopo il voto del 2017 lo stesso ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble da conservatore propendeva per questa opzione, piuttosto che ricadere nell’accordo trito con i socialdemocratici. Ma da allora le crepe nella Cdu-Csu sono aumentate, il consenso è sceso ancora dal 33% al 29% (il 26% negli ultimi sondaggi). A questo punto Merkel sarebbe a capo di un esecutivo davvero di minoranza, costretta a chiedere l’appoggio esterno al Bundestag per ogni legge: un’eventualità che la cancelliera, molto scettica, tende a escludere. Resta la carta delle elezioni anticipate che il capo di Stato, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier farà di tutto per scongiurare.

HABECK NUOVO CANCELLIERE DI UN GOVERNO TUTTO A SINISTRA

Come però? Anche in Germania è il cambiamento ormai a determinare la politica, e non viceversa. Anche l’uscita di scena di Andrea Nahles dalla Spd è stata più rapida di ogni aspettativa. Alla disfatta, l’ultima leader socialdemocratica non anticipato il Congresso di dicembre né chiesto la fiducia come capogruppo in parlamento. Se n’è andata di punto in bianco, lasciando la Spd in caduta libera – indicata al 12% – senza che nessuno voglia sostituirla: il triumvirato creato ad interim è un vuoto politico. Per la Confindustria tedesca la «grande coalizione rovina gli imprenditori» e la «situazione economica è a rischio»: davvero il governo Merkel potrebbe essere travolto dagli eventi. E con nuove elezioni è sulla bocca di tutti il nome del leader vincente dei verdi Robert Habeck come nuovo cancelliere. A capo di un governo magari ricalcato su quello della nuova giunta di Brema: nella città Stato che alle Europee votava anche per le Amministrative, la Cdu di Merkel ha ottenuto una vittoria storica, davanti alla Spd al potere dal 1945. Ma i verdi poi l’hanno scaricata, formando un esecutivo con socialdemocratici e sinistra radicale della Linke. Convinti che a dire e fare cose di sinistra si vinca.

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