Perché il fallimento del Consiglio europeo è la vera fine dell’era Merkel

La rivolta interna al Ppe, l'opposizione di quasi il 35% dei Paesi Ue: il fallimento della proposta della cancelliera al Consiglio europeo segna la fine di un'epoca.

01 Luglio 2019 20.14
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Viktor Orban, il premier ungherese suo scomodo compagno di partito dentro il Ppe, l’ha definito un «errore storico». Ma anche molti altri amici moderati lo hanno valutato come uno sbaglio difficilmente giustificabile per una statista del suo calibro. Certo è che la proposta del tandem Frans TimmermansManfred Weber avanzata da Angela Merkel per le presidenze di Commissione e Parlamento europeo non è andata giù a quasi tutti i premier popolari dei Paesi Ue. Ed ora rischia di diventare un boomerang non solo per la cancelliera, ma anche per quell’asse franco-tedesco contro il quale in tanti puntano volentieri il dito. Non tanto per la sua supposta funzione di motore dell’integrazione Ue, quanto accusandolo di imporre dei diktat, come appunto nel caso delle nomine europee.

«HA COMPIUTO ERRORI INSPIEGABILI»

«C’è un’evidente perdita di lucidità nel modus operandi della donna più potente d’Europa», commenta chi sta vivendo da vicino l’impasse creatosi attorno alla scelta dei candidati per i cosiddetti top job della Ue. Uno stallo causato in primis proprio da quella che è la sua famiglia politica, cioè i popolari. Che invece di sostenere la strategia di Merkel (e Macron), l’ha silurata come forse non mai. Contro la proposta arrivata dall’asse franco-tedesco si sono schierati quasi all’unisono Bulgaria, Croazia, Ungheria, Irlanda, Polonia, Romania e altri Paesi non governati dai popolari, come l’Italia. «Merkel ha compiuto errori inspiegabili», secondo molti osservatori.

I CRITICI: «UN ACCORDO NELL’INTERESSE DELLA GERMANIA»

Prima di tutto di metodo, non preparando adeguatamente il terreno nel Ppe alla proposta che poi avrebbe presentato. Ma anche di sostanza, nel tentare di imporre una candidatura al Parlamento Ue, l’unica istituzione dell’Unione eletta direttamente dai cittadini. A tutto ciò si aggiunge l’ostilità dei popolari nei confronti di un accordo che sembra rispondere troppo agli interessi della Germania, tanto che i maligni sostengono sia stato messo a punto dall’ex presidente del Pe, il socialista tedesco Martin Schulz.

CONTE A MERKEL E MACRON: «STATE COMMETTENDO MADORNALE ERRORE»

Giuseppe Conte, che le fonti di Palazzo Chigi dipingono alla testa dell’opposizione al pacchetto di proposte franco tedesco avrebbe criticato l’intera impostazione della proposta Merkel accusandola di «soffiare sull’antieuropeismo». «Cari colleghi, vi rivolgo un accorato appello, state commettendo un madornale errore. Se insistete su questo pacchetto di nomine senza tener conto delle nostre richieste, non mancate di rispetto a me ma a tutti i milioni di cittadini che rappresento» e ai milioni di cittadini di Paesi fuori dall’accordo, avrebbe detto conte secondo quanto lui stesso ha dichiarato.

«VOTARE CONTRO VISEGRAD E L’ITALIA SAREBBE DIFFICILE»

Dal canto suo, di fronte alla nascita del blocco dei Paesi contrari, Merkel si sarebbe resa conto che non si poteva proseguire: «Votare contro l’intero gruppo di Visegrad e un Paese come l’Italia sarebbe davvero difficile», perché «potrebbe portare a tensioni» nel futuro, ha detto la cancelliera tedesca Merkel dopo la sospensione del vertice Ue sulle nomine. I leader Ue vogliono raggiungere «il più alto consenso possibile», ha aggiunto Merkel. «Sono consapevole che stiamo dando una brutta immagine ai cittadini, ma siamo impegnati a trovare un compromesso», ha poi aggiunto la cancelliera.

L’EUROPA PERDE IL SUO BARICENTRO

Le critiche che le sono piovute addosso e troppi risultati elettorali deludenti hanno già spinto Frau Angela – che il 17 di questo mese compirà 65 anni – ad annunciare il passaggio del testimone al suo successore, Annegret Kramp-Karrenbauer. E la prova che sta affrontando a Bruxelles potrebbe essere ora un altro passaggio cruciale. Con il rischio che la classe politica europea perda colei che è stata per anni, nel bene e nel male, un imprescindibile punto di riferimento.

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